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I terremoti, Ischia e i tre porcellini PDF Stampa E-mail
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Domenica 27 Agosto 2017 23:25

Del tutto indifferenti rispetto alla lunga storia di abusi edilizi e di morti ammazzati da sismi o inondazioni, continuiamo imperterriti a considerare gli abusi edilizi come peccati veniali, commessi per necessità e, pertanto, da perdonare

di Carlo Patatu

Ve la ricordate la storia dei tre porcellini e di Ezechiele, lupo cattivo? No? Provo a riassumerla in breve.

Divenuti ormai adulti, ai tre porcellini la nonna, che li aveva allevati, un bel giorno dice che per loro è giunto il momento di organizzarsi una vita autonoma. Insomma, di mettere su casa e crearsi una nuova famiglia.

Pur a malincuore, ascoltate le raccomandazioni della vecchia sui pericoli derivanti dalla presenza in zona di un lupo cattivo, i tre lasciano la casa confortevole in cui erano cresciuti e s’incamminano per sentieri sconosciuti. Ciascuno per conto proprio.

Il primo porcellino, poco previdente, costruisce una casa di paglia, che il lupo distrugge facilmente con un soffio al primo assalto. Dopo di che fa un sol boccone del poco avveduto costruttore.

Il secondo, non volendo faticare oltre, realizza un’abitazione di legno. Anche in questo caso, Ezechiele il lupo con un soffio un tantino più robusto, la manda per aria, facendo fare al secondo porcellino la fine del primo.

Il terzo, più accorto, mette in conto un po’ di fatica in più ed edifica una casa di mattoni e cemento. Solida e accogliente. Proprio come deve essere una casa. Infatti Ezechiele, nonostante reiterati e rabbiosi tentativi, deve arrendersi.

La casa è salva e, con essa, la vita del lungimirante porcellino.

È fin troppo evidente la metafora: i protagonisti principali della celebre favola siamo noi, i porcellini, mentre gli eventi sismici o di altra natura che ci tocca subire di tanto in tanto sono Ezechiele il lupo. Sempre cattivo.

L’osservanza delle regole, che pure esistono, e che ci sono note, rappresentano un valido viatico per la salvaguardia delle nostre vite e, in larga parte, del nostro patrimonio urbanistico. Una casa edificata nel rispetto delle norme antisismiche può essere danneggiata anche in modo molto grave da una scossa tellurica di grado importante; ma non ci crolla addosso. Non ci uccide.

Quando poi gli eventi ci travolgono, mettiamo a nudo i nostri egoismi, la nostra imprevidenza e la nostra dabbenaggine. Che c’inducono a tirar su case e palazzi come non possiamo. Dove non dovremmo. Favoriti, in tali scelte dissennate, anche dalla serie ormai ciclica dei condoni edilizi. Che premiano i furbetti e consentono ai Comuni persino di fare cassa.

E quando la stampa denuncia che, in un’isoletta come Ischia, con poco più di cinquantamila abitanti, si contano oltre ventottomila domande di condono, la colpa non è di chi non veglia come dovrebbe, ma della stampa che ne dà notizia.

Siamo alla farsa; una farsa intinta di tragedia.

Ma noi sappiamo bene (dovremmo sapere) che una casa abusiva condonata non è una casa sicura. Il condono estingue o attenua, in qualche modo, il reato commesso con l’abuso; ma non cancella fragilità ed errori costruttivi. A cominciare dal dove e dal come l’edificio sorge.

Così facendo e confidando come i due primi porcellini in un nuovo condono, che arriverà un giorno o l’altro, andiamo a sbattere inevitabilmente nel terremoto (o altro evento catastrofico) prossimo venturo.

Con contorno inevitabile di recriminazioni, bla bla di esperti e non solo.

 

 

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