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1987, sempre a proposito di siccità... PDF Stampa E-mail
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Sabato 05 Agosto 2017 09:47

Inquinamento a Chiaramonti e a Nulvi - Con un mese d’anticipo chiudono tutti i caseifici

La Nuova Sardegna –  1 Luglio 1987

Le industrie casearie di Chiaramonti e Nulvi hanno chiuso i battenti ieri sera, interrompendo la lavorazione del latte con oltre un mese di anticipo sui programmi di lavoro. Il provvedimento, del tutto inatteso, è giunto a seguito di precisi accordi intercorsi fra gli amministratori dei singoli caseifici e i sindaci di Chiaramonti e Nulvi.

Dopo la denuncia inoltrata dal comune di Laerru per l’inquinamento del rio Battana, il pretore di Nulvi aveva disposto il prelievo di campioni d’acqua nelle zone incriminate. Le analisi di laboraiorio avevano dato risultati clamorosi: un tasso d’inquinamento ben al di là del massimo consentito dalle leggi in vigore. La siccità, oltre a procurare danni alle colture, ha aggravato le condizioni igieniche dei corsi d’acqua, ridotti a rigagnoli maleodoranti.

Dopo un incontro col magistrato, i sindaci di Chiaramonti e Nulvi, invece che emettere ordinanze per la sospensione coatta dell’attività, hanno scelto la strada del dialogo, ottenendo fra gli interessati una certa comprensione, sia pure forzata. Dunque, da oggi la cooperativa San Pasquale di Nulvi, con oltre 250 soci, la San Giuseppe e il Gruppo pastori di Chiaramonti, che insieme ne contano quasi 400,  e la ditta Fumera, pure di Chiaramonti, hanno sospeso la trasformazione del latte e hanno licenziato alcune decine di operai addetti alla lavorazione, trattenendone poche unità per la cura del prodotto in cantina.

Cosa accadrà ora? I pastori, come in passato, provvederanno a lavorare in proprio il latte, producendo in famiglia formaggi e ricotte. Ciò aggraverà i problemi di natura igienica (nè a casa nè in campagna essi dispongono di pastorizzatori e locali idonei) e non risolverà quelli relativi all’inquinamento dei fiumi. Tutti continueranno a versare negli scarichi domestici la scotta, i detersivi e ogni altro scarto di lavorazione.

Nessun problema, invece, per i due stabilimenti di Perfugas; paese che, è evidente, si trova in un’altra Anglona. In quella che fa capo all’Usl e al tribunale di Tempio, tanto per intenderci. Quei caseifici, al momento, potrebbero rappresentare una valvola di sfogo per i produttori nostrani.

 

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Agosto 2017 09:56
 

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