Home » Cronache del passato » Lucia Tedde-Delitala, virago[1] anglonese

Immagini del paese

Castello 3.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 4919673

Notizie del giorno

 
Lucia Tedde-Delitala, virago[1] anglonese PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 7
ScarsoOttimo 
Lunedì 06 Febbraio 2017 18:47

Tirava fuori, di nascosto, le inseparabili forbicine e, con destrezza degna della migliore spadaccina, tagliava le sontuose vesti delle dame che si recavano in chiesa per sfoggiare la loro vanità

di Giorgio Falchi[2]

Tra le donne ritenute per le più coraggiose ebbe a procurarsi una ben triste celebrità Donna Lucia Delitala, nativa di Nulvi e dimorante a Chiaramonti[3] della quale il Manno così ebbe a scrivere nella sua Storia moderna della Sardegna:

Le femmine stesse impugnavano l’arme e d’una gentildonna di Nulvi Donna Lucia Delitala dava loro l’esempio (cioè agli uomini) di star immota in sull’arcione, di lanciarsi a cavallo sui balzi e di affrontare gagliardamente l’inimico ed imbroccare da lungi con lo schioppetto. Né per ciò solo d’animo virile, poiché sentendo meglio di se di quello fosse dicevole a femmina, ricusò finché visse le nozze e l’amore di un sesso di cui non sapeva soffrire la superiorità.[4]

Sebbene il cognome paterno di Donna Lucia fosse dei Delitala, nondimeno dai più fu chiamata con quello dei Tedde, solendosi in molti villaggi dell’Isola sostituire il cognome materno al paterno allorché si voleva perpetuare il nome e cognome di un parente oltremodo caro od affezionato.

Né il barone Manno cadde nell’esagerato allorché con tacitiana brevità intese di far conoscere l’indole ed il carattere di tal virago, come egli la chiama. Giacché solevasi prevalere delle molte sostanze che possedeva per competere con successo ed umiliare i suoi emuli, e del braccio del famigerato bandito Giovanni Fais per togliere di vita i non pochi individui che odiava.

Inoltre in Donna Lucia l’indole perversa non andava disgiunta dall’orgoglio e dalla tracotanza nel procedere. Onde persino nell’interno delle chiese non ristavasi dal frastagliare con le forbici le migliori vesti delle popolane indossate, sulla pretesa che lo sfarzo di vestiario punto si convenisse alla di loro umile condizione.

Giunta a vecchiaia, mentre in segreto non ristavasi di macchinare nuove scelleraggini, in pubblico frequentava tutti i giorni le chiese; presumendo inoltre di placare l’irata Divinità con le offerte, con testamento del 7 luglio 1763 legava i migliori stabili che possedeva in Chiaramonti alla Compagnia di Gesù, acciò fossero impiegati nel condurre a compimento la chiesa che quei padri stavano erigendo in Ozieri.

Però tal femmina perversa, nonostante fingesse di aver cambiato tenore di vita, punto era riuscita di far dimenticare a parecchie famiglie la perdita dei cari congiunti per di lei ordine stati uccisi. Infatti una mattina nella propria casa di abitazione denominata su Legadu dalle persone di servizio fu rinvenuta cadavere ed impesa con una corda ad una delle travi del soffitto della sua camera da letto.

Degna fine di tal malvagia esistenza.



[1] Donna provvista di requisiti di forza fisica, coraggio e risolutezza virili; di donna accentuatamente mascolinizzata nell'aspetto e nel comportamento.

[2] Scritto inedito.

[3] Nulvi 1705 – Chiaramonti 1774 (?).

[4] Cfr. GIUSEPPE MANNO, Storia di Sardegna, Tipografia di A. Timon, Cagliari 1852, vol. 5, pag. 69.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Febbraio 2017 18:06
 
Commenti (4)
Il comparatico
4 Giovedì 23 Febbraio 2017 17:33
Ange de Clermont

Il comparatico era considerato dalla Chiesa e dai vari strati sociali un legame de ozu santu, sostanzialmente una parentela spirituale che doveva garantire in caso di morte dei genitori del figlioccio la sua educazione cristiana, ma molte tradizioni, nel tempo, tendono ad assumere altri significati. Pertanto anche il comparatico fu visto dai meno abbienti come un legame di protezione in caso di necessità e dai possidenti padrini una clientela da utilizzare in vari campi ed occasioni.


Quando vado a esaminare gl'incartamenti di mio nonno Giovanni Matteo (Chiaramonti 1875-1927) è evidente la contiguità di mio bisnonno Antonio con i Grixoni, visto che i padrini di Battesimo furono Francesco Grixoni e la di lui moglie Vittoria Falchi Madau (se non erro, sto citando a memoria).


Mio nonno, che era alfabetizzato, nonostante i documenti richiesti, fu accolto tra le Guardie di Finanza. A Varese commise una mancanza grave, con scandalo - zio Giovannandrea diceva che aveva dato del porco ad un capitano - e fu mandato nella legione di punizione a Roma, ma restò per tutto il periodo della "ferma" e fu poi congedato col certificato di buona condotta, mentre prestava servizio a Tolmezzo in Friuli.


Rientrò a Chiaramonti, sposò nonna Chiara Soddu (30.12.1900) tessitrice di 5 anni più grande di lui e dopo i 7 anni di Panama fu richiamato giusto nel dicembre del 1917 in servizio sempre dalla Guardia di Finanza e fu congedato nel novembre del 1918 alla fine della Grande Guerra. Divenne mezzadro dei Baravaglia-Madau, forse padrini di mio padre, e nel 1927 morì colpito da ictus.


Da quando ho letto e sentito a Chiaramonti sparlare dei Grixoni o dei Falchi o dei Madau, ho fatto sempre grandi meraviglie, perché mio padre che certamente non doveva essere più fascista prima e più comunista poi di quanto non lo fossero i suoi coetanei e anche mia madre, in dieci anni di convivenza con loro li sentii mai pronunciare una parola contro i Grixoni, i Falchi e i Madau.


Mi chiedo se tutto ciò (data la contiguità per almeno due generazioni tra i miei e la reciproca convenienza) non sia dovuto al comparatico, ma anche, vista la presenza dei Tedde tanto nell'albero genealogico dei Grixoni, dei Falchi e a quanto pare dei Madau) anche dalla parentela.


Ultima osservazione circa il mestiere dello storico.


Questo mestiere l'ho esercitato, limitatamente alla storia dell'educazione e della formazione della scuola e delle istituzioni educative dell'otto e del novecento dal 1968 al 2009, per circa 41 anni e ho preso coscienza che è un mestiere estremamente difficile e che non si finisce mai di apprendere.


Di donna Lucia mi sono occupato con Giuseppina Tedde, l'autrice del romanzo inedito "La sarabanda delle ombre", ho visto la letteratura esistente, ho letto, ma non trascritto l'atto di nascita e altri documenti che Giuseppina voleva darmi, ma per delicatezza non li ho accettati.


Questa storia m'interessa e non m'interessa ed è tema degli storici dell'età moderna. A Cagliari A.S.Ca, a Sassari A.S.Ss, a Torino A.S.To. negli archivi diocesani di Sassari e di Tempio-Ampurias ci saranno indubbiamente dei documenti. Non trovammo a Nulvi l'atto di morte, ma probabilmente i grossi possidenti nobili non hanno lasciato il corpo a marcire a Chiaramonti e a mio avviso, da una serie di riflessioni suppongo che sia morto entro i 5 anni dal testamento 1760-62, e che il suo corpo sia stato seppellito a Nulvi, in qualche oratorio tra i tanti che ci sono (Santa Croce, San Filippo, Chiesa di Santa Tecla dov'è sepolto nell'altare del Rimedio il vescovo Galçerin o Galcerino o in altro oratorio esistente), basterebbe individuare le cappelle nobiliari.


Lavoro da fare ce n'è ma è compito degli storici moderni. Noi, per questo periodo, come cultori pure di storia moderna, non possiamo che raccogliere sia la letteratura e magari pubblicarla sia i documenti e magari pubblicarli. Ma credo che al di là delle nostre pur valide ricerche, dobbiamo dire umilmente "a dogn'unu s'arte sua". Quel che è triste che l'ultimo lavoro di Piga non ha una nota a parte alcune foto di documenti e ci risiamo da capo.


Sono certo che se la nostra assessora alla cultura ha lavorato bene negli archivi, col suo collaudato professore di storia moderna, finalmente potranno dire con riferimenti precisi e controllabili, chi davvero fosse donna Lucia Delitala-Tedde.


Per me come ipotesi di lavoro è che fu un don Rodrigo in gonnella, dispotica come tutti i suoi pari, interessata a che la sua famiglia controllasse il contrabbando di cereali e altro (e qui Giuseppina descrive bene il contesto storico) in su Sassu verso la Corsica, invisa ai Piemontesi perché nobile di nomina spagnola e avversa ai nuovi despoti. Dopo i due anni d'esilio a Villafranca di Piemonte, convertitasi, forse si era ricreduta, pur volendo impedire, legittimamente per quei tempi, il matrimonio della serva con un giovane ardente, pare chiaramontese.


Per Giuseppina Tedde pare ci fosse con la serva un amore saffico ed ecco perché l'intervento del giovane innamorato.


Vedo che mi sto dilungando perché questa donna tutto sommato ci affascina. Detto questo, come traccia di ricerca, attendiamo dai luminari di svelare il mistero di questa donna possidente (i nobili tempiesi non erano che questo. A detta di Mele, basti vedere la bibliografia di Giuseppe Mele in Uniss) assai simile a tanti signorotti, spagnoli e non, nei vasti domini europei della Spagna. Una delle tante e niente di più. Del resto il Settecento, tra lotte continue, in tutta Europa, non poteva che generare questi ultimi nobili ai quali i giacobini avrebbero più in là ghigliottinato la testa.


Forse dovremmo dire che è stato un male che la rivoluzione francese non sia penetrata in Sardegna a parte "La sarda rivoluzione" del Francioni e storici contigui.

Gesuiti e testamento Tedde
3 Mercoledì 15 Febbraio 2017 15:50
c.coda

Caro Ange de Clermont, una precisazione: hai citato nel tuo intervento che, nel testo “Compagnia di Gesù nel territorio della provincia torinese -: memorie storiche/compilate in occasione del primo centenario della restaurazione di essa Compagnia “– scritto dal P. Alessandro Monti ( 1815 -Chieri Stab. Tipografico Ghirardi) nel III Volume (sono cinque i volumi e non tre) è descritto il testamento della nostra d.na Lucia Tedde, di quanto ha lasciato al Collegio dei Gesuiti di Ozieri.


Credo, ma ti chiedo conferma, che l'unico cenno di cui ho letto tracce, in quel testo, è : “ [… chiamerà a conti l'assegnamento fatto per la fabbrica della chiesa in Chiaramonte ed applicherà ai Gesuiti i redditi annuali col deposito dei frutti percepiti in 29 anni, e prega caldamente V:P: di altri soggetti per darne incontanente la direzione morale dll'Università...] ( Cfr. pag 624 – Cap. VIII § 3 La Compagnia di Gesù a Sassari).


Aggiungo che la direttrice della BUS- Biblioteca Universitaria- è la dott.ssa Viviana Tarasconi. Mentre la responsabile dell'Antico è la dott.ssa Panzino.

Lo storico sagrestano dei piemontesi
2 Martedì 14 Febbraio 2017 15:15
Ange de Clermont

Credo che il Manno, lasciandosi trascinare dall'antourage del viceré Rivarolo, che aveva tutto l'interesse a demonizzare al massimo grado il nobilato sardo ereditato dalla Spagna, non abbia fatto un buon servizio a Donna Lucia Delitala-Tedde (non dimentichiamo che l'origine dei Delitala nell'elenco dei nobili stampato nel 1913 dalla Corte figurano di origine chiaramontese, i Grixoni napoletana).


Stessa litania dal Casalis (in ricognizione a Chiaramonti nel 1834, ma studioso di grande scrupolo come rivelano i suoi appunti).


Altro chiarimento che sfugge al Falchi è che eisteva il Collegium dei Gesuiti a Ozieri con tanti alunni che poi andavano a graduarsi presso una delle due università, a questa istituzione Donna Lucia lascia in beni mobili (mofentes) e immobili un patrimonio di diecimila scudi (Cfr. Compagnia di Gesú nel territorio della provincia torinese: memorie storiche / compilate in occasione del primo centenario dalla restaurazione di essa Compagnia dal P. Alessandro Monti. - Chieri : Ghirardi, 1914-. - v. ; 24 cm.). Vedi vol. III in cui è descritto il testamento di Donna Lucia con quanto lascia al Collegio gesuitico di Ozieri.  I tre volumi presso la sala sarda della Biblioteca dei Beni culturali-Ospedale Civile del Varesini in PIazza Fiume- (già detta universitaria, diretta dalla dr. Panzino figlia del noto giornalista cattolico e della celebre pittrice Liliana Cano).


Altra osservazione, per citare donne abili a cavalcare non occorre andare lontano perché Andreuccia Busellu-Lezzeri e la di lei figlia Anna Lezzeri-Busellu, vengono ricordate dalla memoria locale come donne ottime cavallerizze e nella corsa capaci di spararti con precisione senza lasciarti il tempo di un segno di croce. Non metto la mano sul fuoco anche le dicerie vanno vagliate! E chissà quante altre donne claramontane sapevano cavalcando spedirti in Cielo o all'Inferno.


Per ora, ultima osservazione: attendiamo con ansia le carte, o meglio il libro documentato della pluridottoressa Maria Antonietta Solinas e del suo prof. Giuseppe Mele (esperto di nobiltà tempiese) magari dal titolo Banditi a Chiaramonti nel Settecento, già perché a quanto pare il Rivarolo fece questo dono alla nobile Donna Lucia con i proposti cinque anni di esilio, ridotti poi a due.


Mi guarderei anche dalla storia documentata, i documenti, infatti, possono nascondere macroscopiche falsità accanto ad alcune verità e bisogna vagliarli, pesarli e saperli leggere in un contesto. D'altra parte il documento viene letto e interpretato dallo storico che ideologicamente potrebbe essere bianco, rosso, verde o grigio.


Per concludere,la storia "vera" è quella che vede Nonnoi, noi tentiamo di ricostruire come possiamo la storia degli storici e le loro verità o falsità. Indubbiamente questo personaggio va collocato anche nell'illecito cotrabbando che vide i Tedde contro i Tedde in quel momento storico contrassegnato per dieci anni dalla presenza degli Austriaci, degli Spagnoli e poi dai Piemontesi.


---


Grazie per le precisazioni e integrazioni, puntuali e documentate. (c.p.)

Testamento D.na Lucia
1 Martedì 07 Febbraio 2017 10:40
c.coda

Di donna Lucia Tedde se ne sono dette di cotte e di crude, soprattutto negli ultimi anni. Su di lei hanno raccontato di tutto e di più, ma senza portare documentazioni a sostegno di quanto si andava a narrare.


Tutti hanno ripreso, maneggiato, volteggiato quello che il Manno ha raccontato. Così pure il Casalis , mi pare intorno al 1825/30. La sua, per sentito dire.


Chiariamo subito con una precisazione: il testamento, a favore dei Gesuiti in Ozieri, la nobildonna lo manifestò in data 16 febbraio 1755 (e non 1776 - a quella data era già morta e sepolta - da accertare ancora la date del decesso, ma alcune verifiche documentali lo confermerebbero, ovvero prima del 1776), è redatto dal notajo Joannes Vaca Guiso di Nulvi.


Chi era costui ?


Altro non era che il padrino del nipote (figlio della figlia) del bandito Juan Fajs. Ma forse ancora in più stretta parentela. Da accertare... ma sempre con documenti.


Come si diceva un tempo... "càrta cantàda in cannòne" (come pure l'errore in cui è incorso il Manno, e tutti lo hanno ripreso come se fosse veritiero: la moglie del bandito Fajs era Baingia Unale, e non Chiara).


Ma al tempo, le ricche (solo di beni) chiaramontesi, facevano a gara a battezzare i figli e i nipoti del bandito. Forse con la comparìa, ne acquistavano un servizio. Quello protettivo, e non solo. Oggi ci scandalizzeremmo, allora non più di tanto.


E, a Chiaramonti, " lo fu ".


Negli anni a venire, quelle famiglie, andavano per carrèlas, con la "puzza al naso", ostentando le pretese ossequianti da parte del povero villano (inteso come popolano).


Ma quanto è bella la storia, quella documentale. L'altra, quella "bèntulada", un pochino meno.

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):