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Brogli e imbrogli elettorali PDF Stampa E-mail
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Sabato 03 Dicembre 2016 20:07

L’articolazione della legge che regola il voto degli italiani all’estero non solo permette, ma favorisce brogli e quant’altro. Chi l’ha scritta e approvata se ne rende conto solo ora?

di Carlo Patatu

Domani andremo a votare per il referendum costituzionale. Al termine di una campagna propagandistica lunga, vivace, sofferta e, per quanto mi riguarda, persino noiosa.

A quest’ora (sono le 19,20 di Sabato 3 Dicembre) i seggi elettorali sono già operativi per gli adempimenti preliminari. Le urne si apriranno domattina alle sette e tali resteranno fino alle 23. Dopo do che ci sarà lo spoglio delle schede e, quindi, il risultato finale che consegnerò la vittoria ai Sì oppure ai No.

I brogli elettorali, si sa, sono sempre possibili e in agguato. Ma la normativa vigente in materia di seggi elettorali è fatta bene e rende molto difficile architettare brogli elettorali sul territorio nazionale. Difficile, ma non impossibile. Comunque difficile.

Diverso è quanto accade per il voto dei nostri connazionali all’estero. I quali ricevono dal Ministero dell’Interno una lettera con allegate la scheda della votazione e una busta affrancata per la restituzione della stessa al Consolato più vicino.

Cosa accade quando l’elettore riceve il plico elettorale? In condizioni normali, l’interessato traccia una croce sul Sì o sul No. Quindi ripone la scheda nella busta, che richiude e affida alle poste locali. I Consolati provvederanno alla raccolta dei plichi e al trasporto in Italia, dove lo spoglio avverrà contestualmente a quello dei seggi elettorali. E cioè dopo le 23 di domani sera.

In presenza di un elettore distratto, la lettera del Ministero dell’Interno giacerà inutilizzata da qualche parte o finirà nella spazzatura. Se poi è incapace o poco interessato alla consultazione, è possibile che l’elettore chieda aiuto a qualche parente o amico.

“Cosa devo fare?”.

- Dai a me, ci penso io! -.

E così può accadere (e accade) che il voto non venga espresso dall’interessato, ma da altri. Nella migliore delle ipotesi rispettandone la volontà.

E se il titolare del voto dicesse “fai tu?”. È chiaro che saremmo in presenza di un broglio, stante che il voto non sarebbe espresso da chi ne ha il diritto, ma da altri. Al contrario, “…il voto è personale ed eguale, libero e segreto” (art. 48 della Costituzione). In questo caso non sarebbe né personale, né libero, né segreto.

Chi controlla? Nessuno. Il tutto è affidato alle capacità e alla buona fede dell’elettore italiano all’estero. È chiaro che una tale condizione apre il varco a una infinita possibilità di brogli. In buona fede e no. Era prevedibile tutto ciò? Io dico di si; pertanto stupirsene ora è da ingenui, per non dire altro.

Io conto molti amici fra i miei compaesani che votano all’estero. In Francia, Svizzera, Belgio, Germania, Regno Unito, etc. Ebbene, alcuni hanno ammesso, senza farne mistero, di averne votate tante per conto terzi di quelle schede. Uno, impegnato in politica, mi ha confessato di essere arrivato a votarne addirittura 70!... E senza che alcuno ne mostrasse meraviglia. Tutto normale, dunque. Proprio perché è la legge che, platealmente, spalanca la porta a simili censurabili comportamenti. Se queste cose sono note a me, semplice e umile cittadino, è possibile che non lo siano al nostro Ministero dell’Interno?

Più logico sarebbe stato, e più corretto, invitare gli elettori a recarsi al Consolato più vicino, dove avrebbero trovato costituito un seggio elettorale in piena regola. Come in Italia. E poiché così non è, prendiamo quel che ci viene dato. Senza stupirci, né scandalizzarci.

Chi è causa del suo mal…

 
Commenti (1)
IMBROGLI
1 Domenica 04 Dicembre 2016 02:35
salvatore cossu

Ciao Carlo.


Emigrato da oltre mezzo secolo, quindi parte di quella schiera di elettori residenti all'estero. Come tanti altri connazionali qui residenti, vivo in modo interessato le vicende della "nostra" nazione, (virgoletto nostra sperando ci sia ancora concesso definirla ancora così) siano esse politiche, economiche o sociali.


I mezzi d'informazione, per chi lo vuole, sono alla portata di tutti, o quasi, anche qui. Per cui essere a conoscenza di quanto accade lì trovo non sia poi così difficile. Magari il problema può essere di come sia percepita questo tipo d'informazione. Questo penso succede anche per chi risiede dentro i confini di stato. Da lì si genera la campagna atta a convincere/spiegare le motivazioni perché si fa una scelta oppure un'altra.


I BROGLI… Gli/lo schieramento di una parte presa, con il timore di uscire da questo confronto senza successo, tendono ad incolpare gli elettori residenti all'estero. Io in quanto elettore fuori dal territorio, sommando la mia esperienza a quella di tanti altri elettori qui residenti, posso confermare di non avere notato di questi brogli di cui, ultimamente, tanto si parla.


Non ho, non abbiamo notato personaggi o soggetti posti in agguato alla ricerca di perpetrare brogli di cui si accenna, al massimo può capitare di dare delucidazione sullo svolgimento della opera di consultazione.


Per quanto riguarda l'operazioni di corrispondenza, vengono svolte da società di elevata affidabilità. Quindi da parte mia posso affermare tranquilli nessun broglio da parte nostra. Poi bisogna non dimenticare che in tanti altri paesi europei come ad esempio Germania, Austria, Lussenburgo, Svizzera ed altri stati democratici gli elettori locali per eleggere il loro parlamento hanno la possibilità di potere votare anche per corrispondenza, eppure in questi paesi le cose non vanno meno bene che in Italia.


IMBROGLI, per quanto riguarda gli imbrogli, gli imbrogliati dovremmo sentirci noi emigrati perché dopo anni e decenni di fiducia, di attese, di speranze, di promesse é stata negata a noi e i nostri figli la possibilità di poter rientrare, lavorare e pagare le tasse nella NOSTRA NAZIONE.


Saludos, Sevadore


---


Caro Salvatore,


conoscendo bene il tuo spirito savonaroliano e il tuo rispetto persino ossessivo per la legge, comprendo quel che dici.


Ma il mondo, lo sai bene, non è fatto tutto di persone come te. Il fatto è che la legge elettorale per gli italiani all'estero permette certi giochini e pertanto c'è chi ne approfitta. Ho notizie certe che taluni nostri compaesani emigrati in Belgio, Francia e Germania hanno votato anche per conto terzi; e cioè schede non proprie. Uno di costoro, impegnato in politica, ha ammesso di essere arrivato a votarne anche 70 di tali schede.


Questi sono i brogli e gli imbrogli cui io mi voglio riferire. Può anche darsi che queste cose accadano anche fra cittadini di altri paesi. Ma io ho notizie soltanto di casi italiani. La legge offre questa possibilità e c'è chi s'infila in quel pertugio per fare il comodo proprio.


In relazione al voto degli italiani all'estero, devo ribadire che io non trovo giusto ammettere al voto anche chi non paga almeno una tassa in Italia. Non trovo giusto che sia ammesso a decidere dei nostri soldi anche chi non ha contribuito a raccoglierli col sistema della tassazione. In breve, i tuoi figli non pagano alcunché in Italia, ma, col proprio voto, decidono su come spenderli i nostri soldi. C'è qualcosa che non va.


Hai ragione da vendere quando dici che la nostra Italia non è in grado di accogliere tutti i propri figli che volessero rientrare in patria per trovarvi un lavoro. Qui c'è una crisi che tarda a risolversi e che non consente di trovare un'occupazione nemmeno a chi vive in Italia; figurati le possibilità di ritorno a casa dall'estero!


Mio figlio, dopo una decina d'anni di emigrazione in Germania, Francia, Belgio e Regno Unito, ha potuto fare rientro in patria soltanto grazie alla sua alta specializzazione: è ingegnere informatico. Ma gli emolumenti che percepiva all'estero se li sogna. In cambio vive in una bella città (Catania), col sole tutto l'anno, la cordialità della gente e sapori invidiabili quando si siede a tavola. Non si può avere tutto.


Nonostante ciò, io continuo a sperare. Non mi resta altro. Un abbraccio (c.p.)

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