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Tra balli e funerali
Scritto da Ange de Clermont   
Sabato 11 Marzo 2017 15:33

L'anno 1927 morirono sia mio nonno Giovanni Matteo Tedde, noto Tebachéra, già finanziere, emigrato in Francia e in Panama, partecipe per un anno alla Grande Guerra e infine felice mezzadro dei Baravaglia-Madau a Teriales, secondo la testimonianza di zia Maria Denanni sia la nonna materna di mia moglie, Domitilla Ruju in Mannu, di fatto gestrice del Tabacchino e di un negozio di coloniali in Piatta.

Lasciava sette figli, il primo Lucio, figlio di primo letto del marito Sebastiano Mannu. Di lei conserviamo le struggenti lettere d'amore a Sebastiano, noto Bottiglia, fine ciabattino (le aveva regalato un paio di scarpette tutte disegnate finemente) e vignaiuolo.

Il fratello della defunta Giovanni Maria divenne direttore didattico nel Cagliaritano, mentre il di lui figlio Paolo divenne Presidente della Corte d'Appello di Oristano (morto alcuni anni fa prematuramente) la cui figlia Patrizia Ruju è attualmente magistrato. Tutta gente che ha lasciato Chiaramonti senza più farvi ritorno.

Nonostante il fascismo le feste tradizionali non venivano dimenticate sia civili che religiose, anche se dubito che alcuni dei capifesta citati fossero praticanti, presi com'erano dal carnevale e dal carnale secondo la memoria orale, ma non scritta.

Queste "trance de vie paesane" aprono spiragli sulla vita dei nostri antenati.

Tra 90 anni, nel 2107, ci saranno claramontani per ricordare questi nostri giorni? O forse, archeologi, alla ricerca del sito chiamato Chiaramonti? Se le nascite continueranno a diminuire e la gente lascerà il paese come l'anno scorso (28 emigrati e 21 deceduti) avverrà davvero così!

 
Questo è un commento di "Peccati di gola e di lussuria"