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L’8 Settembre a Chiaramonti PDF Stampa E-mail
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Venerdì 08 Settembre 2017 16:58

Il paese pareva in festa, tutti si abbracciavano, convinti che la guerra fosse finalmente finita; ma non era così

di Carlo Patatu

Di quell’avvenimento straordinario ho ancora il ricordo; pallido, ma ce l’ho. Avevo appena sette anni e otto mesi.

In paese, la notizia di una possibile fine della guerra era stata salutata da manifestazioni di giubilo.

Fin dalla sera dell’8 Settembre 1943.

Alla radio, il maresciallo Badoglio aveva appena finito di annunciare la firma di un armistizio[1] con le truppe alleate e già la gente era scesa in piazza di chiesa a festeggiare, dopo avere ascoltato l’annuncio badogliano dalla radio di tiu Boceo[2], che aveva collocato provvidenzialmente un altoparlante sotto il poggiolo di casa, sovrastante l’ingresso alla propria bettola. Tutti si abbracciavano, già prefigurando il ritorno imminente dei tanti chiaramontesi richiamati alle armi e sparsi per ogni dove.

Ma, a raffreddare gli animi, erano intervenuti subito il dottor Giulio Falchi[3], il dottor Costantino Arru[4] e tiu Antonio Luigi Budroni[5]. Lettori attenti dei pochi giornali che circolavano in paese, essi sapevano bene che la firma dell’armistizio non significava necessariamente che la guerra era finita. Come di fatto accadde.

In ogni caso, la gente aveva avvertito che il clima era cambiato; che c’era per l’aria qualcosa di nuovo. Pertanto l’occasione sembrava propizia per dar fondo alle pur modeste risorse delle cantine padronali e brindare in allegria.

All’epoca, il Comune era retto da Brunu Tommaso, con l’incarico di podestà dal Maggio 1941 all'Ottobre 1943.

Un paio d’anni più tardi, giunse la sospirata notizia che la guerra era proprio finita.

Quindi assistemmo al ritorno dei militari dalle diverse zone di combattimento e dai campi di prigionia. All’appello ne mancavano parecchi, caduti in patria o in Paesi lontani. Chiaramonti li pianse, celebrò funzioni solenni in loro memoria, depose corone di fiori sul monumento ai caduti e sulla tomba dei combattenti già esistente in cimitero.

Dopo di che, la vita riprese col ritmo sonnacchioso di sempre. Ma con in più la speranza di poter guardare al futuro con un minimo di ottimismo. Il peggio pareva passato.

 


[1] L’8 Settembre 1943 fu firmato a Cassibile, in Sicilia, l’armistizio con le forze alleate (Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna), contro le quali l’Italia era entrata in guerra nel 1940 insieme alla Germania, governata dal dittatore nazista Adolf Hitler.

[2] Vincenzo Scanu, noto Boceo, Grande Invalido di Guerra, titolare di una bettola molto frequentata, di un negozio di alimentari e, successivamente, della seconda rivendita di tabacchi del paese.

[3] Giulio Falchi, possidente chiaramontese (1900-1993) Per i suoi compaesani di allora, che non s’intendevano di arti liberali, era noto come s’Avvocadu; e cioè l’avvocato, sebbene non avesse mai esercitato quella professione, avendo preferito dedicarsi alla gestione delle aziende agro-pastorali di famiglia.

[4] Il dott. Arru era allora il veterinario comunale.

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Settembre 2017 17:11
 

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