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I ricordi degli amici di Chiaramonti e no PDF Stampa E-mail
Lunedì 26 Maggio 2008 23:06

In questo spazio, pubblichiamo le testimonianze dei suoi amici di Chiaramonti, raccolte insieme ad altre nel libro "GIOVA', ricordi pensieri lettere da chi ti ha voluto bene", a cura di zio Tore, stampato a Sassari nel 1996.

UNA PERSONA SPECIALE

È già difficile stare seduto su questa sedia , davanti a un foglio, con una penna in mano; figuriamoci scrivere qualcosa che verrà letta da tanta gente. Ecco perché le mie paure si moltiplicano, forse per il timore di essere frainteso. Quindi non criticatemi, non giudicatemi; ma leggete semplicemente per conoscere i miei pensieri, e non per confrontarli con i vostri...

Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa di non retorico, qualcosa di allegro. Insomma: un bel ricordo. Non voglio però parlare dei bei ricordi che mi legano a Giovanni. Principalmente perché sono molto geloso dei me
Iei pensieri e, soprattutto, dei miei ricordi. In secondo luogo un ricordo, anche se bello, è per me fonte di tristezza, in quanto la malinconia è il presente di un momento "ormai" passato.

Inoltre non voglio porre delle domande alle quali nessuno sarà mai in grado di rispondere. Voglio invece esternare ciò che mi permette di guardare avanti con fiducia e speranza: sarà forse solo un'illusione, ma sento la necessità di credere in un qualcosa che va oltre questa vita; oltre i nostri pensieri, la nostra immaginazione, al di là di ciò che vediamo con i nostri occhi, che le nostre mani toccano... Forse è là che c'incontreremo; e alora sarà per sempre...

Ciao, Giovanni! L'averti conosciuto mi fa sentire una perspna speciale.

Michele Solinas


UN VUOTO GRANDE

La morte di un amico è come la morte di un pino: lascia un vuoto nel cielo.

Una dichiarazione di amicizia per chi andandosene ha lasciato un vuoto grande grande da riempire con ricordi, gesti, sorrisi, parole e silenzi.

Romina Satta


UNIVERSITY ITALY

Giovanni, al rientro dall'Inghilterra, mi raccontava di avere visitato, senza pagare alcun biglietto d'ingresso, diversi musei londinesi. Infatti si era trovato nelle tasche, fra i tanti documenti, il tesserino della Biblioteca Universitaria di Sassari. Quando doveva entrare in un museo, non faceva altro che esibire il tesserino, su cui era stampata la dicitura "Università". Tanto era sufficiente per convincere i custodi a farlo passare gratuitamente, non mancando di esclamare, meravigliati: "University Italy!".

È pure divertente la storia che vede Giovanni ideatore di uno stratagemma architettato nei confronti dei condomini del suo piano, a Sassari. Per comodità, egli era solito lasciare inserita nella toppa la chiave dell'ascensore; ma i suoi condomini, per distrazione o per altri motivi, sempre gliela portavano via. Allora decise, per risolvere definitivamente il problema, di incollare la chiave alla serratura. Rendendo così inutili tutti i tentativi dei condomini, che volevano impossessarsi della chiave.

Ho voluto ricordare questi episodi per me divertenti, tentando di descrivere il carattere allegro e scherzoso di Giovanni.

Pier Mario Soro

 

CON LUI MI SENTIVO "A CASA"

Carissimi,
finalmente sono riuscito a riunire tutte le foto che ho di Giovanni. Non sono molte, ma coprono tutto il periodo di amicizia che mi ha legato a Giovanni.
L'estate 1990, quando ci siamo conosciuti a La Maddalena. L'estate 1993, quando abbiamo passato una bella giornata in barca a Caprera. L'estate 1994 a Londra e Oxford. L'Ottobre 1994 con un'altra gita in barca a Porto Rafael.

Credo che anche dalle foto si capisca cosa ci accomunava: l'amore per la natura, per l'aria buona, per lo sport, per la Sardegna; il legame con le cose semplici di tutti i giorni.

Con Giovanni mi sentivo "a casa". Un abbraccio a tutti.
Londra, Giugno 1995

Andrea Pignataro

 

UNA PRESENZA FORTE

Giovanni, non riuscendo a esprimere completamente quello che provo, voglio ricordarti con una frase di quella "Recherche" di Proust che non hai fatto in tempo a terminare, perché un destino crudele ti ha strappato troppo presto alla vita:

"Riapparve, ma, questa volta, per librarsi in aria e librarvisi un attimo solo, come immobile, e dopo svanire. Era ancora là, come un arcobaleno, il cui splendore s'indebolisce, si attenua, poi risorge e, prima di spegnersi, si esalta un momento come non aveva mai fatto".

Questo pensiero, che mi ha colpito particolarmente, esprime ciò che tu hai rappresentato per me: una presenza forte e, allo stesso tempo, breve, che ha lasciato nel mio cuore un segno che non si cancellerà mai.

Angela


DOVE SPLENDONO LE STELLE

Tanti ballano e schiamazzano intorno a lui che nessuno lo vede. E forse lo vedresti ma dall'alto, dove splendono solo le stelle.
da: "Leggenda del soldato morto", di Bertold Brecht

Rita Soddu


UNA FORTE PASSIONE PER TUTTO

Io non conoscevo a fondo Giovanni, anche se per un paio do anni abbiamo viaggiato sullo stesso pullman; a parte questo abbiamo sempre frequentato compagnie diverse. Ma da qualche anno a questa parte ci ritrovavamo sempre più spesso assieme, forse come conseguenza dela mia amicizia con Vladimiro.

Parlare con Giovanni era molto interessante e divertente. La sua presenza è sempre stata brillante, in quanto la sua propensione a fare scherzi ci ha sempre fatto divertire. Il suo modo di scherzare era molto intelligente e preciso, nel senso che sempre a capire come sfotterti e lo faceva con tanta naturalezza. Per la sua brillantezza è sempre stato la "mente" tra i suoi amici. Ad esempio fu lui che nel Carnevale di qualche anno fa ebbe l'idea di sfilare travestito da struzzo. Sagomò il corpo dello struzzo e se lo mise attorno alla vita, le sue gambe rappresentavano quelle dello struzzo, mentre sul corpo dell'animale pendevano altre due gambe che rappresentavano quelle della persona che stava a cavallo. Inoltre con le mani teneva le briglie come se stesse cavalcando.

L'idea fu a dir poco geniale e molto divertente, tanto che conquistò i pareri della difficile critica della popolazione chiaramontese. Questa è solo una realizzazione delle entusiasmanti idee che partoriva il suo "genio". Un altro Carnevale organizzò un carro allegorico che raffigurava un nido di corvi. Lui ebbe e realizzò una tale idea perché voleva dimostrare ad alcune persone, le quali sostenevano che era necessario un determinato budget per poter fare cose belle e divertenti, che sarebbe riuscito a creare un carro con una spesa minima.

Infatti i costumi erano dei comuni abiti di colore nero e le ali e i becchi erano fatti di cartone con dei ritagli di buste di mondezza che rappresentavano le piume.

Bastava che ricevesse un piccolo input che gli provocasse una emozione e subito reagiva generando nuove idee e nuove passioni. Tanto è vero che subito dopo che entrò in possesso della Fiat 500 era così entusiasta che propose a me e a tutti quelli che avevano una 500 di andare a fare un viaggio fino a Chia. Così copme per la moto si adoperò per costruirsi il terminale della marmitta, anche per l'auto si stava ingegnando per migliorarla secondo le sue estrose idee. Una volta mi disse che aveva intenzione di aerografare il cofano della macchina, ma non aveva ancora deciso cosa disegnarvi.

Ciò che mi affascina di lui era il modo che aveva di impostare tutte le cose che faceva; non si limitava a farle, ma doveva anche documentarsi in maniera molto profonda sulla materia che stava trattando e se qualcuno gli porgeva una qualche domanda lui rispondeva con passione. In particolare mi colpì come mi rispose quando gli domandai come si doveva compensare durante una immersione. Io non ascoltai nemmeno le sue parole tanto fui colpito dal suo fare così passionale sul quale mi misi subito a riflettere.

Andrea Pischedda


L'IDEA BUONA VENIVA SEMPRE A LUI

È molto difficile, anzi arduo, cercare di scrivere su argomenti di questo genere, quando il soggetto del discutere è un nostro caro amico, ancora di più quando questo nostro amico non c'è più.

Le poche cose che io, Roberto, insieme a Franco, riusciremo a scrivere saranno comunque dettate dal cuore e accompagnate da una nostalgia infinita per questa terribile circostanza che ci ha colpito in modo così crudele e inaspettato.

Noi eravamo senza dubbio quelli che tutti (anche gli altri che vedevano il nostro stare insieme dall'esterno) chiamano dei veri amici, quelli che si vanno a cercare per qualsiasi occasione, a tutte le ore; si era molto uniti e la nostra filosofia era quella di condividere tutto.

Uno dei rituali pressoché quotidiani era quello del giro che si faceva per mettersi d'accordo sul da farsi per la serata che andava ad iniziare, non importava chi si faceva promotore del giro di ricognizione, il risultato era sempre lo stesso: alla fine si trascorreva la serata in compagnia ed amicizia, si discuteva, si scherzava e, perché no, ci si prendeva in giro ed ognuno di noi era capace di ridere di se stesso.

Nonostante lui fosse, some si suol dire, "sentimentalmente impegnato", ciò non aveva sottratto risorse agli amici; riusciva a conciliare perfettamente l'amicizia e il sentimento senza negarsi mai a nessuno e il suo essere "impegnato" non significava per noi frequentarlo meno.

Con nostalgia possiamo dire che, a pensarci adesso, in tutto ciò che si faceva insieme c'era qwualcosa di particolare e di non banale, anche a volte le sciocchezze fatte insieme erano belle e avevano in lui spunto e conduzione.

Senza paura di mentire, diciamo che tutte le nostre attività nascevano da sue idee e in ogni caso erano da lui sviluppate ed elaborate.

Uno degli episodi che più ricordiamo volentieri è quello che risale al 24 dicembre 1991, quando, dopo aver aspettato la mezzanotte a Chiaramonti, propose di fare "un salto a Palau", dove era ormeggiata l'imbarcazione del padre. Il motivo? Mangiare un piatto di spaghetti insieme e aspettare l'alba in barca. Il viaggio tra i due paesi si svolse in moto con delle temperature che, visto il periodo, si possono facilmente immaginare. Preparammo gli spaghetti e, dopo averli consumati accompagnandoli con libagioni più che abbondanti (non furono le sole e le prime), visto che intanto erano circa le sei del mattino, si tornò verso Chiaramonti, stanchi e infreddoliti ma incredibilmente contenti di questa "pazzia", forse già consapevoli di aver fatto qualcosa che ci si sarebbe raccontati poi in seguito per molto tempo.

Oltre che interesse per le cose che riguardavano il divertimento della nostra compagnia, aveva interesse aveva interesse anche per quelle che erano le nostre vicende personali presso l'officina dove io, Roberto, lavoro e puntualmente si interessava a qualche particolare contingente della riparazione che era in atto, diventandone curioso e volendo conoscere tutti gli aspetti di quello che era il problema che si cercava di risolvere, curiosità che si manifestava con una miriade di domande sempre mirate e intelligenti.

Altrettanto posso dire io, Franco, quando mi veniva a trovare presso il mio laboratorio di falegnameria, interessandosi a ciò che stavo facendo in quel momento, volendo sapere perché quel particolare tipo di infisso o di mobile si faceva in quel modo piuttosto che in un altro.

Oltre a questo interesse culturale per le nostre vicende, era sempre disposto con entusiasmo ad aiutarci materialmente in qualsiasi nostro problema, procurandoci libri e pubblicazioni riguardanti, ad esempio, problemi lavorativi o dandoci una mano per lavori impegnativi. Una delle cose che eseguiva con perizia unica era la creazione di adesivi che riusciva a realizzare in tutte le forme, dimensioni e colori e che forniva a chiunque glieli chiedesse.

Se per caso qualcuno di noi aveva poi qualche problema fisico, era lui che si preoccupava addirittura di prenotare a nostra insaputa visite specialistiche, costringendoci poi ed effettuarle, accompagnandoci personalmente se era il caso. In poche parole, possiamo dire che lui era la "mente" organizzativa del nostro gruppo, riusciva a coinvolgerci tutti anche quando qualche volta la serata risultava un po' fiacca o in giro c'era aria di stanca; chissà perché l'idea buona veniva sempre a lui; riusciva a convincere gli altri della bontà di questa idea, mai di certo con la prepotenza o la voce grossa, ma sempre con il dialogo ed il ragionamento, da grande e fine comunicatore qual era.

Quando si ha la fortuna di condividere amicizie così profonde, gli episodi che si potrebbero raccontare sono moltissimi, perché ogni serata rappresentava qualcosa di nuovo: un rinnovarsi quotidiano del piacere di stare insieme.

Adesso, purtroppo, non più.

Roberto Carboni e Franco Cuccuru


NON POSSIAMO NON RIVEDERCI

Caro Giovanni, non è stato facile ingoiare l'ennesimo boccone di vita avvelenato di dolore; anche tu d'improvviso, anzi di più... anche tu troppo giovane, anzi di più... anche questa volta in un attimo ho focalizzato un "passato che non passa mai", anche questa volta, come le altre volte (che sento già troppe), tenterò di rimuovere cose, "oggetti ricoperti di polvere" per ingigantire, per sentire più forte il ricordo che è comunque "forte", "fresco", sembra quasi che anche appunto di ricordi volevo parlarti tu sia appena andato via, sia appena uscito di casa, spero di sentirti sempre così...

Appunto di ricordi volevo parlarti; quando io e Vladimir provavamo in camera sua, tu normalmente studiavi e contemporaneamente ascoltavi la nostra musica, quasi fosse colonna sonora del tuo tempo trascorso nella tua stanza a studiare; a un tratto entravi e dicevi "la tua" sulle nostre canzoni, per niente stressato dallo studio, per niente disturbato dalla nostra musica, anzi ci dicevi "pane" a ciò che ti sembrava pane e "vino" a ciò che ti sembrava vino. E noi, contenti del tuo sincero parere, continuavamo sicuri di te e dei tuoi consigli...

Ricordo anche le lunghe chiacchierate quando la moto ti costrinse per un po' di tempo a letto: quanti discorsi, quante cose nuove, quante verità...

Il surf, quando io dalla barca, immobile e aggrappato come un bambino, ti guardavo mentre graffiavi l'acqua con la complicità del vento, tutto mi sembrava magico, vista anche la caratteristica mia, opposta alla tua per quelle cose...

L'ultimo ricordo che ho di te è quello di domenica mattina sul muretto di fronte alla tua casa, quelle parole mentre io andavo via, quelle parole che ora suonano come un tuono, quelle parole che dicesti come sapendo che qualche giorno dopo saresti partito... così, senza preavviso, di notte, nel sonno, magari sognando, sei passato da un sogno ad un mondo di sogni; chissà cos'hai pensato quando ti sei ritrovato lassù, e chissà quanta gente conosciuta ti è venuta incontro, io e te lo sappiamo, vero? E cosa vi siete detti? Quanto avete scherzato?

Come vedi qua tutto è pressoché uguale (o quasi), avrai notato che in occasione di alcune serate ho esposto manifesti che hai realizzato tu, avrai notato che l'ho fatto con un po' di amarezza, ma tu mi capisci, vero? L'ho fatto però anche con molta fierezza perché ci tenevo a far vedere ciò che tu hai fatto, per non dimenticare.

Per concludere voglio dire che ho la certezza che tu ci vedi, ci senti, ci guardi, sono certo che già sapevi cosa avrei scritto prima che iniziassi a scrivere, questo perché non hai finito di vivere, non si finisce qui, su questa terra bruciata da tutto, su questa terra amara come questa sigaretta dove noi siamo il fumo che si disperde nell'aria e diventiamo invisibili ma viviamo, viviamo in un'altra dimensione nella quale anch'io entrerò quando il "Signore del bene" mi libererà da questa vita della quale io sono prigioniero... ed allora anch'io "berrò di quell'acqua e non avrò più sete".

Arrivederci, Giovanni

Franco Sechi


SON SICURO CHE VOLERAI

Tratto dal giornalino di classe del 1983, “Gli aquiloni messaggeri di pace”. Da “Dialogo col mio aquilone”, di Giovanni Patatu: “Non piangere, ti conserverò come un tesoro. Sono sicuro che volerai”.

Ricordando i bei momenti trascorsi insieme alla scuola elementare, quando eravamo spensierati, ricchi di giovinezza, ignari di quanto l’età matura porta con sé.

Ciao, indimenticabile giovane amico Giovanni.

Enrichetta Loche

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Agosto 2008 17:26
 

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