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L’esilio volontario di Chiccu Maria Cossiga PDF Stampa E-mail
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Domenica 21 Giugno 2015 20:46

Dottor medico e insegnante, lasciò frettolosamente il paese per via di un amore contrastato – Ma la ragione potrebbe essere stata anche un’altra

di Carlo Patatu

 

Qualche tempo fa, ricordando l’elezione di Francesco Cossiga a presidente della Repubblica (v. 1985: un paese in festa), ho fatto cenno alla vicenda di suo nonno Chiccu Maria, costretto a lasciare il paese per via di un amore avversato.

Di quel fatto fu proprio Cossiga a farmi cenno quando, nominato per la prima volta ministro nel quarto governo Moro, venne a Chiaramonti in visita ufficiale. Io ero Sindaco.

Ricordo che, nella tarda mattinata del 4 Dicembre 1974, squillò il telefono del mio ufficio. Era il prefetto Sciaccaluga.

“Buongiorno, Sindaco – disse -. Si prepari a ricevere il ministro Francesco Cossiga, che domani sarà da lei in visita ufficiale. Arriverà intorno a mezzogiorno. Mi permetto di raccomandarle di non trattenerlo a lungo. Dovrà proseguire per Sassari, dove visiterà il Comune e l’Università”.

Piuttosto emozionato, disposi subito la convocazione straordinaria e urgente del Consiglio comunale, feci spedire una lettera d’invito alle autorità locali e detti una ripassata al cerimoniale. Dopo di che buttai giù qualche appunto sul ciò che mi sarebbe piaciuto dire all’ospite illustre[1].

L’indomani, cinta la fascia tricolore e accompagnato dal segretario comunale, andai a ricevere il neo Ministro a Codinas. Ai confini dell’abitato. Così prescriveva il cerimoniale. Preceduto da una staffetta di Carabinieri e accompagnato da una teoria di auto blu, Cossiga giunse in paese qualche minuto dopo mezzogiorno. Scese dalla macchina e mi abbracciò, ricambiando in modo informale il “benvenuto a Chiaramonti” che, alquanto impacciato, riuscii a balbettare.

Quindi pregò il Prefetto di accomodarsi nell’auto del segretario comunale dott. Tommaso Mulas e m’invitò a sedere accanto a lui. Mi diede la destra. Giungemmo in piazza del Comune, dove si era assiepata una folla di persone. La sala del Consiglio era gremita. Ma, con disappunto, notai subito che attorno al tavolo sedevano soltanto i consiglieri della minoranza. Dei miei se n’era presentato soltanto uno. Gli altri, per marcare in modo plateale, ma becero, certa avversione verso la Dc, vennero meno a un dovere civico primario e a quello, ugualmente rilevante, dell’ospitalità. Non mancai di strigliarli a dovere, a tempo debito.

Per mettere una pezza a tale comportamento, che continuo a considerare molto scorretto, invitai il pubblico a occupare le sedie vuote. Sperando che Cossiga, non avendo dimestichezza con i consiglieri del mio gruppo, non si accorgesse della loro defezione, oltremodo significativa. Ma sono certo che la cosa non gli passò inosservata. Anche se, da gran signore qual era, non mostrò di dolersene.

Lo invitai a prendere posto sullo scranno del Sindaco. Ma lui, con un sorriso ammiccante, mi disse:

“Grazie, signor Sindaco. Ma a Chiaramonti il numero uno è sempre lei. Pertanto questa sedia è e resta sua. E poi a lei che è giovane, raccomando una cosa: mai, in politica, cedere ad altri il proprio posto! Lo tenga sempre a mente”.

Terminata la cerimonia, lo invitai nel mio ufficio per una vernaccia. Salendo le scale, mi raccontò del proprio nonno paterno. Il quale si era innamorato perdutamente di una giovane appartenente a famiglia facoltosa che teneva in mano le redini dei poteri politico ed economico del paese. Ebbene, pare che i familiari della giovane gli abbiano dato uno di quei consigli che non era opportuno disattendere. Ragion per cui, fatti armi e bagagli, se ne andò definitivamente a Siligo, dove esercitò la professione di medico e sposò donna Isabella Ladu. Morì in quel paese l’8 Aprile 1910[2].

Della vicenda riparlò, sempre a Chiaramonti, la sera del 7 Dicembre 2001, quando il Consiglio comunale gli conferì la cittadinanza onoraria. Nella circostanza, Cossiga disse al riguardo:

“Da questo paese partì un giorno, con il dolore nel cuore per non aver potuto realizzare a motivo del suo modesto stato sociale, un suo sogno d’amore (‘Istudiadu già ses, duttore puru, e finzas uffiziale de su Re, ma sempre fizu de pastore restas!’. Questo gli fu detto con prepotenza e alterigia e presunzione!) mio nonno Chiccu Maria per trasferirsi a Siligo” [3].

Ma sulla versione dell’amore contrastato non tutti sono d’accordo in paese. Tempo fa, un anziano mi confidò che la ragione della partenza repentina di Chiccu Maria Cossiga sarebbe da attribuire a un altro episodio. Che riferisco per puro dovere di cronaca. Ovviamente non ci sono prove a confortarne la veridicità.

Pare (pare) che una notte abbia ricevuto, in veste di medico, una richiesta di assistenza in favore di un ferito da arma da fuoco. Un poco di buono, peraltro ricercato dalla Giustizia. Ovviamente, Chiccu Maria non mancò di rispondere alla richiesta fattagli. Ma a una condizione: del fatto avrebbe informato i Carabinieri. Come prescriveva la legge. Niente da fare. Il suo interlocutore non era per niente d’accordo. Inutile spiegarne il perché.

A nulla valsero le blandizie prima e le minacce poi. Francesco Maria Cossiga aveva ereditato dal padre Bainzu, non solo la vena poetica, ma anche una dirittura morale a prova di bomba. Era uomo dalla schiena dritta, tutto d’un pezzo. Pertanto non si piegò. E rispose picche. Ma, conoscendo le consuetudini vigenti e tenendo a mente che i chiaramontesi erano (sono) gente che non dimentica, fece le valigie e scelse a malincuore la via dell’esilio.

Giorgio Falchi, in una delle sue cronache, ebbe a sottolineare “...la franchezza del Cossiga nell'esprimere i propri pensieri e quell'indipendenza di carattere che lo rendeva rifuggente dalle simulazioni ed adulazioni”[4].

 

 

 


[1] Cfr. CARLO PATATU, Sindaco controvoglia – Saluto al Ministro della Pubblica Amministrazione Francesco Cossiga, ed. Nuova Stampa Color, Muros 2011, pagg. 71-74.

[2] Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, Ed. Studium adp, Sassari 2004, pag. 158

[3] Cfr. Discorso pronunciato da Francesco Cossiga nella sala del Consiglio, in occasione della sua nomina a cittadino onorario di Chiaramonti il 7 Dicembre 2001.

[4] Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, Ed. Studium adp, Sassari 2004, pag. 158

Ultimo aggiornamento Domenica 21 Giugno 2015 21:29
 

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