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Ex voto: c'erano una volta a S. Giusta, ora non più! PDF Stampa E-mail
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Martedì 04 Ottobre 2016 20:08

di Claudio Coda

 

Passando per carùggi e crêuze[1] di Genova, in questi giorni mi sono soffermato davanti ad un modesto negozietto d'antiquariato. Sedie, tavoli, poltrone e tutto in stile, facevano bella mostra; anche oggettistica di ceramica, porcellana, peltro e posaterie in cheffield[2].

Lo sguardo, comunque, s'è fermato ad una sfilza di ex voto o ex voto suscepto[3] in argento. All'istante, sono ritornato in paese, a Sànta Jùsta, ai ricordi di quelli presenti nelle pareti delle navate e nella sacrestia.

La memoria è abbastanza lucida: sin da quando, noi paesani adulti, andavamo a farle visita nei giorni delle festività ricorrenti: a maggio e settembre di ogni anno.

Le bianche pareti della navata, nel tratto più prossimo al presbiterio rialzato, e soprattutto nella sacrestia, erano (erano) tappezzate di promìssas d'argento, con inciso il logo “PGR” (Per Grazia Ricevuta) e GR (Grazia Ricevuta). Testimonianze di un gesto per la santa che aveva accolto l'invocazione, la supplica, per una guarigione o per scampato pericolo.

Erano rappresentati in simboli anatomici: cuori, piedi, seni, gambe, mani e avambracci con mano.

Alcuni avevano la dedica con nome, così facilmente riconducibile a chi ha, di quel giovamento, ricevuto e che era andato oltre la possibilità dell'intervento umano.

Così trovavo la mano per Giuliano Migaleddu nel 1932; un cuore (PGR) per Gina e Giovanni Satta; un cuore (GR) per Nicolò Manchia 1948-1950; un cuore (PGR) per Francesco Migaleddu 1929; una mano per Giov. Andrea Migaleddu 1930; un cuore (PGR) per Pietrina Migaleddu 1929.

Anche quadretti, alle pareti, senz'altro invocazioni per un familiare lavoratore nelle miniere all'estero, in Belgio e in Francia, dove nell'immagine-composizione è presente un giovane ed un impianto minerario: Vive S.ta Giusta, nella dedica.

In un altro, un piccolo riquadro quasi simile al precedente, era scritto: souvenir de la mine[4] (non leggibile il resto).

Nel maggio scorso sono stato lì ad accompagnare i nipoti e mi sono “avventurato “ per una visita dentro la sacrestia: mi aspettavo, come nei ricordi, di trovare le pareti addobbate di quei bijoux votivi.

Niente!

Presenti diverse cornici, poggiate sui tavoli, in perfetto scompiglio e dove ognuno ha la facoltà di metter mano, foto e dediche, mentre, nella navata, sono visibili in numero minore rispetto ad un passato abbastanza recente. Tant'è che, i listoni (pessimi) messi giustapposto per esporli, sono per metà liberi.

A Sedilo, nel santuario dedicato a S. Costantino, buona parte degli ex voto, sono collocati in bacheca in bell'ordine.

Un peccato davvero, erano lì a testimoniare un passato religioso invocativo dei chiaramontesi, nulvesi, ploaghesi e osilesi che qui, in pellegrinaggio, venivano dalla loro santa protettrice, e venerata, lasciandovi un segno.

Sempre nella giravolta dei ricordi, m'è venuta in mente l'arrabbiatura, se non ben altro, che ebbe a prendersi l'arcivescovo turritano Diego Marongio Delrio[5] , nel giugno del 1894, durante una visita pastorale, quando il parroco Giuseppe Calvia[6] lo informò del “ vandalico sacrilego in quei luoghi” operato da un chiaramontese [...], con pieno accordo col sindaco d'allora [...] e dell'amministratore parrocchiale, tal [...].

Della combriccola, anche quattro martesi […], di cui uno era notaio e una coppia [...] di Osilo.

Tutti alla ricerca de su siddhàdu[7] che, secondo loro, consisteva in ben 4 milioni di dobloni sotterrati sotto la pavimentazione della navata. Del fatto e degli attori, con nomi e cognomi, faccio riferimento a piè di pagina[8].

A conferma dell'azione, trascrivo un breve passo ripreso dalla relazione fatta dall'incollerito arcivescovo, dopo la sua visita in paese: [...] che si sospetta con fondamento che esso romito non sia  nel dividere le questue... per le quali cose abbiamo ordinato e disposto che entro tutto il prossimo Agosto sia rifatto il pavimento e il selciato come in origine e sovraposto al medesimo uno smalto conveniente... richiedendosi pel rifacimento di esso impiantito la somma di circa Lire 100 vengano interpellati a concorrere per almeno Lire 100 gli autori dei guasti con facoltà di venire convocati in giudizio, ove non rispondano all'invito amichevole entro il prossimo mese di luglio...] [9].

Quegli ex voto, a parer mio, hanno preso altra collocazione, magari come quelli esposti nella crêuza genovese, e tanto mi sono incantato su quella vetrina, e ai ricordi, che non ho manco chiesto, per curiosità, quanto costassero.

Ma alla prossima...

 


[1] Salite con scalinate in Genova.

[2] Argento inglese (metallo ottenuto a bagno elettrolitico d'argento).

[3] Locuzione latina: secondo la promessa fatta” - “ a seguito di un voto”.

[4] Miniera.

[5] Arcivescovo turritano dal 1871 al 1905.

[6] Parroco dal 1893 al 1926.

[7] Cfr. Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi” di Carlo Patatu – ed. 2004 Studium adp .

[8] Da Archivio Parrocchiale.

Ultimo aggiornamento Domenica 09 Ottobre 2016 10:03
 

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