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Prendete la sua fiaccola e portatela avanti! PDF Stampa E-mail
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Martedì 20 Giugno 2017 19:31

Questo il messaggio lanciato oggi da papa Francesco, che ha reso omaggio alla memoria di don Lorenzo Milani presso il cimitero e la canonica di Barbiana

di Carlo Patatu

Stamattina mi sono commosso seguendo in tv la visita di papa Francesco a Barbiana, un mucchietto di case abbarbicate sui monti del Mugello (poco meno di quaranta chilometri da Firenze), per rendere omaggio alla memoria di don Lorenzo Milani (1923-1967).

Per ragioni professionali, ho studiato fondo don Milani e l’ho amato tanto. Una bella figura di prete rivoluzionario, scomodo per la Chiesa dei suoi tempi, toscanaccio coriaceo e battagliero, educatore inimitabile e pedagogista sensibile che ha dato una scossa violenta al pianeta Scuola nei mitici anni Sessanta del Novecento.

Ho letto e approfondito tutti i suoi scritti, che mi hanno illuminato il cammino nel percorso professionale. Segnatamente Lettera a una professoressa, scritto insieme ai ragazzi di Barbiana. Una vera e propria bomba esplosa negli ambienti sonnacchiosi della nostra scuola, intenta e attenta soprattutto a promuovere e bocciare. Del tutto, o quasi, indifferente al prodotto che consegnava alla comunità.

Ebbene, quel prete, fuori moda anche perché non si faceva pagare le messe, seguendo il Vangelo alla lettera ha avuto contrasti forti col proprio arcivescovo, il cardinale di Firenze Ermenegildo Florit. Che, per toglierselo dai piedi, lo ha nominato priore e lo ha relegato sui monti del Mugello, affidandogli una parrocchia misera con appena un centinaio di anime. Tutta gente povera in canna che viveva da sempre isolata. Niente strade, niente energia elettrica e niente telefono. Di acqua corrente manco a parlarne. Quel luogo lo si raggiungeva soltanto a piedi o a dorso di mulo. Oggi il papa, proprio grazie a don Milani, ci è arrivato in elicottero.

Ma l’arcivescovo fiorentino, un conservatore di ferro legato a doppia mandata alla tradizione, aveva sottovalutato l’energia e la determinazione di quel prete, appartenente a una famiglia dell’alta borghesia cittadina di religione ebraica. A Florit non è balenata l’idea che, in quella misera borgata, don Lorenzo potesse produrre uno sconquasso, una rivoluzione. Silenziosa e incruenta; ma sempre di una rivoluzione si è trattato. Ecco perché il nome di Barbiana ha fatto il giro del mondo.

Come mai?

Sostituendosi allo Stato inadempiente, ha aperto una scuola per i ragazzi del luogo. Gratuita. Dalla prima elementare fino alla terza media. Avendo in don Lorenzo l’unico insegnante, la scuola funzionava a tempo pieno in una specie di stalla o all'aperto, 12 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Zero ricreazione, zero vacanze. Unica licenza il breve intervallo per la consumazione di un pasto frugale a mezzogiorno. Il tempo è prezioso e non va sprecato.

Quel Maestro non finiva mai d’inculcare nei ragazzi l’idea che la cultura è la porta di accesso ai campi sterminati della libertà. È più libero chi conosce più parole. I suoi allievi, in situazione di grande svantaggio alla partenza, erano destinati a faticare più dei coetanei di città, che godevano condizioni familiari e ambientali più vantaggiose. Sosteneva pertanto che è cosa ingiusta fare le parti uguali fra persone disuguali. Chi dalla sorte ha avuto di meno ha diritto a una compensazione, a un di più. Soprattutto a scuola. Eccola la discriminazione positiva.

Il successo dell’iniziativa del priore ha travalicato i confini angusti di Barbiana. Ne hanno parlato stampa e televisione. Pedagogisti, psicologi e studiosi di tutto il mondo si sono scomodati per visitare quella borgata magica, la cui esperienza era portata a esempio, sebbene irripetibile. Era il frutto del lavoro tenace e intelligente di un sacerdote colto che aveva preso sul serio il Vangelo. A dispetto dei suoi superiori gerarchici. Tant’è che, nel suo testamento spirituale, rivolgendosi ai suoi ragazzi ha scritto “…ho voluto più bene a voi che a Dio; ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”.

Oggi, a mezzo secolo dalla sua morte, si è scomodato persino il Papa per rendergli onore, ponendo così una pietra tombale sugli atteggiamenti poco amichevoli manifestati in passato dalle gerarchie ecclesiastiche nei suoi confronti. E Francesco, parlando ai convenuti che lo hanno accolto accanto alla chiesa, al minuscolo cimitero e a quella che era stata la Scuola di Barbiana, ha concluso il discorso con questo messaggio: prendete in mano la fiaccola di don Lorenzo e portatela avanti.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Giugno 2017 13:22
 

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