Home » Limba Sarda » Varie » Un nuovo saggio su Grazia Deledda

Immagini del paese

Chiaramonti panorama 4.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 5168074

Notizie del giorno

 
Un nuovo saggio su Grazia Deledda PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 
Giovedì 29 Dicembre 2016 11:04

A Rivoli (Torino) il Circolo “Quattro Mori” ha presentato cono successo il libro di Maria Elvira Ciusa

di Paolo Pulina

 

In onore di Grazia Deledda (Nuoro, 27 settembre 1871 – Roma, 15 agosto 1936), a 90 anni dal Premio Nobel per la Letteratura e a 80 anni dalla morte, a Rivoli (Torino), nella mattina di domenica 18 dicembre 2016, presso la Sala del Consiglio Comunale, il Circolo sardo “Quattro Mori”, in collaborazione con la Fasi, l’Assessorato del Lavoro della Regione Sardegna, il Comune di Rivoli, ha proposto con successo la presentazione del volume di Maria Elvira Ciusa “Grazia Deledda. Una vita per il Nobel” (Sassari, Carlo Delfino editore).

Il Presidente del Circolo, Renzo Caddeo, ha ricordato l’impegno del Circolo “Quattro Mori” sul fronte culturale (tra le iniziative più qualificanti: il convegno del maggio 2014 su Emilio Lussu, di cui sono stati pubblicati anche gli atti; il convegno del dicembre 2015 su “I 100 anni della Brigata ‘Sassari’, 1915-2015”).

Il sindaco di Rivoli Franco Dessì, di padre sardo, ha ricordato che il suo primo incontro con la Deledda avvenne in giovane età con l’ “obbligata” visione familiare dello sceneggiato televisivo (regista fu Mario Landi) tratto da uno dei romanzi più noti della scrittrice sarda, “Canne al vento”, andato in onda in quattro puntate nel novembre 1958 nel programma nazionale della RAI-Radiotelevisione italiana.

L’iniziativa del circolo sardo di Rivoli, oltre che a leggere la biografia scritta dalla Ciusa, lo ha invogliato a una lettura di “Canne al vento”, e ha potuto così finalmente apprezzare il valore letterario dell’opera che aveva dato origine a un adattamento televisivo un po’ troppo lungo per gli interessi di un ragazzo di nove anni!

Anche Laura Ghersi, assessore alla Cultura della Città di Rivoli, nel suo saluto ai partecipanti, ha evocato il “supplizio” di dover vedere da piccola le puntate dello stesso sceneggiato televisivo ma anche lei, dopo aver letto la ricostruzione della Ciusa, ha finalmente letto e apprezzato il romanzo deleddiano.

Per dare un’esemplificazione della appassionante scrittura narrativa e dialogica della Deledda, Piero Leonardi, presidente dell’Università della Terza Età di Rivoli, ha letto alcuni brani proprio di “Canne al vento” (precisamente dal dodicesimo capitolo con il teso confronto dialettico fra Efix e Donna Noemi).

Bruna Bertolo, giornalista e scrittrice, ricercatrice specializzata in storia delle donne, nel suo ponderoso (oltre 400 pagine) volume “Prime...sebben che siamo donne: storie di italiane all'avanguardia” (Torino, Ananke, 2013), ha dedicato un ampio capitolo alla Deledda, in cui ha sottolineato la determinazione della Deledda, prima scrittrice italiana, e per ora unica, a ricevere il Nobel per la Letteratura, capace di farsi valere in un'epoca in cui alle donne era concesso così poco.

Ha detto la Bertolo: «Ho letto con grande interesse il libro di Maria Elvira Ciusa che ci fornisce un ritratto a 360° della straordinaria avventura esistenziale di Grazia Deledda, permettendoci di entrare in una realtà quasi intimistica del mondo della scrittrice, dalla sua precoce vocazione alla scrittura al suo incontro con il marito Palmiro Madesani, alla loro vita romana, alle amicizie che Grazia intreccia pur privilegiando un tenore di vita molto semplice ed appartato, all’incontro con la grande attrice Eleonora Duse, la grande interprete di “Cenere”, tratto da un romanzo della Deledda.

Un libro arricchito da numerosissime immagini, che ci accompagnano lungo il sentiero della vita della scrittrice. Un libro che io trovo davvero straordinario per la sua peculiarità: quella di portarci, mano nella mano, lungo i percorsi emozionali che hanno costruito la sensibilità della Deledda e di offrirci una biografia d'eccezione grazie ai documenti originali di cui si serve. Nella prefazione Maria Elvira Ciusa scrive: “Ho registrato i suoi umori, le sue abitudini, il suo rispetto verso gli altri, la sua attenzione ai piccoli fatti di ogni giorno, anche quando stava per ricevere il più ambito dei premi, il premio Nobel”. Questa bella, ampia, sicuramente diversa, biografia si legge come un romanzo, anche se racconta di una vita vera».

Maria Elvira Ciusa, pronipote dello scultore Francesco Ciusa e figlia dello scrittore Mario Ciusa Romagna, autrice dell’ammirevole ritratto biografico “Grazia Deledda. Una vita per il Nobel” (200 pagine riccamente illustrate con preziose immagini finora inedite), ha detto di aver voluto risalire alle fonti primarie: è stata favorita dal possesso di carteggi in gran parte inediti, che lei ha opportunamente selezionato, ma ha anche compiuto ricerche minuziose e impegnative, durate alcuni anni, sulle pagine delle riviste d’epoca. Inoltre, grazie alle testimonianze dirette del secondogenito della scrittrice, Franz, è riuscita a farci entrare nell’interno della casa, dentro l’ambiente familiare, ma anche dentro l’animo, nei sentimenti intimi della Deledda.

Ha potuto così documentare, in contrasto con testimonianze “di riporto”, che la Deledda era perfettamente inserita nell’ambiente culturale romano di inizio Novecento: ne è prova il fatto che già nel 1902 (era arrivata a Roma da Cagliari con il marito Palmiro Madesani nel marzo 1900), lei, animata dal desiderio di qualificarsi anche come critica d’arte, scrisse un articolo di presentazione dell’opera dello scultore Giovanni Prini, marito della poetessa Orazia Belsito, titolare di un prestigioso salotto letterario a Roma: a quei tempi la capitale vantava sicuramente un primato in Italia per tutto quanto riguardava la vitalità della vita artistica.

La Ciusa si è soffermata sull’importanza del rapporto della Deledda, cominciato nel 1902, con Georges Hérelle, suo traduttore in lingua francese. Rapporto solo epistolare: anche quando la Deledda fu, nel maggio 1910, a Parigi, dove si era recata col marito Palmiro, invitata dall’Istituto Italiano di Cultura, non riuscì a incontrare di persona colui che, come scrive la Ciusa, «traduceva mirabilmente le sue opere in una prosa ritmica modulata sull’uso sapiente della lingua francese».

A Roma, che nel 1911 è tutta un cantiere aperto «in concomitanza con le celebrazioni del Cinquantenario dell’Unità d’Italia e dell’aumento demografico», la Deledda, con i proventi ricavati dai diritti d’autore (anche da ben remunerate collaborazioni con i giornali, a cominciare dal prestigioso “Corriere della Sera”), riesce a farsi costruire una grande casa, un villino munito di muro di cinta, che la difendeva da occhi indiscreti: lì la scrittrice fece arrivare da Nuoro le sorelle, con le quali parlava in sardo nuorese (l’aneddotica vuole che usasse l’italiano solo quando c’era con loro qualche diverbio...).

Ultimo argomento toccato dall’autrice è stato il rapporto fra la Deledda ed Eleonora Duse quando nel 1916 la grandissima attrice, anche per ragioni economiche, si decise a interpretare “la” film (allora il vocabolo era di genere femminile) tratta dal romanzo “Cenere” della scrittrice sarda.

In conclusione, con il suo libro biografico, la Ciusa ha voluto smentire con certificazione documentaria alcuni luoghi comuni sulla Deledda: non era una donna mite e modesta; era una donna che sapeva cosa fare, che aveva coscienza del suo valore. La sua scrittura era, per dote di natura, alimentata da un “fiume” sotterraneo che non l’abbandonò mai ma il cui percorso, grazie a una dedizione diuturna, ella seppe controllare e governare.

Come giustamente rileva la scheda editoriale del libro: «Grazia Deledda, nata in un borgo di non più di seimila anime, riuscì a riscattarsi dalla condizione di emarginazione sociale a cui erano condannate le donne in una società dominata dagli uomini e a conseguire il Nobel. In questo lavoro, così riccamente e scientificamente documentato – sono presenti nel volume oltre 100 illustrazioni – emerge soprattutto la vita di una donna che seppe con grande determinazione mettere al centro della propria esistenza l´amore per la scrittura».

L’on. Elena Centemero, della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, ha illustrato il percorso che, a partire dal 2011, la ha portata a intraprendere, nell’ambito di tale Commissione, attività tese far uscire la Deledda (unica donna italiana Premio Nobel per la Letteratura, nel 1926), dal «cono d’ombra» in cui era stata confinata. Queste attività si sono felicemente concretizzate, nel novembre 2016, nella presentazione alla Camera dei Deputati di una mozione che impegna il Governo a: «individuare iniziative per celebrare il 90° anniversario dall’attribuzione del Premio Nobel per la Letteratura a Grazia Deledda; far conoscere su scala nazionale e far studiare nelle scuole di tutti gli ordini e di tutti gradi la figura e la straordinaria opera di Grazia Deledda; celebrare le donne e gli uomini italiani che sono stati insigniti del Premio Nobel o di altri prestigiosi premi internazionali, quali esempi per i giovani».

Come sappiamo, questa sua mozione è stata approvata. Così come le altre tre che però non vantavano certo una “lunga fedeltà” a questa battaglia culturale pari a quella dimostrata da Elena Centemero.

L’on. Centemero, di professione dirigente scolastico, si è impegnata «in favore della reintegrazione della Deledda nel canone della letteratura italiana e in favore del suo inserimento tra i grandi protagonisti della nostra letteratura il cui studio è irrinunciabile» anche per ragioni di affetto (in omaggio alla sua balia di origine sarda) ma soprattutto, come studiosa della storia delle donne e come Presidente della “Commissione Equality and Non Discrimination” del Consiglio d'Europa, «per dare visibilità alle donne, al loro ruolo e combattere gli stereotipi, come quello che la letteratura non è “adatta” per le donne ed è un campo di dominio solo maschile».

On. Umberto D’Ottavio, ex sindaco di Collegno (Torino), della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, ha ricordato che, riguardo alle personalità illustri della Sardegna, oltre l’intervento a favore della visibilità della Deledda (per la quale era già stata istituita nell’ottobre 2015 l'Edizione nazionale dell'Opera Omnia con decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali), il Parlamento italiano ha approvato anche la legge che riconosce la Casa Museo di Antonio Gramsci a Ghilarza come monumento nazionale. Il 26 ottobre al Senato la proposta della deputata oristanese Caterina Pes ha avuto il via libera definitivo, dopo quello già ottenuto dalla Camera nell’aprile 2016.

Proprio l’on. Caterina Pes, anche lei della Commissione Cultura della Camera, in un messaggio inviato al circolo “Quattro Mori”, ha scritto: «È lodevole che il vostro circolo abbia lavorato per realizzare la presentazione della biografia che Maria Elvira Ciusa ha minuziosamente composto su Grazia Deledda, a dimostrazione del fatto che forte è la voglia che Grazia Deledda continui, e forse lo diventi ancora di più, ad essere una punta di diamante della nostra cultura e in quanto tale le si presti l’attenzione che merita. […] Vi era in Grazia Deledda la volontà di riaffermare un mondo senza mai perdere il senso delle proprie radici, la stessa volontà che mi sembra sia anche alla base dell’impegno di un circolo come il vostro per tenere un filo sottile ma robusto verso la nostra terra».

In chiusura del convegno, Nino Boeti, Vice Presidente del Consiglio Regionale Piemonte, ha illustrato le iniziative 2016 del Comitato, istituito nel 1976, per la difesa dei valori della Resistenza e della Costituzione. Tre incontri volti a far conoscere alcuni fondamentali avvenimenti della storia del Novecento: 80° anniversario della Guerra contro l’Etiopia voluta da Mussolini (1936); 70° delle prime elezioni politiche italiane dopo il ventennio di dittatura fascista (2 giugno 1946). Come si sa, si votò per l'elezione di un'Assemblea Costituente, cui sarebbe stato affidato il compito di redigere la nuova Carta costituzionale; contemporaneamente si tenne un referendum istituzionale per la scelta fra Monarchia e Repubblica. Il Comitato da trent’anni promuove anche un concorso volto a stimolare gli studenti delle scuole secondari a fare ricerche sulla storia contemporanea.

Tra il pubblico che ha seguito i lavori del convegno, oltre numerosi soci del circolo “Quattro Mori”, il presidente del Consiglio comunale di Rivoli, il giovane Marco Tilelli, Giovanni Paolo Collu (presidente del Collegio dei Probiviri della FASI), Rita Danila Murgia (nuova componente del Comitato Esecutivo FASI), Maurizio Fanari, nuovo presidente del circolo “Kinthales” (prossimamente “Antonio Gramsci” ) di Torino, la scrittrice Bruna Murgia, e alcune donne e alcuni uomini soci dei circoli sardi del Torinese che indossavano costumi tradizionali sardi: quelli di Orani, Orune, Sarule, Triei (in provincia di Nuoro), di Siurgus Donigala (Cagliari) e di Anela (Sassari).

 

Nella foto, da sinistra, Pulina, Centemero, D'Ottavio, Boeti, Bertolo, Ciusa, Ghersi, Caddeo, Dessì.

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Dicembre 2016 11:11
 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):