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1913: a Chiaramonti eccessiva siccità PDF Stampa E-mail
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Lunedì 31 Luglio 2017 14:40

di Giorgio Falchi


Una cosa ismentigat s’atera, siamo soliti sentir dire da queste parti. E cioè che un nuovo evento triste o luttuoso, ma anche festoso, riesce ad attenuare, se non proprio a cancellarli, sentimenti, emozioni o stati d’animo sperimentati per accadimenti analoghi registrati in precedenza.

In breve: chiodo scaccia chiodo.

E così, accaldati oltre misura dall’anticiclone africano battezzato un po' Caronte e un po' Lucifero, che, da qualche giorno, la fa da padrone nella nostra Isola e non solo, continuiamo a ripetere fino alla noia la solita litania: un caldo simile non si era mai visto!

Il che non è.

Riportiamo di seguito un’annotazione fatta da Giorgio Falchi oltre un secolo fa[1]. Non dimenticando che, nello stesso anno 1913, la gente di campagna ebbe pure a patire molti danni per l’eccessiva mortalità di bestiame grosso e minuto causata dall’angina carbonchiosa e dall’afta epizootica[2].(c.p.)

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L’anno millenovecento tredici anche nell’avvenire sarà ricordato per la continua e desolante siccità, che oltremodo afflisse gli abitanti della Sardegna.

I quali non solo ebbero a totalmente perdere il raccolto dei legumi diversi, ma si videro disseccarsi numerose piante fruttifere e boschive, attesa l’eccessiva aridità del suolo causata dalla mancanza di pioggia durante il tempo che trascorse dai primi giorni del mese di aprile sino alla metà del successivo settembre.

Che si dirà poscia del bestiame?

La maggior parte perito per la mancanza di pascolo, ed il sopravvissuto ridotto a tale stato di sfinimento, da non poter essere venduto anche ad esiguo prezzo. Tanto è vero, cosa non mai vista, per molti mesi nei mercati di Cagliari e di Sassari in non pochi banchi fu messa in vendita carne di bestiame vaccino importata dalla Toscana e dalle Romagne.

E finalmente la scarsezza dell’acqua potabile non solo fu lamentata a Sassari ed in moltissimi comuni dell’Isola; ma si rese necessario che a spese dello Stato la città di Cagliari fosse per più mesi provveduta di un tale elemento con acqua del Sarno, trasportata da Napoli con diverse navi cisterna.

 


[1] Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pag. 191.

[2] Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti - Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pag. 189.

Ultimo aggiornamento Lunedì 31 Luglio 2017 18:00
 

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