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Anglona, una squadra per puntare alla serie D PDF Stampa E-mail
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Domenica 03 Agosto 2014 16:00

di Bruno Gallizzi

 

La Nuova Sardegna, Giovedì 21 Novembre 1985

Da molti anni, per non dire da sempre, gli appassionati di calcio dell'Anglona  sono “condannati  ad assistere a spettacoli di livello abbastanza modesto.

 

Fatta  eccezione per il Castelsardo e per il Perfugas di ieri (che sono arrivati sino al campionato di Promozione), le altre squadre di questa zona, infatti, “vegetano” in  Prima, Seconda e Terza categoria con scarsissime possibilità di migliorare, frenate come sono da problemi di natura economica e di organico non rispondente a determinate esigenze, nonché da carenza e inadeguatezza di impianti e strutture.

La situazione è a dir poco deludente e non promette niente di buono per il futuro.

A meno che...

A meno che venga realizzato un certo programma ben preciso, volto a modificare radicalmente questo stato di cose e a portare una ventata di modernità in una “regione” altrimenti condannata  a restare nell'anonimato    sportivo, e non solo sportivo.


Tale programma è stato ideato da Sergio Martinez, allenatore preparato  e  profondo conoscitore della realtà calcistica dell'Anglona, e da Angelino Casu, imprenditore e presidente del Laerru.

Di che cosa si tratta? Lo  abbiamo chiesto agli stessi ideatori.

È un progetto – spiega Martinez - relativo alla costituzione di un'unica  società calcistica denominata Anglona e rappresentante i paesi di Bulzi, Chiaramonti, Martis, Sedini, Laerru, Perfugas, Santa  Maria Coghinas e  Nulvi, per un totale di quindicimila abitanti.

Ci sarebbero anche Valledoria e Castelsardo, i quali, però, avendo altri interessi extra-sportivi e una propria immagine soprattutto turistica da salvaguardare, probabilmente non sono propensi ad  aderire all'iniziativa. Se però lo desiderassero, sarebbero bene accetti, ovviamente”.

- Come verrebbe attuato questo progetto?

Tenendo conto della realtà socio-economica e sportiva di questi comuni, le soluzioni che consentono la realizzazione di un tale progetto sono tre. La prima è costituita dalla fondazione ex novo di una polisportiva effettivamente impegnata in diverse discipline e che, per quanto concerne il gioco del calcio, arrivi a disputare la serie D nell'arco di cinque o sei anni”.

- Quante  probabilità ci sono perché questa soluzione vada in porto?

Per la verità non troppe. Esistono, infatti, difficoltà di vario tipo, come, per esempio, lo scarso entusiasmo di dirigenti e sostenitori derivante, almeno nei primi anni, dalla partecipazione a campionati la cui  pochezza tecnica  diventa sempre più evidente. Inoltre i tempi di realizzazione sarebbero dilatati a dismisura”.

- Qual è la seconda soluzione?

Prevede la fusione tra tutte le società che svolgono attività nei paesi indicati; la costituzione di una Spa con un capitale di 200 milioni; l'immediata richiesta al Credito Sportivo di un mutuo di circa un miliardo, da restituire in 15-20 anni, che verrà impiegato per la costruzione di un  impianto polivalente comprendente un mini stadio con pista d'atletica, un  campo di calcio sussidiario, una piscina, campi per la pratica del basket,  della pallavolo, del tennis e del bocce, nonché un ristorante e una sede sociale”.

- Insomma, una vera  e propria Cittadella dello sport.

In pratica è così - risponde Angelino Casu -. È un grosso progetto che toglierebbe dalla strada e dai bar centinaia di ragazzi, dando loro (ma anche alle ragazze, sino a oggi particolarmente trascurate) l'opportunità di praticare discipline sportive confacenti alle loro caratteristiche psichiche e fisiche e del tutto sconosciute nell'Anglona sotto il profilo agonistico: appunto tennis, basket, nuoto ecc.

“Senza dimenticare, poi, che con tale struttura si creerebbero anche nuovi  posti di lavoro, perché è chiaro che per il buon funzionamento del complesso sarà necessario un certo numero di addetti ai lavori”.

- Questa  seconda  soluzione sembra decisamente buona per i risvolti, anche di natura  sociale, che  contempla.

Certo, è la proposta migliore - riprende Sergio Martinez - perché i tempi di realizzazione, tra l'altro, sarebbero notevolmente accorciati e perché gli eventuali azionisti destinerebbero il dare   in 15-20 anni per uno scopo utile e concreto a un tempo. Sino a oggi, invece, i dirigenti delle diverse società hanno speso ben più di cinque milioni e con magre soddisfazioni.

“Basti pensare che questi paesi ogni anno complessivamente spendono qualcosa come 350 milioni (pari a tre miliardi e mezzo in dieci anni) soltanto per il calcio, senza andare oltre la partecipazione a campionati di Prima, Seconda e Terza categoria, raramente di Promozione.

“Inoltre, il sacrificio economico di tali dirigenti è vanificato nel momento in cui le loro squadre, che dovrebbero essere costituite da elementi locali, sono invece  formate da  giocatori di Sassari, Tempio, Sennori, Sorso e Cagliari”.

- Ritiene che  tale soluzione sia attuabile?

Ripeto, sarebbe l'ideale, ma temo che sarà quasi impossibile tramutarla in realtà, e questo non per motivi di natura  economica, ma per quel pernicioso campanilismo che, alle soglie del Duemila, ancora divide e unisce contemporaneamente questi centri”.

- E allora?

Resta la terza soluzione. Gli interessati confluiscono in una società di Prima categoria (l'optimum sarebbe il Perfugas per i suoi trascorsi sportivi superiori a quelli delle altre squadre), modificando la sua  denominazione in Anglona e trasformandola in una Srl.

“Contemporaneamente si incentiva il settore giovanile, istituendo in ciascun comune una scuola calcio riservata ai bambini in età compresa tra i 7 e i 13 anni. Ovviamente, la prima squadra     dovrebbe giocare nel paese che mette a disposizione il proprio titolo, almeno sino a quando questa nuova  società non sarà in grado di costruire un suo impianto. È evidente che il calcio deve essere lo sport trainante e il programma minimo deve  prevedere il raggiungimento dell'Interregionale in tre anni. Solo così sarà possibile gettare le basi e creare quegli entusiasmi che permetterebbero poi di realizzare il complesso sportivo polivalente”.

- L'obiettivo  della Cittadella, quindi, resta in piedi.

Certo - dice Antonio Casu -. Non va dimenticato, infatti, che una società proprietaria di un simile impianto dalle molteplici funzioni e in grado di raccogliere centinaia di ragazzi imporrebbe l'Anglona all'attenzione di tutta la Sardegna. Ed anche sul piano sociale nascerebbero innumerevoli    vantaggi dalla possibilità di reclamizzare quanto l'Anglona è in grado di offrire”.

“Se poi il discorso vuole essere soltanto calcistico - interviene Martinez  - una società così costituita avrebbe in sé le risorse per partecipare a un campionato professionistico, come del resto si è già verificato nella Penisola con la Cerretese e con il Rende, arrivati  sino alla C-1 proprio attraverso l'attuazione di un progetto di questo tipo”.

- Avete  già localizzato l'area su cui dovrebbe sorgere la Cittadella?

Sì, è tra Perfugas, Martis e Chiaramonti, lungo la  direttissima per Tempio, quindi facilmente raggiungibile da tutti i centri. È un'area privata, che dovrà quindi essere acquistata”.

- Vi siete già  mossi per far conoscere questo vostro programma alle società interessate?

Abbiamo radunato tutti i presidenti nella sala consiliare del Comune di Laerru e da parte loro c'è stata una dichiarazione di interesse al progetto. Nessuno, però, sembra deciso a cancellare il nome della propria società dalla mappa del calcio isolano, a parte il Laerru. Che, pertanto, diventerà Anglona se sarà possibile raggiungere un'intesa. Nei prossimi giorni ci sarà un nuovo incontro e vedremo se la situazione avrà sviluppi positivi”.

È auspicabile che ciò avvenga, perché questa iniziativa, volta a favorire la pratica dello sport in una zona dimenticata, merita di essere incoraggiata a tutti i livelli.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Agosto 2014 17:36
 

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