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Le incompiute chiaramontesi PDF Stampa E-mail
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Martedì 18 Ottobre 2016 00:00

Opere avviate e bloccate a metà strada; altre, programmate per errori di valutazione, non saranno mai portate a termine. I nostri soldi sprecati per servizi inesistenti

di Carlo Patatu

Anche noi abbiamo le incompiute. Intendo dire di opere avviate molti anni fa e mai portate a termine. Nel frattempo, ben quattro giunte si sono alternate nella Casa comunale; ma quelle sono sempre lì, non ancora ultimate, ma già vecchie e degradate.

Esse sono, in parte, frutto di errori di programmazione, ma pure di sensibilità amministrativa scarsa, se non proprio assente.

Torniamo indietro di una dozzina di anni. Quando la ormai agonizzante CM2 (Comunità Montana n. 2) deliberava di ristrutturare la vecchia caserma dei Carabinieri di Chiaramonti, già proprietà dell’amministrazione provinciale di Sassari, che l’aveva ceduta in comodato d’uso.

Il progetto, redatto dall'architetto Salvatore De Gioannis e dall’ingegnere Antonio Tortu, prevedeva la trasformazione dello stabile, costruito nella seconda metà dell’800 e ormai in stato di abbandono da qualche anno, in una struttura da adibire a raccolta ed esposizione di reperti archeologici. Spesa prevista € 671.393,97.

L’idea era di fare presto, per cui, esperite velocemente le formalità di legge, il 1.Maggio 2005 i lavori furono affidati all’impresa Se.Sa di Ossi. Che avrebbe dovuto portarli a termine entro e non oltre il 24 Aprile 2006. Poco meno di un anno dopo.

Ne sono passati inutilmente dieci.

Nel frattempo, la moribonda CM2 tirò le cuoia, per cui ci fu una inevitabile fase di stallo. Quindi la più parte dei comuni anglonesi (fra i quali Chiaramonti) si costituirono in Unione dei Comuni dell’Anglona e Bassa Valle del Coghinas. Pertanto ogni competenza inerente al progetto di cui trattiamo doveva essere trasferita dalla sepolta CM2 alla neonata Unione dei Comuni. Mantenendo fisicamente gli atti del progetto all’interno del medesimo ufficio, dato che la sede, a Perfugas, era rimasta la stessa. Un iter di assoluta normalità, dunque.

Ma, a questo punto, il diavolo ci mise la coda e dette luogo a un pasticcio cui nessuno, finora, pare essere riuscito a porre rimedio. Quel diavolo ha pure un nome e un volto: quelli dell’ingegnere capo dell’ufficio tecnico della CM2. Il quale, quasi contemporaneamente, si trasferì a lavorare in Provincia perché vincitore di concorso. Abbandonando così alla propria sorte una pratica già evidentemente portata avanti all'insegna del pressapochismo e poi rimasta orfana in ogni senso. I nostri amministratori fecero poco o niente. Comunque con risultato nullo.

E così ora ci ritroviamo un edificio in parte rifinito e per il resto no. Il portone e altri serramenti, lasciati colpevolmente aperti, hanno permesso ai piccioni di colonizzare quegli spazi a piacimento, lordandoli con montagne di escrementi. Il bel salone che avrebbe dovuto ospitare convegni, conferenze, concerti e altre manifestazioni è ridotto a un mondezzaio di guano.

Mi chiedo, e chiedo al Sindaco, perché mai i Comuni del circondario (Ploaghe, Nulvi, Martis, Perfugas, etc.) si siano dotati di strutture adeguate a ospitare manifestazioni pubbliche, mentre Chiaramonti può confidare solo nella disponibilità della chiesa parrocchiale. La quale, per motivi che non sto qui a dire, talune iniziative non può proprio ospitarle.

Sulla ex caserma il Comune, per quanto ne risulta da ciò che si può leggere sul sito ufficiale, continua a nicchiare. E cioè a non fare ciò che a mio parere dovrebbe. E cioè intervenire con la voce grossa presso l’Unione dei Comuni e reclamare, a questo punto, che si faccia finalmente chiarezza su eventuali responsabilità amministrative di politici e funzionari. Del presente e del passato.

Altre incompiute che fanno bella mostra di sé (si fa per dire) sono quell'abbozzo infelice di giardino nei pressi del Mulino a vento, l’area striminzita per gli insediamenti produttivi (zona industriale), avviata nel 2005 e rimasta zoppa. Come pure l’inutile mattatoio, la cui struttura va degradandosi di giorno in giorno nell'indifferenza pressoché generale. E senza che ad alcuno venga in mente qualche idea per riciclare quello stabile ora alla mercé dei vandali.

Non ci sono fondi? Li si vada a cercare; ma con determinazione. Mi rifiuto di credere che il nostro Comune possa non riuscire laddove altri hanno fatto centro da più di un decennio.

O forse la cosa è ritenuta di poco conto?

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano a Palazzo. Presumo che la cosa non interessi solo me.

 

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