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Posto riservato ai florinesi PDF Stampa E-mail
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Lunedì 18 Settembre 2017 12:36

Un cartello esposto a S’Istradone riservava un sito particolare del paese agli abitanti di Florinas, nell’immediato dopoguerra, complice una partita di calcio persa e conclusa a suon di botte

di Carlo Patatu

Ho letto sui giornali che il Comune di Pontida aveva deciso di riservare un parcheggio alle donne incinte; ma, così specificava un cartello, solo se appartenenti a nuclei familiari naturali di cittadine italiane ed europee. E pertanto non a donne nubili, omosessuali, extracomunitarie e, presumo, coniugate ma separate. Quelle lì proprio no.

Poi la giunta leghista, sommersa da una valanga di critiche, ha rimesso nel cassetto quel progetto odioso e antistorico. Magari per tirarlo fuori in altra occasione più favorevole, se mai ce ne sarà una.

Ebbene, a proposito di cartelli, la notizia mi ha riportato alla memoria un fatto increscioso, ma curioso, accaduto a Chiaramonti nell’immediato dopoguerra e del quale, grazie alla mia condizione anagrafica, fui testimone oculare.

Seconda metà degli anni Quaranta del Novecento, guerra finita. La popolazione, riabbracciati i combattenti e i prigionieri rientrati in paese e onorati degnamente quelli che ci avevano lasciato la pelle, si adoperava in tutti i modi per riprendere occupazioni e abitudini di prima.

E così nacque anche una squadra di calcio, la quale prese possesso di un’area comunale sull’altipiano di Codina Rasa[1]. Uno spiazzo in leggera pendenza, disseminato di sassi minuti, con rocce affioranti qua e là, battuto da tutti i venti. Segnatamente dal Maestrale, Su ‘Entu Casteddanu. Ma nessuno sembrava farci caso.

Le prime partite le si giocava affrontando compagini di paesi vicini: Ploaghe, Perfugas, Ozieri, Florinas, Codrongianos. Talvolta capitava che quelle manifestazioni finissero a cazzotti, se il risultato finale ci vedeva perdenti. Il che accadde al termine di una partita giocata con i florinesi, che vinsero l’incontro, trasformatosi poi in uno scontro. Gli ospiti, invece che con brindisi e strette di mano, come d’uso, furono salutati con botte da orbi dalla tifoseria locale, delusa e inferocita. Tant’è che ripartirono malconci e piuttosto ammaccati. Meditando, magari, di ricambiare a dovere altrettanta ospitalità nella partita casalinga di ritorno. Che i chiaramontesi si guardarono bene dal disputare.

Fra Chiaramonti e Florinas calò così una sorta di cortina di ferro. Non ci si parlava più.

All’epoca, l’unico autobus della SATAS[2] che collegava il mio paese con Sassari partiva alle otto del mattino. Passando per Ploaghe, Florinas e Codrongianos, giungeva in città alle nove e un quarto. Ripartiva poco prima delle quattordici e arrivava qui dopo le quindici.

Ebbene, fu così che una mattina, durante la fermata della corriera a Florinas, alcuni giovani del posto riconobbero fra i viaggiatori Flavio Schintu, allora capitano della nostra squadra di calcio. In men che non si dica, si avventarono come furie contro l’automezzo, mandarono in frantumi un finestrino e tempestarono Flavio di botte. Casualmente guidava il pullman un chiaramontese[3] che, tirato il freno a mano e lasciato il posto di guida, si buttò nella mischia nell’intento di difendere il proprio compaesano. Risultato: i due, pestati a dovere, ripartirono per Sassari col viso gonfio e gli occhi neri, contusi in varie parti del corpo.

La direzione della SATAS, valutate la gravità dell’incidente e le ragioni che lo avevano causato, provvide immediatamente a modificare il percorso della linea automobilistica, cancellando per sempre il passaggio a Florinas.

Pochi giorni dopo, a Chiaramonti accadde il fatto increscioso, ma curioso, di cui ho detto prima. Di fronte a quello che oggi è il bar Denanni, a S’Istradone[4], correva un muraglione, che delimitava lo stradale da alcuni alberi di acacia  sulla scarpata ripida sovrastante la stradina che, partendo all'altezza dell’odierna edicola, conduceva a Funtana Noa. I giardini pubblici e la modifica di quella stradina erano di là da venire. In quel sito la gente aveva l’abitudine di scaricare i rifiuti domestici; taluni vi si recavano anche a fare i propri bisogni, nelle ore serali. Il paese non aveva ancora fognature né acquedotto.

Bene in vista e assicurato ai rami di quegli alberi, un bel giorno apparve un cartello con una scritta a caratteri cubitali: Posto riservato ai Florinesi. La gente ci rise un po’ su, dopo di che il cartello fu rimosso. Ma la frittata, ormai, era fatta.

Infatti il dottor Giulio Falchi, ricco notabile del paese, prese molto male la cosa: sua moglie, Angioletta Zara, insegnante della nostra scuola elementare da tanti anni, era... florinese. Anch’essa si mostrò offesa irreparabilmente e non volle più sentirne di continuare a risiedere a Chiaramonti nel palazzotto di famiglia. Convinse così il marito a trasferirsi definitivamente a Florinas. Dove entrambi vissero sino alla fine dei propri giorni.

Di certo il cartello era brutto. Non imponeva divieti di sorta; ma, con fare becero, destinava quel sito (uno dei mondezzai del paese) a chi aveva avuto il solo torto di sconfiggerci su un campo di gioco e di vendicare poi le botte ricevute assaltando la corriera per suonarle a un paio dei nostri. Che, oltre tutto, personalmente non avevano colpa di quanto era accaduto al termine di quella storica partita.

Queste le abitudini della tifoseria di allora. Non dissimili da quelle odierne.

 



[1] Quell’area è stata edificata dagli anni Settanta in poi.

[2] Società Anonima Trasporti Automobilistici Sardegna. Ma noi ragazzi mandavamo in bestia autisti e fattorini rinodulando quell’acronimo in Siamo Abituati Trasportare Asini Sassaresi.

[3] Nanneddu Quadu.

[4] Ora via dell’Europa Unita.

Ultimo aggiornamento Lunedì 18 Settembre 2017 13:00
 

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