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Lunedì 12 Giugno 2017 13:18

Gli elettori dicono no al sindaco uscente e all’unica lista presentata, per giunta monca – Per la prima volta invalidata una votazione a Chiaramonti

di Carlo Patatu

Da Catania.

Facendo mancare il quorum previsto dalla legge elettorale, i chiaramontesi hanno detto no al sindaco uscente Marco Pischedda e alla squadra che lo accompagnava. Unica e per di più incompleta. Uno schiaffo sonoro, dunque. Che era nell’aria, di sicuro paventato e forse messo persino in conto da coloro che lo hanno subito.

Avranno tempo e modo di rifletterci sopra gli amministratori uscenti. Che, a mio parere, portano intera la responsabilità di quanto è emerso dalle urne la notte scorsa. Tutti, nessuno escluso: sindaco, maggioranza e opposizione. Ribadisco, al riguardo, quanto ho avuto modo di esprimere qualche giorno fa, e cioè che un amministratore pubblico lo si valuta soprattutto da come fa le cose. È chiaro come il sole che gli stili amministrativi messi in campo da sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza nell’ultimo quinquennio (fatta qualche lodevole eccezione) non ci hanno indotto al buonumore. Quanto alla minoranza, sarà bene stendere un velo pietoso. Un’opposizione che non si fa sentire, che non riesce a dare voce alla protesta è destinata a svanire nel nulla, com’è accaduto. Gli oppositori sono i mastini posti a guardia di chi siede a Palazzo. Ebbene, da queste parti nessuno ha udito latrati o guaiti di sorta. Circa le cose realizzate, c’è da dire che tutti i sindaci finiscono col portare casa opere pubbliche degne di menzione. Ma non è tanto per le opere che essi saranno ricordati, bensì per lo stile posto in essere nell’accompagnare il percorso di tali progetti. Dall’ideazione al completamento.

Avranno tempo e modo di rifletterci sopra i candidati appena sconfitti senza possibilità di appello. Vecchi e nuovi. Costoro avevano dichiarato nel programma di volersi muovere secondo una linea di continuità con l’amministrazione uscente, non tenendo in alcun conto che quella linea non era piaciuta a tanti chiaramontesi. I quali, in più occasioni, avevano già manifestato di non condividerla perché sgradita. E se di ciò costoro non si sono accorti è segno che sono stati distratti. Oppure indifferenti. Il che non ha deposto a loro favore. Infine, essi hanno condotto una campagna elettorale scialba, noiosa, priva di un qualunque segno di novità, di un pizzico di fantasia, di un qualcosa che potesse scaldare il cuore degli elettori e muoverli a mettersi in fila davanti ai seggi elettorali. Per tacere delle filippiche pronunciate dal sindaco, dall’assessore Solinas e dal capo gruppo Muzzoni, piovute a cascata su un uditorio incredulo, accorso nella sala consiliare per la cerimonia del saluto di fine mandato. Potevano (dovevano) farne a meno. Segnatamente coloro che riproponevano la propria candidatura.

Avremo tempo e modo di rifletterci sopra anche noi elettori chiaramontesi. Che abbiamo votato oppure no, poco importa. Importa, invece, constatare amaramente che non siamo stati capaci di mettere in campo almeno due compagini contrapposte che ci dessero il segno di una democrazia ancora viva, in paese. Che ci consentissero il confronto, anche aspro, fra idee, progetti, sogni e aspirazioni capaci di disegnare un futuro per questo villaggio ormai agonizzante, dove i vecchi prevalgono per numero sui giovani. Una dialettica, in breve, che ci orientasse in direzione della speranza piuttosto che verso la strada della rassegnazione. Le critiche e le proposte espresse in libertà, in piazza e al bar, possono anche andare bene; ma a condizione che poi qualcuno ci metta sotto gambe robuste per farle camminare. I progetti e i buoni proponimenti, sosteneva qualcuno di cui non ricordo più il nome, sono dei sogni; ma, a differenza dei sogni, hanno una scadenza. Con le sole belle parole avanti non si va. Si sogna e basta.

Infine, pur non avendone l’obbligo, devo dire che non sono andato a votare. Mi trovo a Catania. Ma, per essere chiaro fino in fondo, mi corre il dovere di chiarire, per quel che vale, che ho scelto di proposito un volo per la Sicilia invece che la strada del seggio elettorale. Sono giunto a tale determinazione un po’ per le ragioni che ho appena esposto; ma, soprattutto, perché il mio paese non mi ha proposto una scelta, ma mi ha presentato un solo menù. Senza alternativa: prendere o lasciare. Ebbene, la cosa, grazie tante, non faceva (non fa) per me.

A breve s’insedierà il commissario prefettizio. Il quale, stando alle esperienze maturate a Chiaramonti, non sarà poi l’orco che si vuole descrivere. Farà anch’esso quel che potrà, come finora hanno fatto i sindaci. Con i limiti che il mandato gli impone. A noi, invece, incombe il compito di approfittare dell’occasione per rimettere in sesto le idee, programmare il futuro e prepararci con impegno alla prossima consultazione elettorale comunale. Che si ripresenterà quanto prima.


Per completezza d’informazione, riporto di seguito i dati pubblicati sul sito del Ministero dell’Interno e inerenti alla votazione dell’11 Giugno 2017 a Chiaramonti (tra parentesi i dati riferiti al 2012):

· Elettori 1.402 (2.009)

· Votanti 637, pari al 45,43% (1.294, pari al 64,41%)

· Voti attribuiti al candidato sindaco Marco Pischedda 595 (701) - (a Giuseppe Michienzi 561))

· Schede bianche 27, pari al 4,23% (7)

· Schede nulle 15, pari al 2,35% (25)

· Totale voti validi 595 (1.262).

 

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