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Chiaramonti al tempo di Gavino Tolis - parte 2a PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 28 Maggio 2014 08:57

La scomparsa di Giorgio Falchi, l’avvento del Fascismo e delle Leggi Eccezionali. Un omicidio eccellente e uno efferato

di Carlo Patatu

 

Gavino Tolis aveva poco più di un anno quando un vasto incendio, andato avanti per diversi giorni, distrusse gran parte dei boschi nella regione Su Sassu, devastando coltivazioni e ovili.

Ovviamente non poteva mancare la voce critica di Giorgio Falchi nei confronti del commissario prefettizio Giuseppe Pittalis che, invece di occuparsi dei problemi della comunità, preferiva andarsene a spasso, inseguendo il profumo di arrosti saporiti e l'odore inebriante di vini frizzantini.

Anche allora...

Il mandato del commissario Pittalis si concluse nel Dicembre 1920, a seguito dell'elezione a sindaco di Salvatore Lezzeri. Che durò poco in carica: fu assassinato nella mattinata del 17 Gennaio 1922 con un colpo di roncola, mentre a cavallo era diretto in paese proveniente dal proprio ovile. A sostituirlo fu eletto Antonio Luigi Budroni. Frattanto, nel 1921 il congresso di Livorno sanciva la scissione del Partito Socialista e la nascita del Partito Comunista Italiano. Si diede vita in quell'anno anche al Partito Sardo d'Azione.

Gavino Tolis compiva il terzo anno di vita quando, il 24 Febbraio 1922, scomparve il dottor Giorgio Falchi, filantropo, benefattore, uomo di cultura. Fu, per breve periodo, anche sindaco. Lasciò numerosi manoscritti[1] sugli accadimenti registrati in questo paese e devolvette gran parte del proprio patrimonio in favore dell’ente morale da lui fondato e grazie al quale fu edificato il caseggiato dell’asilo infantile, dove oggi si trovano il centro sociale e la sala del Consiglio comunale.

La marcia su Roma del 28 Ottobre di quell’anno segnò l'inizio del ventennio fascista con l'ascesa di Benito Mussolini alla guida del governo. Fu subito sciolto il Partito Sardo d'Azione. L'amministrazione dei comuni, al posto dei sindaci e dei consiglieri eletti, fu affidata a podestà di nomina prefettizia. Ma a Chiaramonti il sindaco Budroni continuò a rimanere al proprio posto fino al 1926. Pertanto il primo podestà arriverà da queste parti quattro anni dopo l'avvento del fascismo.

Nacque la GIL (Gioventù Italiana del Littorio). I ragazzi e i giovani erano allora inquadrati in formazioni paramilitari, con tanto di divisa e di gradi. Tutti indossavano le uniformi di Figli della Lupa, Balilla, Piccole Italiane, Avanguardisti, Massaie Rurali e Camicie Nere.

Anch'io, da bambino, vestii la divisa di Figlio della Lupa. La caduta di Mussolini m'impedì di fare... carriera e di passare al grado successivo, e cioè Balilla. Nei fine settimana si celebrava il cosiddetto Sabato fascista, con manifestazioni varie e saggi ginnici. Il tutto si svolgeva a Codina Rasa, dove poi sarebbe sorto il primo e rudimentale campo di calcio.

Tolis frequentava la prima elementare quando, nel 1925, l'assassinio di Giacomo Matteotti, su mandato di Mussolini, scosse la coscienza dei democratici. In quell'anno il Parlamento votò le Leggi Eccezionali.

Come ho detto prima, nel 1926 concluse il proprio incarico Antonio Luigi Budroni, ultimo sindaco del periodo liberale. Da allora e fino al 1943, il comune sarà retto da commissari prefettizi o da podestà di nomina governativa. Durante il proprio mandato, la giunta Budroni sistemò a selciato il tratto di strada che dall'odierna piazza Repubblica conduce a piazza Azuni e a Piatta (via Vittorio Emanuele).

Ebbene, siccome il sindaco abitava in quella palazzina (ora casa Solinas) posta sulla destra per chi guarda la facciata della chiesa parrocchiale, l'impresario che eseguiva i lavori volle fare al Budroni un omaggio singolare. In segno di gratitudine, realizzò con ciottoli scuri di fiume una stella a cinque punte chiusa in un cerchio. Proprio davanti al portone di casa. Analogamente fece davanti al portone de su Municipiu ‘ezzu. I due emblemi fecero bella mostra di sé fino metà degli anni Sessanta, quando su quelle vie arrivò l'asfalto.

Ma in questo paese le abitudini del bel tempo antico non furono sradicate nemmeno dal fascismo.

Nel 1926 fu commesso un delitto efferato. Presso un ovile, era tempo di Carnevale, una famigliola con marito, moglie e quattro figli venne pressoché sterminata barbaramente. Autori del delitto quattro individui ritenuti amici e che invece si rivelarono feroci assassini. Si presentarono con l'aria di chi voleva fare una visita e, secondo la consuetudine, gli ospiti furono invitati a sedere a tavola insieme alla famiglia riunita. La padrona di casa era intenta a preparare le frittelle.

A un segnale convenuto, i quattro saltarono addosso ai padroni di casa: massacrarono i due coniugi e i due figli maggiori, dei quali una femmina, lasciando illeso il più piccolo, ancora in tenera età. Senonché la ragazza, colpita al capo, cadde riversa sul recipiente dell'impasto. Che, in qualche modo, agì da tampone sulla ferita inferta al cranio. E così, non soltanto si salvò, ma contribuì in maniera determinante a individuare i colpevoli. Che furono assicurati alla Giustizia.

Il delitto, per la ferocia con cui era stato commesso, destò profondo orrore fra i miei compaesani, che pure a fatti del genere non erano nuovi. Nella circostanza, contrariamente al solito, fu versato il sangue di bambini innocenti.

Negli anni Venti del Novecento, Vittorio Emanuele III di Savoia era sempre re d’Italia. A presiedere il governo, dal 1920 al 1922, si alternarono Giovanni Giolitti, Ivanhoe Bonomi e Luigi Facta. Quindi Benito Mussolini. Nel 1922 moriva papa Benedetto XV; a sostituirlo il conclave elesse Pio XI. La parrocchia di San Matteo Apostolo era retta da don Giuseppe Calvia di Florinas (1893-1926) e successivamente da don Giovanni Battista Cocco (1926-1928).

 

2. continua



[1] Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Maggio 2014 16:30
 

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