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Domenica 21 Maggio 2017 16:06

Processioni del passato per impetrare la pioggia

di Claudio Coda

 

Su la Nuova Sardegna, del 16 maggio, ho letto: “Allarme siccità nell'Isola, mai piogge così scarse dal 1922”.

È di questi giorni la disposizione della Giunta Comunale per l'inoltro, da parte degli operatori dell'agro- alimentare, delle domande per il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Arsura spaventosa quest'anno.

Perciò mi vengono alla memoria altre primavere, àtteros ànnos 'e siccàgna, di cui se ne ha contezza memoriale e documentale e che i chiaramontesi, risolvettero ricorrendo alla buona Santa Jùsta de sas àbbas[1]. Ci provarono e... ottennero risultati.

Tre le circostanze documentabili.

Quella più vicina nel tempo è di fine anni '80, quando a reggere la parrocchia era don Giovanni Antonio Tilocca che a lui si rivolsero, gli agricoltori, per perorare un intervento propiziatorio.

Era primavera, manco un goccio d'acqua era caduto dal cielo. Le campagne aride, le piantagioni sofferenti, raccolti andati in malora, così, in quattro e quattr'otto, si promosse una processione che partì dal sagrato della chiesa del Carmelo e giù per 'Èdras e sa Sèrra.

Mi ero aggregato, su richiesta di un amico, più per far compagnia e, poiché non ho mai rinunciato alle scarpinate... mi sono messo in cammino con loro. Che sempre bene fa.

Un dettaglio è d'obbligo raccontarlo: appena dopo il ponte del rìu Bàdu 'Òlta, nei pressi della chiesa di Santa Maria Maddalena in Órria e la piana di Marianicu, una pioggerellina ci accompagnò -per un paio di km, sino al sagrato della chiesa. Officiata messa, al rientro, ci riaccompagnò la stessa acquerugiola di prima. Non ricordo quanta, ma comunque “ne era scesa”!

Superstizione e credenza popolare a parte, ci bagnammo.

Anche nell'aprile del 1960 i contadini, tanto disperati, chiesero al parroco -don Giovanni Maria Dettori,- di farsi interprete presso la santa. Richiesta accolta e, numerosi, in cammino a prendere il simulacro. Dopo circa due ore e mezza di camminata, tra canti e lodi, arrivati nel sagrato, manco il tempo di varcare la soglia, arrivò “una pioggia a ristorare solchi e cuori”.

Così da le cronache parrocchiali del tempo.

Altro evento: 1938 penoso anno di siccità. I contadini girarono, al parroco don Pietro Dedola, l'invito a mettersi “in contatto” con la santa, e si organizzò una processione.

Era il 18 aprile, un lunedì dell'Angelo, e la popolazione si recò in solennità presso Santa Giusta, tutti per impetrare questa benedetta pioggia. Arrivarono anche i ploaghesi, nulvesi e martesi, a “dare una mano”.

Durante la funzione, improvvisamente, un grande acquazzone si riversò sull'arida campagna del territorio. Tenuta la funzione religiosa, nonostante il perdurare del rovescio, quattro robusti volenterosi agricoltori, non volendo desistere, portarono il simulacro della santa, per tutto il percorso e senza mai essere sostituiti da altri, in paese. Forse privo di su preìderu[2] Dedola.

Furono in molti a seguirli e, tutti attrìcci[3], si accompagnarono tra canti e gósos[4] in osanna alla santa: [] vera nostra protettòra / in chélu nois t’hàmus /et comènte supplicàmus / favòrinos a dogn'ora /de favòres bisonzósa / Defèndhe su Regnu Sardu / Santa Justa gloriósa [...].[5]

La pioggia continuò per tutta la notte del lunedì e sino al martedì.

Diversamente non come avvenne nella primavera dell'anno successivo, il 1939, quando tre-quattro giorni di pioggia e grandine devastarono i raccolti, vigneti e frutteti. Tanta era l'acqua caduta che tutti i fiumi strariparono, frane sulle strade e danni alle abitazioni. Un disastro.

Anche nella primavera del 1931 si riversò, su Chiaramonti, un'intensa pioggia rossa. Tant'è che le donne dovettero riportare al lavatoio, per una seconda lavatura, la biancheria stesa. Della pioggia colorata, un mistero.

Nel 1927, per arginare i danni causati dalla siccità, si cercò di creare una mutua assistenza, che sino ad allora era attiva solamente contro i danni della mortalità del bestiame, contro incendi e furti, e sempre allora, ci si chiedeva: perché non contro i danni dell'aridità? Però escludevano, a priori, le compagnie di assicurazioni: “...facevano il loro interesse, ma organizzata dagli agricoltori stessi per una grande virtù educatrice insegnando i vantaggi della solidarietà. L'animo del contadino, individualista per eccellenza, s'aprirebbe ad una considerazione più sociale della vita....[6].

Curiosità dentro la curiosità.

Tra qualche giorno si festeggerà Santa Giusta. Negli ultimi due-tre anni, durante il pranzo che il comitato allestisce, una fitta pioggia si è riversata sulle bancate, tanto da doversi riparare all'interno della chiesa. La santa de sas àbbas aveva rinnovato il saluto benedicente ai festanti.

Colgo l'occasione d'indicare il 1° Comitato S. Giusta -patrona degli automobilisti- creatosi per i festeggiamenti del 17-18 maggio del 1969: Brunu Gregorio, presidente - Barrocu Giov. Vincenzo - Cherchi Giulio - Cuccuru Salvatore - Melone Gavino - Migaleddu Giuseppe - Porru Antonio - Satta Antonio - Satta Pietrino - Satta Tonino.

Proviamoci ancora, così come avvenne nel 1938, 1960 e anni '80, tra una laude e l'altra, chissà!

 

Le foto sono dell'autore, che ringraziamo.


[1]Santa Giusta delle acque.

[2]Prete.

[3]Bagnati.

[4]Lodi.

[5]Alla lettera: [...] vera nostra protettrice / in cielo noi ti abbiamo / e come supplichiamo / favoriscici ad ogni ora / bisognosi di favori /. Difendi il Regno Sardo Santa Giusta gloriosa [...].

[6]Da archivio privato dell'autore.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 21 Maggio 2017 16:16
 
Commenti (1)
Una "pioggia" speciale
1 Lunedì 22 Maggio 2017 17:49
c.coda

Nel 1937, ossia 80 anni fa, in occasione della festività di Santa Giusta, il Commissario Prefettizio Pasquale Brau, in concerto con la Prefettura di Sassari, deliberò di riadattare la strada per l'eremo.


La spesa preventivata era di £ 6.000, di cui 2.000 a carico del Municipio e 4.000 a carico dei frontisti che avrebbero concorso in misura della rendita agraria.


Il fiduciario del Sindacato dei Lavoratori Agricoli Mario Rottigni tenne una riunione nei locali del Fascio per regolare le richieste di manodopera secondo le modalità prescritte nel patto di lavoro. La paga fu stabilita in £ 9 al giorno per 10 ore lavorative.


Una "pioggia" in soccorso della disoccupazione.

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