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Domenica 13 Agosto 2017 11:46

1941, prima messa di un sacerdote chiaramontese

di Claudio Coda

Da sotto il campanile.

Gavino Unali nacque in Chiaramonti il 27 settembre 1914, figlio terzogenito di Andrea Unali-Piseddu e Sebastiana Ruju-Tedde. Prima di lui Angelo e Beniamino. A seguire: Andreina, Giovanni, Maria, Andrea, Attilio e Caterina.

Partì ragazzino da via Gerolamo Budroni (attuale via Fratelli Bandiera) per il  seminario, portando avanti la sua preparazione sacerdotale tra le sedi di Sassari e Cuglieri.

Il 22 luglio del 1940, mons. Arcangelo Mazzotti -arcivescovo turritano- lo nominò subdiaconus.

L'anno successivo, il 19 luglio del '41, la prima messa. Cerimonia tenutasi in Chiaramonti.

In quei giorni, in paese, si onorava  la Madonna del Carmelo e lui, partito da Sassari, accompagnato da numerosi sacerdoti e dal Vicario generale mons. Damiano Filia, prese il treno per Martis. L'unico mezzo per arrivare nella mattinata: il treno “11” partiva dalla stazione di Sassari alle 06,03; in transito ad Osilo alle 06,40 ; Fenosu, 06,58 ; Nulvi, 07,15; a Martis alle  07,41.

Ad attenderlo, in stazione, numerosi chiaramontesi, cavalieri con cavalli bardati a festa e le bandiere delle confraternite. Tutti in gruppo verso Chiaramonti, con  breve sosta alla fonte di Spurulò, per abbeverare i cavalli, prima di affrontare sa pigàda.[1]

Arrivati in sa curva de su domàniu[2], a dare sa benénnida[3] il parroco don Pietro Dedola, il suo vice don Bucianèddhu[4] Masala e  tutte le cunfratérnitas; le Autorità, guidate dal podestà Tommaso Brunu; il medico Antonio Marcellino, allora reggente del Fascio; l'intera popolazione. Tutti in parrocchia San Matteo.

La celebrazione liturgica fu allietata dai canti della Schola Cantorum, a suono d'organo, straordinariamente diretti da don Filippo Sale. Nel sermone ha preso la parola il novello sacerdote, non senza emozione, che ebbe modo di ringraziare i suoi paesani per la festosa accoglienza riservatagli e per i sostanziali aiuti ricevuti, durante il percorso clericale, sia da parenti che conoscenti. Numerosi i regali ricevuti, in segno di considerazione e bene auguranti.

Occorre attendere il 22 luglio del 1951 per un altro compaesano ad aver preso i voti: don Vittorio Palestro. Negli anni '80 un altro: don Francesco Soddu.

Don Gavino era nipote di mia nonna paterna, Giovanna Unali-Piseddu, essendo il padre un Unali-Piseddu, suo cugino. A casa di nonno Giacomo ci bazzicava parecchio, durante le vacanze, anche perché incontrava suoi coetanei e dei suoi fratelli.

Per quella circostanza, nonna Giovanna gli regalò un veste talare e un cappello -modello Saturno- in feltro.

Come sedi venne destinato -salvo altre- a Sassari -vice parroco a San Donato (o fors'anche Sant'Apollinare)- e lo seguì, a convivere, la mamma, tìa Bastiàna[5], nel frattempo divenuta vedova, con la figlia Maria; poi a Porto Torres, sempre accompagnato dalla sorella Maria che, in quegli anni incontrò il futuro marito, Mario Biccheddu. Infine, a Sassari nella cappella delle Suore di San Vincenzo de Paoli fino a che, il Comune di Sassari e l'Arcidiocesi turritana, non diedero l'incarico all'architetto Vico Mossa (intorno al 1963) di redigere il progetto per una erigenda chiesa: quella dedicata, appunto, a San Vincenzo, in via Turati. La sua abitazione, in via Monte Grappa, era convissuta con la sorella Caterina e la presenza di diversi nipoti, figli di fratelli che, a turno, ospitava perché iscritti in scuole superiori.

In famiglia abbiamo sempre tenuto stretto contatto di parentela, tant'è che si offrì di celebrare le mie nozze nella sua chiesa, indicandomi pure il giorno e giustificandone la proposta: il giorno prima si sarebbe sposata una rampolla di una famiglia molto benestante del quartiere. Avrebbero, loro, provveduto all'addobbo in gran apparato. Don Giov. Maria Dettori, parroco in Chiaramonti, provvide all'organo con musiche di Schubert.

Quale ottima occasione per un risparmio: sia per la location, come si usa dire oggi, così per il celebrante e la melodia. “Affare fatto !

Al suo decesso, avvenuto in Sassari nel 1990, venne sepolto nella tomba di famiglia in Chiaramonti, di fianco a quella dei miei nonni Giacomo e Giovanna. Vicini anche nel comparto cimiteriale e, forse, pure nell'aldilà.

Un'epigrafe lo ricorda, e la riporto per com'è scritta: “Parrocco della Chiesa di San Vincenzo in Sassari”.

Con una C di troppo!

 


[1] La salita.

[2] Toponimo locale: curva all'ingresso del paese, versante Martis.

[3] Il benvenuto.

[4] Don Sebastiano Masala.

[5] Zia Sebastiana.

Ultimo aggiornamento Domenica 13 Agosto 2017 15:08
 

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