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Buon lavoro, Commissa'! PDF Stampa E-mail
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Giovedì 15 Giugno 2017 20:59

di Claudio Coda


Anche da lontano - a circa 1200 km di distanza - e super impegnato con i nipoti, nei brevissimi tempi che loro mi hanno dato a disposizione, sono venuto a conoscenza del risultato delle amministrative in paese, così pure delle note aggiuntive apparse in merito.

Ovviamente, non del tutto sono al corrente, e, per quel che posso, dico la mia con pacata serenità, senza entrare nei dettagli delle discussioni.

Ogni Amministrazione passata ha lasciato un segno, uno stile proprio, condivisibile o meno. Chi ha fatto l'amministratore della res publica, lo ha fatto senza aver precedentemente “studiato” per il ruolo, requisito non richiesto. Ciò che importa è che lo abbia assolto in maniera onorevole e nell'assoluta convinzione di averlo fatto secondo coscienza. Prima di tutto, confrontandosi con se stesso ed essendo certo di aver dato, non dico il massimo - a questi traguardi non è arrivato mai nessuno, benché si sventolino bandierine su questo o su quello - ma quanto di più possibile al suo paese, tutto: chi lo ha espresso e chi non l'ha sostenuto.

L'amministratore è per tutti e per nessuno in particolare.

Detto ciò, a parer mio, reputo l'Amministrazione passata improntata su buoni sentimenti - non perfetta, ma perfettibile per una nuova esperienza ed integrata da nuove figure - che però sono state trasmesse, in immagine, in maniera debole e perciò recepita, ai più, alquanto fragile. Insomma, per dirla in gergo televisivo: non hanno bucato il video. Non hanno sfoderato furbizia ed astuzia politica dei politicanti d'uso, perché non lo sono e perché troppo giovani per aver partecipato alla vita paesana delle sezioni di partito.

Sono stato, in questi cinque anni, un “cittadino contestatore”, nei modi e nelle forme consentitemi, esprimendo il mio pensiero, non a senso unico, ogni qualvolta lo ritenevo necessario. Non sempre avevo ragione; talvolta, invece, andavo a credito. Ho avuto uditorio - ma anche nelle passate Amministrazioni -; di questo ne sono grato e, prima di esprimere un giudizio, andavo alla fonte per capire e trarne una valutazione. Mai per sentito dire e, tanto meno, in occasionali tavolini e fuori contesto, dove le circostanze e gli atti amministrativi venivano fioriti o romanzati.

Così, pure, non ho potuto notare o sentire, nelle sedi di confronto organizzato, voci di contrasto. Solo qualche fievole osservazione: sì e no, una o due. Eppure erano platee aperte a tutti, e tutti potevano dar fiato alle trombe e “suonare” la propria sinfonia. Come, d'altro canto, nelle riunioni istituzionali, chi avrebbe dovuto, si è assopito “sulla riva del fiume”, in attesa di chissà cosa - forse di un Piano B - o abbandonato... a sas prìmas bàttor càrtas.

Discutibile, sul piano politico e non personale, ovviamente, anche la scelta di arrendersi, nel dibattito, di chi avrebbe dovuto renderlo attivo e mordace, così come gli addii - last minute - di chi aveva avuto largo credito. Dispiace assai per la circostanziata difficoltà di presentare una seconda lista e, su questa, occorre fare un'attenta analisi; ma dispiace ancor di più che, pare, siano stati invitati oltre settanta/ottanta paesani, tra le parti, per assolvere il compito di amministratore e, alla fine, solo sette (nuovi) abbiano accettato.

Eppure se, con tutte le società e raggruppamenti presenti nel territorio, questi avessero espresso dei loro rappresentanti, avremmo, forse, avuto la possibilità di riempire non due, ma tre liste. Poteva essere sfruttata un'altra opportunità, ma qui entra in ballo la furbizia politica: la lista civetta, a tal punto da ottenere una vittoria sicura. Immagino non sia stata presa in considerazione per pura lealtà di competizione.

L'arrivo del Commissario riporterà gli animi in quiete, sempre che il chiaramontese abbia tratto, da questa “sventolata”, una pacata riflessione e riparta con le idee chiare di quello che intende fare, proporre e votare. E che ci sia una maggioranza eletta, ma, soprattutto, una minoranza dotata di “palle”.

Non attendiamoci un granché dal Commissario, che sarà un ottimo servitore dello Stato, applicherà alla lettera quanto di competenza, sarà cortese quanto basta, inflessibile, ma non potrà mai ascoltare i nostri bisogni con quel pathos da tzaramontèsu.

Buon lavoro, Commissa'!

 

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