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1911, accadeva a Chiaramonti: la giusta ira divina PDF Stampa E-mail
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Domenica 30 Luglio 2017 00:00

di Giorgio Falchi


Nel 1911 in questo villaggio si ebbe una solenne conferma non solo del detto evangelico. "Chi di ferro ferisce di ferro pe­risce". Ma eziandio della nostra massima di sapienza: Chi la fa l'a­spetti.

Infatti, come in precedenza fu detto, nel 1897 avvenne nella località Sassu Mannu l'eccidio del brigadiere Demuro e del cara­biniere Leoni. Ora, fra gli altri, presero parte a tali fatti sanguinari i fratelli (...) e (...) del vi­vente (...) di questo Comune, ed entrambi dalla corte d'assise di Sassari scandalosamente andati assolti.

Però tali fratelli, una volta riacquistata la libertà per motivi d'interessi presero ad odiarsi ed un giorno l'odio e l'ira talmente acciecavano il (...) da ferire gravemente nel viso il (...) con una fucilata sparata proditoriamente.

Non tardava ad essere arrestato il feritore e dopo alcuni mesi di prigionia, perché alienato, veniva rinchiuso nel manico­mio provinciale di Sassari, ove attualmente si trova.

È intanto da notare che il (...) venne ferito dal fratello in un sito appena cinque metri lontano dal luogo ove nel 1897 era stato ucciso l'infelice carabiniere Leoni!

Et nunc audimini!...[1]

L'altro fatto di sangue, accaduto nello stesso anno, ha per protagonista certo (...), cognato dei menzionati (...).

ll (...), di già colpevole di duplice omicidio, commesso senza giustificato motivo, nelle persone del carabiniere Saba di Ozieri e di Doro Francesco di Sedini dalle assise di Sas­sari in seguito a deposizioni fatte da testimoni (...) ed al­la (...) accondiscendenza dei famosi cittadini giurati, venne condannato a pene più che miti. Per cui ritornato in patria, (...) non tardò a migliorare la propria condi­zione e col farla da tracotante e violento in breve tempo si rese odiato da molti.

Accadde per tanto nel 1911 che alcune pecore del giovane pa­store (...) del fu (...), mentre pascolavano, si intro­ducessero in un predio della (...), moglie del (...), ed anziché restituirle al proprietario, le sequestrava, prorompendo allo stesso tempo in minacce di morte contro (...), da lui ol­tremodo odiato.

Indarno le sorelle di (...) si offersero d'indennizzare il (...) del danno sofferto nel pascolo e vivamente lo pregarono di consegnare le pecore volendo impedire un qualsiasi luttuoso avvenimento, ma tutto fu vano. Per cui momenti dopo il (...), che pur'egli era armigero e coraggioso, armato di fucile recavasi dal (...) per ottenere la restituzione delle pecore. Ed il vedersi e lo spianare il fucile, ed il prendersi di mira e l'esplodere contemporaneamente delle armi fu un solo istante. E mentre il (...) colpito in pieno petto rimaneva sull'istante cadavere, alla sua volta il (...), ferito in un braccio, dopo un mese di cura riusciva ad essere totalmente guarito.

Altronde la (...) rimaneva fe­rita nel viso mentre inveiva contro il (...) ed incitava il cognato (...) ad imitarlo.


Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 175-176.

 


[1] Espressione in lingua latina: e ora ascoltami!

Ultimo aggiornamento Sabato 29 Luglio 2017 17:14
 
Commenti (1)
Nota aggiuntiva
1 Domenica 30 Luglio 2017 20:15
c.p.

In realtà, Giorgio Falchi, nel riportare la sola notizia dell'eccidio dei due Carabinieri, la data 1896. Vedasi, al riguardo, a pag. 125 del libro sopra citato. Invece, nel testo intitolato "La giusta ira divina" sopra riportato, lo stesso Falchi colloca il medesimo accadimento nell'anno 1897. Stando anche ai documenti citati in proposito da Claudio Coda, che ringrazio, l'anno corretto deve intendersi il 1896.

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