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La Maddalena, ridateci l’aquila PDF Stampa E-mail
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Lunedì 14 Agosto 2017 14:26

Il manufatto in legno, di dimensioni reali e da sempre collocato sull’angolo di palazzo Bargone in via Garibaldi, è scomparso: misteriosamente ma non troppo

di Carlo Patatu

L’aquila in via Garibaldi non c’è più. È scomparsa e non se ne conosce bene la ragione. Ho provato un po’ a chiedere, qua e là, ma non ho ricevuto risposte esaustive e certe.

Mi ha detto qualcuno che ne avrebbero reclamato, legittimamente, il possesso esclusivo i proprietari; e cioè i Bargone. Altri che la statua necessiterebbe di manutenzione e restauro e che, pertanto, a tempo debito tornerebbe al proprio posto. A vigilare su piazza Comando e dintorni. Come ha fatto per parecchi decenni.

All’angolo dell’ultimo palazzo a sinistra della via Garibaldi, per chi proviene dalla piazza del Comune, già Rossa, stava appollaiata da tempo un’aquila di legno. La quale, per tanti anni, ha connotato quel sito. Di fronte, stava l’elegante Caffè Impero, ora Charly Bar. Qui giunti, la passeggiata serale dei maddalenini, ma anche dei turisti, sfocia nella solennità di piazza Umberto I, più nota come piazza Comando. Che, in passato, era bella e imponente.

Quell’area era stata riadattata intorno alla metà degli anni Trenta e risultava divisa in due parti distinte, separate da una carreggiata in asse con la via Dandolo. Nella parte più ampia, verso l’ammiragliato, faceva bella mostra la vasca circolare con lo zampillo. Di fronte, il palco della musica e il busto di Anita Garibaldi, ora seminascosto da una colonna ingombrante di granito grigio sormontata da un reticolo di tubi d’acciaio inossidabile. La fontana, per le modalità costruttive e i fregi del regime che riportava in diversi punti, rappresentava bene l’esaltazione del fascismo all’epoca imperante.

Ora quella piazza, rimaneggiata ulteriormente più volte, si presenta ugualmente bella; ma meno imponente, colonizzata com’è da una miriade di bancarelle, pezzetti di Luna Park e altri box che espongono paccottiglie e mercanzia la più varia. Il passeggio ne risente non poco. Manca pure quella sorta di Via Lattea di divise candide di marinai in libera uscita. Ora, ridotti a un manipolo, i militari vanno in giro in borghese. Ma chi vi passeggia oggi pare averci fatto l’abitudine e non se ne lamenta più di tanto.

Ma l’aquila? Chi l’aveva collocata su quel trespolo prestigioso di palazzo Bargone? E perché?

Fino a poco tempo fa, nessuno, o quasi, sapeva dire alcunché di quel rapace gigantesco che, con le ali aperte e in atteggiamento regale, occhieggiava verso la Piazza e il mare. A più d’uno avevo chiesto ragione di quella statua, che un tempo diede il nome persino a un ristorante che le stava sotto. Ma niente, nessuna spiegazione. Pareva che l’aquila vi si fosse posata di notte e in gran segreto, per poi non muoversi più.

In realtà, in passato fu già rimossa dal suo sito, ma per breve tempo. Per dare modo a Giovanni Lorenzoni (falegname geniale, fu anche assessore socialista in Comune) di provvedere a un intervento di restauro conservativo. Dopo di che, tornata al suo posto, nessuno aveva osato toccarla.

Leggendo l’opuscolo Ziteddi, pubblicato di recente a cura della sezione locale dell’UTE (Università della Terza Età), ho appreso da un intervento di Pina Bargone che la statua dell’aquila era stata realizzata in legno da un gruppo di valenti artigiani che, detenuti in carcere lavoravano per la Marina, e donata a una sua prozia. In segno di gratitudine verso quella signora cortese, all’epoca impiegata anch’essa in quella struttura. Aveva provveduto al disbrigo di alcune pratiche inerenti a quegli artigiani con tempestività e solerzia non usuali negli uffici pubblici.

Non sapendo dove collocare quel manufatto piuttosto ingombrante, la signora Bargone sposò l’idea di murarla nel palazzo di famiglia. Dal quale, a quel tempo, la vista spaziava sulla piazza intera, il mare e Santo Stefano. Il palazzo Raffo non era stato ancora edificato.

Ebbene, ridateci l’aquila, per cortesia.

Anch’io, che maddalenino non sono (ma che amo quest’isola come il mio paese natio), mi sento un po’ orfano di quella statua. Che faceva parte, ormai, del contesto paesaggistico del centro storico isolano. E che, pertanto dovrebbe tornare dove stava un tempo.

Un grazie anticipato, e di cuore, a chi vi provvederà.

 
Commenti (1)
Aquila
1 Lunedì 14 Agosto 2017 16:27
Luigi

Belle parole, bei ricordi

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