Home » La Tribuna » La Tribuna » Meglio assassino che figlio di puttana!

Immagini del paese

chiaramonti 1963.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 8320627

Notizie del giorno

 
Meglio assassino che figlio di puttana! PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 13
ScarsoOttimo 
Venerdì 27 Maggio 2016 12:34

di Carlo Patatu

Gli assassini li guardano meglio dei figli di puttana”.

Con questa frase lapidaria Paolo Pinna, un giovane di Nule (SS), avrebbe messo a tacere la propria madre, che lo rimproverava di essere un omicida.[1]

Facciamo qualche passo indietro.

Un anno fa, Gianluca Monni, studente diciannovenne di Orune, fu ucciso a fucilate mentre, in pieno giorno, aspettava l’autobus per recarsi a scuola a Nuoro. Nessuno vide né udì alcunché. Come da copione.

Nello stesso giorno spariva dal proprio paese (Nule, in provincia di Sassari) il giovane disabile Stefano Masala, il cui corpo non è stato più ritrovato. Per gli inquirenti, la scomparsa sarebbe legata all’omicidio di Orune. Ebbene, dopo un anno d’indagini serrate, pare che i Carabinieri siano riusciti a fornire alla Procura del Tribunale di Nuoro elementi concreti per incriminare, quali presunti autori di entrambi gli omicidi, i cugini Paolo Pinna di Nule (minorenne all’epoca dei fatti) e Alberto Cubeddu di Ozieri.


Gli inquirenti, nella ricostruzione dell’accaduto, si sono avvalsi anche di conversazioni fra Paolo Pinna e sua madre, intercettate dai Carabinieri. Nel corso di un battibecco familiare, il Pinna l’avrebbe accusata di vestire come una mignotta. “La gente – avrebbe detto il giovane – qui non ci esce coi figli di puttana”.

A questo punto, la madre offesa avrebbe replicato a muso duro: “E tu lo sai che sei un assassino?”. Al che Paolo Pinna avrebbe liquidato la partita urlandole: “Gli assassini li guardano meglio dei figli di puttana!…”.

Capito?

Da quelle parti, non l’orologio, ma il calendario parrebbe fermo da molti, da troppi anni. In breve: una signora che, a giudizio di un figlio imberbe, vestirebbe in modo disinvolto, sarebbe bollata col marchio infamante di puttana, mentre chi si ritiene in diritto di giocare a piacimento con la vita dei propri coetanei per motivi risibili non verrebbe esposto al pubblico ludibrio?

Così parrebbe a Nule e dintorni.

Ma la puttana, ammesso che lo sia davvero, che male fa? Tutt’al più, si macchia di peccato mortale (se credente) per non avere rispettato il sesto comandamento della legge di Mosè. Oppure, stando al Vangelo di De André, si tira addosso l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso[2]. Cose di cui, semmai, deve rispondere esclusivamente alla propria coscienza e non ad altri.

Di certo non al figlio. Specie se pivello.

Il quale, invece, sostenuto da certa cultura che sembrerebbe resistere bene ai secoli che passano, al nuovo che avanza, alle rivoluzioni che in campo politico, culturale, storico, letterario, filosofico e artistico la comunità mondiale va registrando giorno dopo giorno, continua a pensarla così. E a comportarsi di conseguenza.

Insomma, meglio assassino che figlio di puttana? Così è, se vi pare.

A me non pare proprio.

 



[1] V. La Repubblica di Giovedì 26 Maggio 2016, pag. 20.

[2] Cfr. FABRIZIO DE ANDRÉ, Bocca di rosa.

 
Commenti (1)
Ottimo
1 Giovedì 02 Giugno 2016 17:47
alberto
Carissimo,
magistrale! Come sempre!

---


Grazie, caro Alberto! A presto.

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):