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Don Masala – prima parte PDF Stampa E-mail
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Martedì 03 Marzo 2015 20:08

di Carlo Patatu


Per la cresima ebbi come padrino un prete. Non lo scelsi io; fu lui a scegliere me. Si chiamava Sebastiano Masala[1], era ploaghese e lontano parente del mio nonno materno[2]. Era venuto a Chiaramonti giovanissimo come viceparroco, verso la fine degli anni Trenta. Ci si trattenne per qualche tempo; poi si trasferì a Roma, dove fece carriera in Vaticano.

Sempre allegro e ottimista, don Bucianeddu[3] riuscì presto a coagulare attorno a sé l’interesse e la partecipazione dei giovani. Disponibile e disinibito, nelle discussioni non si sottraeva mai al confronto, né ad alcun argomento.

Aveva le sue debolezze (tante), che manifestava apertamente e senza disagio; e per le quali invitava i fedeli a non scandalizzarsi. Non mancava mai di sottolineare che, in fondo, i sacerdoti sono uomini come gli altri; anche se con la responsabilità di portare avanti una missione importante: quella del conseguimento della vita eterna nell’aldilà; e cioè di indirizzare quanta più gente possibile sulla strada irta del Paradiso.

Da bambino lo frequentai con assiduità e, come chierichetto, ebbi modo di assisterlo tante volte nella celebrazione della messa e di altre funzioni religiose.

Ma in lui c’era qualcosa che non mi andava: leggeva il messale e recitava le orazioni con velocità supersonica e per me inusuale. È vero che, come termini di paragone, avevo soltanto il parroco Dedola[4] e don Christovulu[5]. I quali, essendo anziani e con la vista ormai corta, avevano qualche difficoltà a leggere il latino nella penombra dell’altare o al lume di candela, se di notte. Tanta velocità mi pareva comunque sospetta.

Ma quegli arzigogoli mi sforzavo di tenerli per me. Tutt’al più ne facevo cenno a qualcuno dei chierichetti; in particolare a compare Giovannino[6]. Che però non si poneva problemi di tale natura. Di fronte ai miei dubbi, si limitava a fare spallucce.

Don Masala viveva in una stanza presa in affitto presso una famiglia: marito e moglie (ormai anziani) con due figlie signorine e attempate. Essendo timorate di Dio, quelle brave persone si ritenevano onorate di avere in casa un sacerdote. Era, per loro, come essere un po’ intimi del Padreterno. E talvolta solo di questo privilegio dovevano accontentarsi quei simpatici vecchietti, tenuto conto che, per via della miseria che si era insediata a tempo pieno in molte case di questo paese, il reddito di quel prete, generoso e poco interessato al danaro, era esiguo. A volte persino insufficiente a saldare il pur modesto affitto della camera ammobiliata e a pagare i pasti; che quegli straordinari padroni di casa non gli fecero mancare mai. Comunque si fossero messe le cose.

Di tanto in tanto, prendeva l’unica corriera sgangherata che passava in paese e si recava a Ploaghe a far visita alla vecchia madre. Che non mancava di ricambiare tanta attenzione, venendo a trovarlo a Chiaramonti. Ma di rado.

Ciarliero com’era, don Masala si fermava volentieri per la strada a parlare con tutti. Aveva sempre qualcosa da raccontare o un fatto curioso da esporre; il tutto punteggiato dalle sue immancabili risate, torrenziali e contagiose. Che si annunciavano sonore col luccichio degli occhi dietro le lenti da miope, per manifestarsi poi con l’esposizione totale della chiostra dei denti, candidi e ben modellati.

Le sue prediche erano telegrafiche. Gli piaceva ridurre all’osso i concetti che si proponeva di esporre. Niente fronzoli, né indulgenza alla retorica, che pure faceva parte del suo bagaglio culturale, acquisito in lunghi anni di seminario.

La lettura  passi del Vangelo, fatta interamente in latino, era un susseguirsi di suoni indistinti; e perciò due volte incomprensibili ai fedeli. Intanto perché l’accesso allo studio della lingua latina era un privilegio riservato a pochi; ma anche quei pochi non riuscivano a seguirlo, tanta era la destrezza con cui procedeva nella lettura dei testi sacri.

Io, che all’epoca frequentavo la scuola elementare, di tutto quello che leggeva a voce alta riuscivo a intercettare soltanto l’amen e il dominus vobiscum[7], cui facevo eco rispondendo et cum spiritu tuo[8]. Rapido e senza esitare, perché don Masala non stava lì ad aspettarmi. Sarebbe stato capace di tirar dritto per la sua strada. Anche in mancanza delle risposte rituali mie o dei chierichetti di turno.

Non sapeva suonare l’armonium, cosa che invece faceva in modo egregio la superiora dell’asilo infantile suor Reverenda[9]. Ma aveva una bella voce, intonata e dal timbro tenorile. Quando celebrava la messa cantata era un piacere ascoltarlo. Anche perché, dovendo seguire il ritmo scandito dalla severissima suora, non poteva fare di testa propria. La scansione delle parole, in quella circostanza, avveniva in maniera puntuale e, per chi sapeva di latino, finalmente comprensibile.

Al contrario del parroco Dedola, che prima delle funzioni religiose si attardava nella vestizione dei paramenti con una pignoleria anche eccessiva (pareva di assistere a un rito nel rito), don Masala era sbrigativo. Faceva tutto da sé. Avvolgeva sulle spalle l’amitto, indossava il camice, lo cingeva alla vita col cingolo, vi metteva sopra di slancio la stola e infine vestiva la pianeta. Si rassegnava ad accettare l’aiuto di un chierichetto solo per annodargli il manipolo (sull’avambraccio sinistro, mi pare).

Ecco perché il suo camice pendeva inevitabilmente un po’ qua e un po’ là, invece che cadere, con giusta misura, a coprire interamente la tonaca nera. Ma lui non se ne preoccupava. Era uomo pratico e badava al sodo. I fedeli (ma ritengo anche il buon Dio) lo accettavano volentieri così com’era.

1 – continua

Cfr. CARLO PATATU, Scuola Chiesa e Fantasmi, ed. Gallizzi, Sassari 2007, pagg. 87-95

 



[1] Nato a Ploaghe nel 1915, morì a Roma nel 1994. Riposa nel cimitero del suo paese.

[2] Cfr. Su telefono ‘e giaju, pagina 27.

[3] Diminutivo di Bucianu, Sebastiano.

[4] Cfr. Su Vicariu pagina 32 .

[5] Cfr. Don Christovulu pagina 93 .

[6] Cfr. Su Mastru, pagina 79 .

[7] Il Signore sia con voi.

[8] ...e col tuo spirito; e cioè con te.

[9] Cfr. Suor Reverenda, pagina 20.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Marzo 2015 13:54
 

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