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Ricordi di Mons. Filia PDF Stampa E-mail
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Lunedì 24 Aprile 2017 08:10

di Angelino Tedde

Lo conobbi appena inserito tra gli orfani della Cassa Divina Provvidenza a partire dal 17 marzo 1947, avevo perso da un mese i miei genitori e d'altra parte avevo scarsa dimestichezza con i preti, non invece con le suore che avevo avvicinato all'asilo Falchi Madau.

La suora dei ragazzi non mi fece aspettare molto per servire la Messa ogni mattina. La celebrava Mons. Filia, allora vicario generale di Mons. Mazzotti, abitante in una casa adiacente alla Casa Divina Provvidenza. Pensare che nei pressi ci abitava anche il prof. Brigaglia, padre del non più giovane attuale Brigaglia.

Cominciai a servirgli la Messa. Mi colpì subito il suo modo di comportarsi mentre cominciava a vestirsi stirandosi prima una gamba poi l'altra. Salito all'altare sbarrando quegli occhi grandi e un pò arrossati, chiaro segno di pressione alta, diceva Messa in latino tranquillamente, ma quando giungeva alla consacrazione, a pronunciare le parole di Gesù faceva: -Hoc est, hoc est corpus meum...-

Aveva qualche dubbio?

Forse voleva concentrarsi meglio o lo spaventava la consapevolezza del grande mistero eucaristico?

Non lo seppi mai.

Altri episodi. Prima della Messa, una volta conosciutomi, mi chiedeva: -Ho gli occhi rossi?- Gli rispondevo sempre di no, perché per istinto avvertivo che se gli avessi detto di sì l'uomo si sarebbe spaventato. Col tempo, forse qualche annetto, incerto nel camminare, suor Luisa mi chiese di accompagnarlo in Curia e così appoggiando la mano sulla mia spalla, andavamo per via G. M. Angioy verso la Curia, a Porta Nuova. Io chiacchierone come al solito gli facevo delle domande e lui rispondeva, ma quando toccavo argomenti morte, l'uomo si agitava e bloccando il tabacco che di solito masticava, mi dava dei pugni sulla spalla invitandomi a non parlare della morte. Si vede che l'argomento non gli garbava.

Altri episodi. Dal 1948 in poi le suore ci portavano ad Alghero per un lungo periodo di colonia marina. Per qualche giorno arrivava anche lui ed io ero designato ad accompagnarlo nei vicini giardini e credo che non gli diedi motivo di rimproveri dal momento che censurava l'argomento morte. Più in là volle scendere anche nella spiaggia. Si sedeva su una sedia, prendevo un gran secchio d'acqua marina e glielo portavo davanti ai piedi. Lui, come un bambino che ha paura dell'acqua, faceva svariati tentativi di mettere i piedi nel secchio, facendo, al tocco dell'acqua; - Ah, ah, ah!- e finalmente gradualmente piazzava i piedi dentro il secchio.

Io tra me dicevo: questo bagno è tutto da ridere.

L'ultimo ricordo a Saccargia: si doveva festeggiare il vescovo Mazzotti, per qualche anniversario e si celebrava la Messa. Al momento della predica, Mons. Filia, salì su una predella più alta del pavimento e cominciò a parlare:

- Sacris solemniis iuncta sint gaudia, et ex praecordiis sonent praeconia; recedant vetera, nova sint omnia, corda, voces et opera-. Arrivato a questo punto restò come imbambolato e dopo aver ripetuto per due o tre volte, tacque e non proseguì! Lui grande oratore, conosciuto in tutta l'isola oltre che forbito scrittore era arrivato al capolinea. Aveva smarrito in chissà quali meandri del cervello la solenne predica che s'era preparata.Tutti capirono a cominciare dal vescovo.

Che cosa fece per me. Entrato in seminario a Cuneo nel 1950, vi frequentai il primo anno, ma sia per il freddo sia per la crescita fui ricoverato tre volte all'ospedale e, finita la I Media, fui rispedito a Sassari con la dichiarazione del Rettore che quel clima non mi andava.

Tornai a Sassari e volevo continuare il seminario. I preti della Missione furono titubanti nell'accogliermi, ma suor Luisa che era capace come una buona madre di saltare gli ostacoli andò direttamente dal Vicario Generale che era appunto Mons. Filia che ben mi conosceva e forse apprezzava. Probabilmente intervenne presso il vescovo ed io fui accolto nel seminario diocesano di Sassari e forse devo a lui se potei continuare lì fino alla V ginnasio, prima di entrare tra i missionari del PIME.

Forse ero a ad Aversa quando a 69 anni morì, lo appresi da Libertà e debbo dire che mi dispiacque.

All'Università dando gli esami scoprii la grandezza dello storico, cosa che ignoravo. Si diceva di lui che l'avessero proposto come vescovo, ma aveva rifiutato. Allora lo avevano nominato nientedimeno che Cameriere Segreto di Sua Santità! Certo è che, da seminarista, a Chiaramonti, quando venne col vescovo per le Cresime, a tavola, in casa dell'allora parroco, qualche bicchiere di vino di troppo se lo ingollò e memore del passato scoprii che la sclerotica era circonfusa di rosso. Ovviamente non glielo andai a dire.

 

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