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Un congedo col broncio PDF Stampa E-mail
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Martedì 06 Giugno 2017 13:16

Sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza si sono congedati dai cittadini usando toni polemici, offesi per certe critiche subite durante l’esercizio del mandato quinquennale

di Carlo Patatu

Ieri sera, accogliendo con piacere l’invito del Sindaco, ho partecipato alla manifestazione di commiato indetta dal gruppo di maggioranza, presso l’aula del Consiglio comunale, a chiusura del mandato amministrativo.

In una sala nemmeno affollata, mi aspettavo di vedere volti sorridenti e rilassati, dato che la maratona durata cinque anni, di certo defatigante, si è ormai conclusa. Invece mi sono ritrovato con facce scure e toni, specie quelli manifestati dal Sindaco, dall’assessore Solinas e dal capo gruppo Muzzoni, decisamente polemici. A tratti duri. Molto duri.

Duri contro chi?

Contro coloro che avrebbero mosso, verso l’amministrazione uscente, critiche ingiuste, per lo più dettate da pregiudizio astioso e scarsa conoscenza dei fatti. Eppure l’elencazione dettagliata di ciò che questa giunta è stata capace di realizzare avrebbe suggerito di usare un approccio diverso, più sereno, nel momento de sa dispidìda[1].

I sindaci, le giunte e i consigli comunali i miracoli non li sanno fare. Nessuno, finora, ne è stato capace. E questo i chiaramontesi qualche volta lo dimenticano. Pertanto aspettarsi di raccogliere dalla comunità soltanto applausi ed elogi è pura illusione. Chi si avventura ad amministrare un Comune sa di doversi esporre a critiche di ogni sorta. Talvolta giustificate, talaltra gratuite e immeritate, a volte persino ingenerose. Il male che l’uomo fa vive oltre di lui; il bene, sovente, rimane sepolto con le sue ossa, sosteneva il grande Shakespeare[2]. Così è per gli amministratori. Comunali e non solo.

Dai discorsi fatti ieri sera dal sindaco Marco Pischedda, dal suo vice Salvatore Mannoni, dagli assessori Maria Antonietta Solinas e Deborah Sotgiu, come pure dall’intervento del capo gruppo Giuseppe Muzzoni, abbiamo appreso che la squadra ha marciato compatta per l’intero quinquennio. Senza sbavature e tensioni particolari. E che, ritrovandosi insieme a collaborare concordi, i componenti del gruppo si sono conosciuti meglio, hanno imparato a camminare insieme e, cosa non scontata, sono diventati pure amici. Inoltre, nessun pezzo è stato perso per strada.

Che dire, allora? Perché i musi lunghi proprio nell’ora del commiato? Uno sfogo è comprensibile e persino giustificato; ma senza esagerare. Pur considerando cinque anni d’incubazione, trascorsi a lavorare, sicuramente con buona lena e buona fede, ricavando poi critiche, biasimo e disapprovazione che non si aspettavano. Specie da parte di coloro che essi ritenevano più vicini e disposti a produrre un’azione di sostegno efficace.

Chi si aspetta solo consensi e gratitudine non deve candidarsi ad amministrare il bene pubblico. Chi decide di mettersi a disposizione della cittadinanza, al contrario, deve prima vaccinarsi contro i giudizi severi e le disapprovazioni. Anche se li si ritiene ingiustificati.

Cinque anni fa, quando in assemblea Marco Pischedda e il suo gruppo presentarono ufficialmente la candidatura, presi anch’io la parola e, formulando i migliori auguri per l’avventura in cui si erano imbarcati, citai una storiella che circola fra i musulmani: Allah avrebbe dato all’uomo due orecchie e una bocca sola. Il che sta a significare che bisognerebbe parlare poco e ascoltare molto. La citazione fu accolta con una applauso nutrito sia dai candidati che dai sostenitori presenti nella sala.

Ebbene, avendone fatto esperienza personale, io non valuto le amministrazioni soltanto dal volume delle opere realizzate e dei finanziamenti ottenuti, ma anche dallo stile amministrativo posto in essere. Si, è vero, dare corpo ai progetti e alle idee realizzando in paese qualcosa di concreto è sempre importante. Ed è ugualmente da perseguire con tenacia. Soprattutto in periodi di vacche magre come questo che attraversiamo. Ma il sindaco, sottolineava un mio caro amico già assessore regionale e ormai scomparso, è ricordato non per quello che fa, ma per come lo fa.

Tornando ai giorni nostri, devo dire che gli amministratori in uscita li ho sentiti alquanto lontani e che la Casa comunale mi è apparsa poco accogliente. Può darsi che la mia sia una sensazione sbagliata; ma tant’è. L’ascolto dei cittadini è cosa da non trascurare, come invece mi pare sia accaduto in questi ultimi dieci anni. Di questo, credo, dovrà tener conto, fra le tante altre cose, chi ha deciso di candidarsi per guidare il nostro Comune nel prossimo quinquennio.

Auguri!


P.S.: al fine di soddisfare la curiosità dei lettori, riporto l’elenco dettagliato dei periodi in cui il nostro Comune è stato retto da persona non eletta (commissario prefettizio o podestà di nomina governativa), in assenza di un consiglio comunale:

1. Antonio Addis, dal Luglio all'Agosto 1919, a seguito delle dimissioni del sindaco Nicolò Madau, provocate da una manifestazione popolare contro l’amministrazione comunale. Quindi Giuseppe Pittalis, dall'Agosto 1919 al Dicembre 1920 (dal Dicembre 1919 al Dicembre 1920, il commissario fu affiancato dal chiaramontese Pietro Murruzzulu quale cittadino elettore delegato dal commissario prefettizio).

2. Dopo l’entrata in vigore nelle nuove norme approvate dal regime fascista, che fece fuori i consigli elettivi e affidava la gestione dei Comuni a persone di fiducia di nomina governativa, Lodovico Congiatu, commissario prefettizio dal Maggio al Settembre 1926.

3. Luigi Raffo, podestà dal Settembre 1926 all'Ottobre 1928.

4. Bachisio Madau, commissario prefettizio dall'Ottobre 1928 al Luglio 1929.

5. Antonio Luigi Madau noto Gigi, commissario prefettizio dal Luglio al Settembre 1929.

6. Antonio Luigi Madau noto Gigi, podestà dal Settembre 1929 al Novembre 1936.

7. Pasquale Brau, commissario prefettizio dal Novembre 1936 al Giugno 1940.

8. Antonio Marcellino, commissario prefettizio dal Giugno 1940 al Maggio 1941.

9. Tommaso Brunu, podestà dal Maggio 1941 all'Ottobre 1943.

10. Pietrino Pirina, commissario prefettizio dall'Ottobre 1943 al Giugno 1944.

11. Pietrino Pirina, sindaco espresso dal CLN, dal Giugno 1944 all'Agosto 1945.

12. Antonio Luigi Cossu, sindaco espresso dal CLN, dall'Agosto 1945 all'Aprile 1946. Dopo di che si riprese a votare col suffragio universale, con diritto di voto, concesso per la prima volta nella nostra storia, anche alle donne.

13. Luigi Galaffu, dal Gennaio a Novembre 1993, a seguito dello scioglimento del consiglio, essendo venuta meno la maggioranza che sosteneva la giunta presieduta da Giovanni Soro.

 


[1] Del congedo.

[2] Cfr. WILLIAM SHAKESPEARE, Giulio Cesare, discorso di Marco Antonio.

 

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