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Elezioni comunali, candidati introvabili e utili idioti PDF Stampa E-mail
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Giovedì 18 Maggio 2017 23:29

Perché mai a Chiaramonti, ma anche altrove, risulta difficoltoso mettere insieme una dozzina di cittadini disposti a candidarsi e reggere per almeno un quinquennio l’onere di governare il Comune

di Carlo Patatu

Coraggio, ragazzi. Avete un’età media di 37 anni, il che gioca a vostro favore. Non deludeteci. Date prova che la giovane età si sposa bene con la freschezza e la genialità delle idee. Se ne avete e ci credete, tiratele fuori. Senza timori riverenziali per alcuno. (v. Buon lavoro Sindaco! del 15.06.2012)

Con queste parole, mi fa notare un lettore, ebbi a salutare, cinque anni fa, la nascita della giunta Pischedda. Lo ringrazio, il lettore, perché non me ne ricordavo più. E, probabilmente, non se lo ricordano più nemmeno i destinatari di quel saluto.

Cinque anni sono lunghi da passare…

Fra poco più di venti giorni si apriranno le urne per raccogliere i voti espressi dai chiaramontesi per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale. Sulla scheda figurerà una sola lista. Per di più monca. Pertanto, se sarà raggiunto il quorum di partecipazione al voto previsto dalla legge elettorale, avremo un consiglio comunale ugualmente monco, con 11 consiglieri anziché 12.

Ribadisco con rammarico: è la prima volta che ciò accade da queste parti.

Perché siamo giunti a tal punto?

Ho sottolineato, qualche giorno fa su queste pagine, che disinteresse e apatia non sono appannaggio dei soli chiaramontesi; ma anche di altre comunità. Della Sardegna e non solo. Il che non conforta affatto. La storiella del mal comune mezzo gaudio è una bufala. Così pare a me.

Ci sono ragioni di ordine generale che riguardano l’intera comunità nazionale: la disaffezione per la politica, il disinteresse degli elettori, schifati dalle ruberie, dagli scandali e da quant’altro di poco onorevole vede protagonista la classe politica. Un po’ a tutti i livelli. Da qui la rassegnazione e la determinazione di allontanarsi dai seggi elettorali, ritenendo del tutto inutile votare per qualcuno e qualcosa che poi sono fonti certe di delusioni e tradimenti.

Ma ci sono anche ragioni specifiche che riguardano le singole comunità e che inducono i più a cavalcare la moda corrente del disinteresse, lasciando fare a chi ne ha voglia, tanto non cambia nulla. E qui veniamo a noi, al saluto richiamato dal citato lettore.

Rileggo il documento programmatico della lista che vinse cinque anni fa. Vi si dice subito che l’impegno principale dei candidati era quello di cambiare il modo di amministrare il Bene Pubblico, […] d’improntare ogni attività ai principi di “informazione, trasparenza, coinvolgimento e partecipazione.

A conti fatti, d’informazione c’è stato quel minimo indispensabile imposto dalla legge, con la pubblicazione degli atti amministrativi (spesso senza allegati) sul sito ufficiale del Comune. Dove peraltro è sovente difficile “aprire” i file contenenti elaborati tecnici dei progetti di opere pubbliche, perché prodotti con programmi di uso non corrente. Il che ha nuociuto non poco sul versante della trasparenza. Di ciò ho avuto modo di lamentarmi più volte con chi di dovere. Inutilmente.

Quanto a coinvolgimento e partecipazione, se ci sono stati io non me ne sono accorto. Forse per colpa mia. Le assemblee popolari, convocate soltanto per annunciare genericamente ciò che si è fatto e non per chiedere suggerimenti e idee su quel che c’è da fare, possono contarsi su poche dita di una mano.

Tutto ciò, è indubbio, ha contribuito ad alimentare il disinteresse della cittadinanza e a indurla, in gran parte, a tirare i remi in barca. In breve: ha vinto la rassegnazione passiva. Che è una brutta cosa. Non stupisce, pertanto, sentir dire qua e là: candidarmi? Ma quando mai!

Infine c’è da tener conto dei comportamenti della minoranza. Anzi delle minoranze che si sono succedute nel corso dell’ultimo ventennio o giù di lì. Fatta salva l’opposizione robusta posta in essere dai consiglieri Francesca Scanu e Toruccio Sotgiu, usciti dal gruppo di maggioranza sbattendo la porta durante l’amministrazione presieduta da Giancarlo Cossu (2007-2012), per il resto le minoranze di turno sono state pressoché inesistenti. Ciò ha nuociuto alla comunità; ma anche alle rispettive maggioranze, che sono andate avanti stancamente e nel disinteresse generale, in assenza di stimoli salutari e di critiche espresse anche in modo rude, come usualmente accadeva un tempo.

Il lettore dianzi citato mi dice che dovremmo forse riscoprire gli ideali dei classici greci e il loro vero valore intrinseco. Invece per gli inutili idioti è più importante la società consumistica. […] E che dovremmo andare oltre gli atteggiamenti dell’utile idiota pieno di sé ma vuoto, povero di idee e di capacità decisionale. Quanto alla formazione di una lista da contrapporre al sindaco uscente, mi confessa: […] ci ho provato, ma non è andata. Niente candidati di livello. Come avrà capito, non sono uno che si accontenta di tutto pur di fare una lista. Pazienza ho preferito non andare avanti e non mi sono pentito della scelta fatta. Forse Chiaramonti vuole così.

Amico mio, il disimpegno e l’apatia, in genere, spianano la strada agli idioti utili e anche a quelli inutili. Che, in assenza di chi possa contrastarne la marcia, viaggiano spediti e alla grande. In ogni latitudine. La storia ce lo ha insegnato più volte. Basta volgere lo sguardo a ciò che ha aperto le porte al fascismo in Italia. Le lotte intestine della sinistra di allora, lo snobismo dei liberali, l’inettitudine dei governi e, infine, l’Aventino (e cioè il ritirarsi imbronciati quando, al contrario, sarebbe stato il caso di lottare con durezza) sono stati la manna dal cielo piovuta ad alimentare e ingrossare le file delle camicie nere. Sappiamo com’è finita.

Pertanto, cari giovani che criticate per strada e al bar gli amministratori per ciò che fanno (o non fanno), provateci voi a scendere in campo, quand’è l’ora, e cimentatevi a viso aperto. Che ne usciate vittoriosi o sconfitti poco importa. Importa, invece che abbiate manifestato la vostra disponibilità e che la vostra coscienza niente abbia da rimproverarvi in futuro.

A Sassari, ai critici che concionano e non propongono, sono soliti ribattere: “Fallu tu!...”.

Meditiamo, cari miei compaesani, meditiamo.

 

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