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Correre senza avversari? No, grazie! PDF Stampa E-mail
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Domenica 04 Giugno 2017 00:00

Non riesco a darmi pace: un paese come Chiaramonti, connotato in passato da tanta vivacità nelle campagne elettorali comunali, si ritrova con una sola lista in lizza. Per di più monca

di Carlo Patatu

Fra una settimana si apriranno le urne per eleggere Sindaco e Consiglio comunale.

Come sappiamo ormai tutti, le schede che i presidenti di seggio consegneranno agli elettori conterranno un solo nome per la carica di Sindaco e una sola lista per i membri del Consiglio. Che dovrebbe essere composto da dodici elementi e che, invece, ne avrà uno di meno.

Le pur nebulose previsioni della vigilia non si sono avverate. Le velleità di alcuni giovani, che parevano seriamente intenzionati a farsi avanti per lanciare la sfida al detentore del titolo, hanno fatto cilecca. Si sono smorzate d’incanto, dileguandosi come nebbia al sole e lasciando in solitudine (non so dire se gradita o meno) Marco Pischedda e il suo gruppo.

Per un paese come il mio, lo ribadisco con tristezza, connotato in passato da tanta (talvolta troppa) vivacità durante le campagne elettorali comunali, ritrovarsi ora con una sola lista in lizza, per di più monca, è una novità assoluta. L’ho già detto: non era mai accaduto e non riesco ancora a farmene una ragione.

Ve l’immaginate un pugile che sul ring si ritrova solo, senza un avversario? Che farebbe? Si metterebbe a menare fendenti per aria facendo finta di colpire un bersaglio inesistente? Farebbe ridere. O una squadra di calcio che scende in campo in compagnia soltanto di arbitro e assistenti? In entrambi i casi, regole alla mano, pugile e squadra sarebbero dichiarati vincitori. A tavolino, naturalmente. Ma figurarsi la delusione e la noia di spettatori e tifosi.

Una vittoria è una vittoria, si dice. E poi occorre sottolineare che gli assenti (anche questo si dice) hanno torto. Sempre. E non potranno mai dire “io c’ero”. Ma il gusto di un’affermazione conquistata in simili circostanze, diciamocelo subito, ha un sapore amaro, lascia un retrogusto sgradevole. Così io credo.

Una comunità che non riesce a mettere insieme almeno due gruppi contrapposti (26 candidati su un totale di circa 1.400 elettori) è decisamente in declino. Con poche idee e, quel ch’è peggio, nessuna volontà di battersi per una proposta nuova, per dare corpo a progetti, sogni e fantasie che, specie nelle menti dei giovani, non dovrebbero mai mancare. E credo che non manchino.

Chiaramonti ha fornito in passato, e continua a fornire nel presente, belle intelligenze che hanno fatto e continuano a fare onore a questo villaggio. In Italia e fuori. Fior di maestranze, imprenditori, professionisti, dirigenti e funzionari che hanno conquistato posizioni di prestigio. E che, in più occasioni, ci hanno fatto inorgoglire non poco.

E allora, perché mai chi è rimasto in paese appare restio a proporsi per amministrare il Comune dando gambe alle proprie idee? Perché tanta indifferenza per le sorti di una comunità che, invece, avrebbe bisogno di una scossa forte e di mettere un campo una progettualità adeguata alla condizione di morta gora[1] che ci tocca di vivere?

Si tratta forse di apatia? Disinteresse? Snobismo? Indolenza? Qualunquismo? Allergia alle critiche? Assenza di autostima? Cos’altro potrebbe esserci?

A questi interrogativi, purtroppo, non so dare risposta. E me ne dispiace molto.



[1] Cfr. DANTE ALIGHIERI, La Divina Commedia, Inferno, canto VIII (vv. 31-33).

 

 

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