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Santa Maria de Àjdos PDF Stampa E-mail
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Domenica 01 Gennaio 2017 22:31

1983: restaurata la chiesetta

di Claudio Coda

Breve cronaca di una celebrazione.

Giovedì 8 settembre 1983, vigilia della festa dedicata alla Madonna de sas 'ajànas[1], la chiesetta campestre di S. Maria de Àjdos[2] venne riaperta al culto.

L'Amministrazione Comunale, guidata da Gavino Scanu, aveva provveduto, dal loro insediamento nel 1980, al restauro di alcune chiese locali. Al tempo circolava, ironicamente, tra le minoranze politiche, nei confronti di questa Giunta, l'appellativo: “amministrazione delle chiese”.

Non saprei indicare l'anno di edificazione del tempietto ma, nella carta topografica del 1846, quel sito è indicato come Giàga di Santa Maria e, adiacente, una fontana: Terízza[3].

Collocata alle pendici della collina “sa Lòca[4], a metà dell'800, per giungere da paese, si percorreva il cammino de Ciára Onédda[5] verso Codìnas[6]. Dall'abitato si defluiva, in uscita, da Sa Niera - (attuale via Grazia Deledda). S'istradone, per Ploaghe e Martis, arriverà nel 1870. Avanzando poi per su camìnu de Sàntu Miàli[7], a fondo calata, si proseguiva per Tula - Iscàla de su Ladu. Di fronte alla chiesetta, un viottolo che si ricongiungeva con quello di Còncas e altra strada per Ozieri-Tula e Sassari, che, pressoché, costeggiava su riu de Càstias (o Castìas). Questo scorreva lungo su Terriruju 'Ena de Còncas. Lì, nei pressi, due nuraghi: Càstias (o Castìas) e Órtu.

Giorgio Falchi[8] cita il sito S. Maria Maddalena come punto di passaggio, poi modificato, per il tracciato della strada Castelsardo-Ozieri, progettata nel 1870 dagli ingegneri Garola e Pestarini.

Nel maggio del 1873 l'arcivescovo turritano Diego Marongio Delrio, durante la sua visita pastorale in Chiaramonti, ebbe a lamentarsi che la chiesetta era sì in buono stato, ma senza area di pertinenza per quanto, i proprietari dei confinanti predii, avevano costruito muri “attaccati”, e per due lati, alle pareti della chiesa.

La chiesetta, in argomento, era decenni che abbisognava di restauri conservativi, cosicché, su invito della parrocchia, si promosse una raccolta fondi che ebbe risultati confortanti, tant'è che la somma venne depositata a libretto postale. Pertanto, con il meritorio concorso del Comune e con l'integrazione della questua, si poterono affidare i lavori all'impresa Bua di Oschiri gli interventi riparatori per la riparazione del tetto e il rifacimento della pavimentazione interna con mattonelle.

Quel giorno quasi tutta la popolazione partecipò, e un corteo di macchine con festanti clacson, accompagnarono la statua della Madonna, che era ospitata nella parrocchiale S. Matteo, poi collocata nella nicchia sotto la cuspide di facciata.

Nel sagrato venne eretto un altare per la funzione della S. Messa e, durante l'omelia, il parroco don Giovanni Maria Dettori, annunciò il suo prossimo trasferimento alla parrocchia di San Pietro in Ploaghe.

Un commosso e caloroso applauso risuonò l'area de Giàga de Santa Maria.

_____

Nota:

i toponimi indicati sono ripresi da documenti dell’Archivio Storico di Stato – SS. - Soggetto Produttore: Real Corpo di Stato Maggiore Generale – datato 31 dicembre 1846. Ben 170 anni fa !

 


[1] Giovinette.

[2] Passaggio nella siepe.

[3] O Terrítza - fonte della terra ghiaiosa, sterile.

[4] Accezione non individuata.

[5] Chiara Onedda, proprietaria dell'area (!?).

[6] Luogo pietroso.

[7] San Michele.

[8] Da “CHIARAMONTI – Le Cronache di Giorgio Falchi” di Carlo Patatu – Studium adp 2004.

Ultimo aggiornamento Lunedì 02 Gennaio 2017 00:59
 

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