Home » Carlo e Tonina » I nostri viaggi » In trenino intorno all’Etna

Immagini del paese

Chiesa Cunventu 7.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 5257412

Notizie del giorno

 
In trenino intorno all’Etna PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 14
ScarsoOttimo 
Mercoledì 23 Luglio 2014 18:09

Un viaggio d’altri tempi. Campagne assolate e aride si succedono a colate laviche, per lasciare poi il posto a una vegetazione rigogliosa, quasi un paradiso in terra

di Carlo Patatu

 

Il trenino della Circumetnea parte da Catania-Borgo e, tenendo costantemente “A Muntagna” sulla destra, vi s’inerpica per i costoni. Con una serie infinita di curve e controcurve, le gira intorno per 110 chilometri. Ridiscende a mare dalla parte opposta e conclude il viaggio a Riposto. Dopo tre ore.

La ferrovia, inaugurata nel 1895, tocca più di trenta stazioni: Catania-Borgo, Nesima, Lineri, Misterbianco, Belpasso, Valcorrente, Giaconia, Paternò, Scalilli, Santa Maria Licodia, Biancavilla, Adrano, Passo Zingaro, Bronte, Contrada Difesa, Maletto, Gurrida, Randazzo, Calderara, Passopisciaro, Solicchiata, Rovittello, Cerro, Linguaglossa, Terremorte, Piedimonte Etneo, Santa Venera, Mascali-Nunziata, Cutula, Giarre e Riposto. In genere con fermata obbligatoria. Soltanto in alcune il convoglio sosta se richiesto.

In carrozza, il clima è familiare. Viaggiatori e ferrovieri chiacchierano di buon grado. Forniscono spontaneamente indicazioni sul territorio e notizie su consuetudini locali; raccontano curiosità che nessuna guida turistica riporta. A un “paesano” come me sembra quasi di stare a casa. Non mi pare vero. Anche i compagni di viaggio (mia moglie Tonina, i nipotini Giovanni e Carla) mostrano di gradire.

In prima battuta, il trenino corre (si fa per dire!) su un territorio che mi ricorda le campagne assolate rese celebri da Verga, Sciascia e Tomasi di Lampedusa. Un mare di stoppie e di erbe ingiallite appena intervallato da lingue di colate laviche, alimentate e spinte a valle, in epoca più o meno recente, da ferite che sull’Etna appaiono e scompaiono. Dal finestrino vedo scorrere macchie di elicriso e alberi di ginestre in generosa fioritura. Il loro profumo mi giunge misto a quello, altrettanto intenso e inebriante, delle zagare.

Il caldo afoso sembra amplificato (ma non è così) da bocche fiammeggianti, attive sul versante orientale del grande cono. Scaricano nel cielo fumi che si perdono sullo Ionio e vomitano sul costone torrentelli di fuoco. ‘A Muntagna non dorme mai e dà segni di vita pure con un brontolio inquietante, che sembra annunciare il temporale imminente. La gente del luogo sa e non se ne cale più di tanto.

Sole alla valle, sole alla collina... cieli infiniti... amara terra mia... amara e bella...”, cantava Mimmo Modugno. Quel ritornello triste e appassionato mi torna alla mente quando, sulla sinistra, si materializza il panorama di Paternò. Sono in Sicilia; ma potrei essere in Marocco, per lo stile delle costruzioni di periferia e il bagliore abbacinante che le sovrasta.

Poi, d’improvviso, il paesaggio muta. Bronte si annuncia col verde intenso delle piantagioni di pistacchio. Che vi si coltiva con dedizione religiosa e competenza straordinaria. Il capotreno spiega che la raccolta del pistacchio è abbondante ad anni alterni. E che a taluni agricoltori era venuto in mente l’idea di forzare quel ciclo ordinario ricorrendo a qualche espediente scientifico. Ma i più preferiscono che Madre Natura continui a fare a modo suo.

Giungiamo a Randazzo poco dopo le tredici. L’appetito, soprattutto ai bambini, non concede tregua; né vuol sentire ragioni. Lasciamo il treno alla ricerca di un ristorante, ripromettendoci di riprendere il viaggio alle diciassette. C’è da dire che, di ristoranti, la Sicilia ne offre ottimi ovunque. Vi si mangia abbondante e bene. E si spende poco. Molto meno che qui in Sardegna. Ovviamente, pur affaticati dalla cappa di afa che soffoca il paese, prima di ripartire riusciamo a visitare un paio di chiese e qualche monumento. Con sosta obbligata nel parco giochi della piazza. I piccoli lo esigono.

Alla ripartenza, allontanandosi dal fiume Simeto che ci aveva accompagnato lungo il versante sinistro del percorso, la ferrovia scende verso il mare, direzione Riposto. Ed ecco che la vegetazione si fa più rigogliosa. Frutteti, giardini e coltivazioni specializzate sommergono residenze eleganti e antiche masserie con edifici pretenziosi dove, in passato, amavano villeggiare ricchi latifondisti. Illustri e blasonati.

Il trenino corre verso la meta ormai vicina, lanciando fischi prolungati e festosi per annunciare l’arrivo. E, mentre, sulla destra ‘A Muntagna continua a non perderci d’occhio dall’alto dei suoi 3.323 metri, subito dopo Linguaglossa, dall’altra parte compare un altro fiume, che mi rimanda a reminiscenze geografiche dell’infanzia lontana: l’Alcantara. Sullo sfondo, i monti Nebrodi.

Da sinistra a destra, ora lo sguardo abbraccia la costa ionica. Che spazia da Taormina a Giarre-Riposto e Catania, passando per i mitici luoghi verghiani: Acireale, Acitrezza Acicastello...

Salutiamo il trenino a Giarre. Ci trasferiamo nell’attigua stazione di Trenitalia e, in una ventina di minuti, un convoglio proveniente da Messina ci riporta a casa. A Catania. Stanchi ma felici, come usava chiudere i cari vecchi diari della scuola elementare del tempo che fu.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Luglio 2014 18:42
 
Commenti (1)
Viaggio in Sicilia
1 Mercoledì 23 Luglio 2014 22:23
Cristoforo Puddu

Grazie Carlo, con i tuoi appunti di viaggio mi hai riportato nella Sicilia che ho visitato nel 1987, in occasione di un concorso poetico. Ricordo la grande familiarità paesana nei meravigliosi centri di Giarre, Piedimonte Etneo e Linguaglossa. Taormina ha la magia di condurti in altre età...


Buone vacanze siciliane a te e familiari.


Saludos. Cristoforo


---


Grazie a te. Ricambio saludos e buone vacanze. (c.p.)

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):