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Venerdì 17 Marzo 2017 17:56

Collocazione della croce ferrea a Codìnas

di Claudio Coda

Reminiscenza di una cerimonia di 86 anni fa.

A proposito della riqualificazione dell'area a Codìnas, una rotatoria e risistemazione dell'area destinata a giardinetto, voglio ricordare una celebrazione documentabile avvenuta nella giornata del 28 aprile 1931.

In quei giorni erano in paese, per le Giornate delle Missioni, don Erminio Martinoli e don Giulio Rosi, missionari di San Vincenzo.

Era un martedì e la giornata ebbe inizio con una messa -alle ore7.00 dedicata a tutti i Defunti- che il parroco don Pietro Dedola, di recente nomina alla San Matteo, concelebrò con i reverendi.

Dopo pranzo -alle 15.00- si compose un lungo corteo con le autorità paesane -con le rispettive bandiere e stendardi- e un'immensa folla ad accompagnarli.

Per corredare l'avvenimento, aggiungo una didascalia delle figure preminenti del tempo, che potevano esserci, perché di rango pubblico: il podestà Luigi Madau; su màstru Pasquale Brau, segretario del Fascio; signora Mariuccia Baiardo, segretaria del Fascio femminile; Bore Cossiga, Presidente dei Combattenti; s'avvocadèddhu Giulio Falchi, fiduciario dei Sindacati Fascisti e prossimo tenente della Milizia V.S.N.[1] di Chiaramonti e Martis; sos mèigos Gavino Grixoni e Antonio Marcellino; su veterinàriu Costantino Arru; Mario Bertoli, tenente della Milizia; Antonio Piras, presidente del Direttorio dei Mutilati e Invalidi di Guerra; Nicola Anedda, maresciallo dei Reali Carabinieri; le scolaresche accompagnate dall'ins. decana Giuseppina Tola e colleghe Maria Dau e Maria Farre.

In breve, tóta zènte de importànzia.

Nel lungo corteo, verso il luogo d'ingresso del paese, a Codìnas, anche le associazioni religiose con i loro drappi. Difatti, dopo quel dì, l'area fu popolarmente riqualificata come sa Rùghe. Pertanto un altro tassello della microstoria paesana s'accresce dell'origine del toponimo.

Per significare le Giornate delle Missioni avevano ideato il collocamento -su cippo di calcare eretto su gradinata, a tutto tondo, in trachite- di una croce di ferro che era stata commissionata e realizzata dal giovane -appena 23enne- Giovanni Maria Quadu, figlio di Salvatore Quadu-Sanna e Maria Scanu-Manchia.

Nell'omelia, don Rosi, toccò il cuore dei chiaramontesi con parole forti, dai contenuti religiosi e patriottici, impartendo la benedizione dell'opera, già installata in precedenza. Grande fu la commozione generale, così pure coinvolgente il saluto ai missionari che ripartivano per Sassari. Tutti i presenti, infervorati per il fatto che all'ingresso del paese vi fosse una testimonianza cristiana, fecero ritorno in abitato seguendo la stessa formazione in arrivo.

Oggi queste attestazione religiose, in quell'area, sono tre (a parte la chiesetta del Cristo Risorto): statua della Madonnina, Arco per il Giubileo del 2000 e altra croce. Poiché è un trivio. Se fosse un quadrivio, avremmo provveduto senz'altro. Con ciò, lungi dal pensiero laicista, ma un po' di raziocinio di queste espressioni di fede vanno sempre e comunque fatte. Altrimenti si cade nel pacchiano. Ma ci siamo dentro a tutto tondo come le gradinate del cippo realizzato.

Un esempio del “vicinato”, all'ingresso di Ploaghe -versante Sassari- unica testimonianza: un crocifisso nel giardinetto che riprende il richiamo di devozione cristiana che valuto come una buona opera di manufatto, alla pari di altra espressione artistica.

Quel cippo con croce del 1931, a Codìnas, rimase lì per ventinove anni. Come già ricordato in questo sito, nel commento “Sa benénnida sias a Codìnas”, nel 1960 venne sostituito da una statua della Madonna, su colonna, realizzata dallo scultore Alberto Sparapani -di Carrara Avenza- e commissionata dalla Gioventù Femminile con il sostegno della questua ed il contributo del Comune. Costo 240.000 lire.

A favore del memento, mi piace aggiungere che, oltre al citato Quadu, autore della lavorazione in argomento, operava ai tempi, un altro giovane e pure coetaneo, che esercitava l'arte della lavorazione del ferro: Antonio Maria Brundu figlio di Michele Brundu-Salis e di Maddalena Fais-Sini (ambedue di provenienza ploaghese). Il giovanotto, nel 1932, appena 24enne, vinse un riconoscimento nella Mostra Regionale dell'Artigianato e Piccola Industria. La commissione esaminatrice lo premiò per l'originalità e la finezza del lavoro presentato.

Come palma: un'incudine, un martello ed il Fascio littorio.

Parafrasando: “tra l'incudine e il martello”, c'avevano messo il fascio littorio a tal punto che la bravura artigianale chiaramontese... è andata oltre Codìnas.

 


[1] Volontaria per la Sicurezza Nazionale.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 17 Marzo 2017 18:01
 
Commenti (1)
Uno squarcio di devozione prezioso
1 Domenica 19 Marzo 2017 13:52
Ang de Clermont

Me l'ero posto il problema e mi barcamenavo tra due ipotesi una Croce del Settecento con riferimento a Padre Vassallo o ai novecenteschi Signori della Missione.


Mi fa piacere che Claudio abbia ritrovato la cronaca della posa in opera de sa Rughe dove poi, se non erro, andavano a prendere i morti ammazzati a su Sassu, prima a Punta de Bonanotte, e gli stessi nomi dei missionari che sicuramente hanno lasciato tra le relazioni depositate alla Casa della Missione anche la posa di questa Croce.


Chiederò al mio coetaneo padre Angelo Anelli, se avrà pazienza di cercarla e di rintracciarla. Non posso che applaudire a questo evento religioso ritrovato e avvenuto dopo la Conciliazione.

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