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Giovedì 31 Agosto 2017 18:02

Il Comune, avvalendosi della collaborazione di chi conosce a fondo il nostro territorio, potrebbe tracciare ed evidenziare con apposita segnaletica alcuni percorsi da fare a piedi verso monumenti e siti particolari

di Carlo Patatu

In principio ci sono rimasto un po’ male, ma poi mi sono rassegnato all’evidenza: sovente gli stranieri che hanno preso casa a Chiaramonti conoscono il territorio meglio di gran parte di noi che ci viviamo.

In verità, per conoscere i sentieri di campagna meglio di me non ci vuole molto. Non sono mai stato un gran camminatore, né un appassionato di caccia, flora, fauna o archeologia. Pertanto le mie uscite fuori porta a piedi si sono limitate, quasi sempre, a qualche breve passeggiata; oppure a scampagnate giovanili, quando andare in macchina era ancora un sogno nel cassetto.

Qualcosina l’ho imparata da sindaco; ma allora le mie trasferte al di fuori della cinta daziaria dell’abitato erano volte soprattutto a compiere sopralluoghi per accertare la possibilità di operare interventi richiesti dai miei compaesani, oppure per verificare l’andamento dei lavori in corso per la realizzazione di opere pubbliche: strade, acquedotti, elettrificazione rurale e via dicendo.

Ma mai, dico mai, mi è venuto in mente (né è passato per la testa dei miei amici di gioventù) di andare a esplorare i sentieri dell’immenso territorio comunale, esteso allora oltre undicimila ettari e ricco di boschi veri. Immensi e fitti al pari di quelli che abbiamo incrociato leggendo le favole di Biancaneve e la strega, Cappuccetto Rosso, La Bella Addormentata, Pollicino e tanti altri personaggi mitici che hanno animato la nostra fantasia di fanciulli.

Eppure sarebbe stato interessante se, fin da allora, qualcuno avesse avuto l’idea di studiare e valorizzare quel patrimonio naturalistico, all’epoca molto ricco e di estensione immensa. Pensate che incamminandosi verso Su Sassu, la boscaglia aveva inizio già prima di Santa Maria de Aidos, per espandersi poi ininterrottamente fino ai confini con Ozieri, Tula e Perfugas. Marciando in direzione di Ploaghe, migliaia e migliaia di sugherete, querce nobili e roverelle ricoprivano un’area vasta che aveva come epicentro Cachile e dintorni.

Quei boschi sono andati in gran parte distrutti da incendi scoppiati prevalentemente non a caso e che i modesti mezzi di cui si disponeva allora non sono stati in grado di contrastare adeguatamente. Tuttavia di alberi ne sono rimasti ancora tanti a rendere oltremodo gradevoli le passeggiate e le escursioni.

Ebbene, io credo che sia giunto il momento di affrontare il problema, sviscerarlo a fondo con chi se ne intende e trarne qualche conclusione. Positiva, naturalmente. I forestieri che prendono casa in paese, armati di buona volontà e di scarpe comode, vanno alla scoperta delle nostre campagne. Talvolta dopo avere acquisito informazioni sommarie presso la gente del luogo; talaltra affidandosi al caso e al senso di orientamento che ciascuno di noi possiede. In misura più o meno adeguata.

Noi, invece, stiamo a guardare o, nella migliore delle ipotesi, ad ascoltare ciò che quegli amici ci raccontano delle loro scoperte. Non mancando, talvolta, di spalancare gli occhi e mostrare meraviglia. L’agro di Chiaramonti, infatti, è disseminato di nuraghi, domos de janas, muraglie, betili, sorgenti, corsi d’acqua a regime per lo più torrentizio, cascate e cascatelle, chiesette campestri, resti di mulini ad acqua e quant’altro.

Ebbene, sfruttando la buona conoscenza che taluni nostri compaesani hanno di tutto ciò, non sarebbe difficile disegnare percorsi che, lambendo emergenze architettoniche, naturalistiche e archeologiche, conducano per mano il visitatore, fino a portarlo a rifocillarsi presso una delle aziende agrituristiche operanti nella zona.

Mi risulta che Mario Unali ha redatto da tempo una mappa dettagliata del territorio contenente quanto può interessare un visitatore e rendere testimonianza della nostra storia. Mi stupisce che il Comune, alla cui attenzione è stato proposto a suo tempo quel lavoro, non l’abbia esaminato con l’attenzione dovuta.

Formulo pertanto una proposta e un invito a coloro che si proporranno come candidati alle prossime elezioni amministrative: perché non includere nel programma elettorale il tracciamento di alcuni itinerari agresti, da percorrere a piedi, segnalandone i singoli percorsi coi simboli del CAI? (*) Si tratterebbe di una iniziativa che, con una spesa minima, potrebbe conseguire risultati interessanti, se adeguatamente pubblicizzata. Sono certo, inoltre, che, per la realizzazione del progetto, non mancherà chi vorrà mettere a disposizione del Comune le proprie conoscenze, offrendosi persino di collaborare... a gratis.

Qui, nell’Arcipelago maddalenino, dove mi trovo in vacanza, l’Ente Parco ha provveduto a tracciare alcuni percorsi nell’isola di Caprera. Ebbene, ciò ha avuto il successo che meritava. Quegli itinerari sono affollati di marciatori che prendono gusto a visitare cale e calette altrimenti raggiungibili soltanto in barca. E talvolta nemmeno in barca, date le asperità della costa.

Ci riusciremo anche noi? Staremo a vedere.

 

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(*) Club Alpino Italiano

 

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