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La Sardegna è con la Catalogna? Io no PDF Stampa E-mail
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Venerdì 22 Settembre 2017 20:13

Non tutti concordiamo coi partiti indipendentisti isolani a proposito del referendum proposto dalla Generalitat catalana per ottenere l’indipendenza dalla Spagna

di Carlo Patatu

La Nuova di ieri annuncia che “la Sardegna è con la Catalogna”, la quale si batte per ottenere l’indipendenza dalla madre patria, la Spagna.

La Sardegna? Ohibò! anch’io sono la Sardegna; ma non sono per niente d’accordo con i catalani e le modalità cui ricorrono per portare avanti la battaglia. Che ritengo antistorica e pertanto sbagliata. Pur riconoscendo a quelle popolazioni il diritto di proporre quel che gli pare. Né mi piace la reazione violenta e becera del governo di Madrid. Che, dribblando la strada maestra del dialogo, agisce con la forza, compattando ulteriormente il popolo di Catalogna. Segnatamente nelle sue componenti più radicali.

Amo la Spagna, che ho visitato più volte. Mi piacciono le culture, le parlate, la ricchezza dei monumenti, le tradizioni millenarie, le musiche conturbanti e coinvolgenti, la simpatia della gente e i ricchi menu che ciascuna regione propone all’ospite a colazione, pranzo e a cena. Castiglia, Andalusia, Mancia, Aragona, Galizia, Estremadura, Asturie e Paesi Baschi avrebbero ragioni quante ne reclama la Catalogna per puntare all’indipendenza. Se ciò avvenisse, la grande Spagna si ridurrebbe a una macedonia di staterelli, gettando dalla finestra un percorso sofferto ma importante che vede, dalla Pace di Westfalia (1648) in poi, tutte le costituzioni succedutesi volte a mantenere lo stato unitario, ma col riconoscimento delle specificità che ciascuna regione storica vantava e vanta ancora.

E allora? La Spagna deciderà e noi quelle decisioni rispetteremo.

Devo dire tuttavia che non mi piace il vento che spira in Europa. Un vento orientato a rafforzare i particolarismi e le aspirazioni sovraniste di questo e di quello. La vecchia Jugoslavia si è dissolta in tanti stati che continuano a guardarsi con poca simpatia. Nel Regno Unito, che ha abbandonato l’Unione Europea, gli scozzesi, e non solo, si agitano per ottenere l’indipendenza. Nella stessa Spagna, i Paesi Baschi da sempre fremono e aspettano il momento opportuno per salutare Madrid. In Francia i corsi sono apertamente antifrancesi e guai a chi si permette di cantargli La Marsigliese. E mi fermo qui per non allungare il brodo.

Da noi pare che la Romagna non sia più in sintonia con l’Emilia, dalla quale vuole divorziare al più presto. Così pure gli altoatesini, o sud tirolesi che dir si vogliano, non vedono l’ora di lasciare l’Italia per riunirsi ai quelli che furono i sudditi di Francesco Giuseppe. In Sardegna, una minoranza di indipendentisti scalcia e reclama la costituzione di una repubblica indipendente e sovrana. Libera dalla ‘schiavitù’, così affermano, imposta dagli odiati italiani.

La nostra isola conta, al 15 Settembre scorso[1], 1.651.235 abitanti, di cui 247.968 in età da 0 a 18 anni e 364.700 di ultrasessantacinquenni. Siamo una regione di vecchi, di pensionati. Una terra che, sul piano demografico, non riesce a produrre un ricambio equilibrato e la cui popolazione è destinata a estinguersi nel volgere di un secolo circa. Non produciamo alcunché se non assistiti con contributi erogati da Roma o da Bruxelles. Ebbene, chi se la sogna, con questi dati, una Nazione Sarda autonoma anche sul versante economico?

Forse sbaglio, ma io non riesco proprio a immaginarla. Anche perché confesso, senza un minimo di rossore in volto, che, ancor prima che sardo, mi sento italiano. Prima che italiano, mi sento europeo. Figurarsi se può passarmi per la testa l’idea che la mia terra possa costituirsi in repubblica sovrana e indipendente. Non ci penso nemmeno; ma ho il massimo rispetto per chi vede la cosa in modo diverso. E che, per quanto ne so, per ora, fa parte di un gruppo minoritario, visibile perché fa un po’ di chiasso, agitandosi. Al momento opportuno, se mai ci sarà, ci conteremo, come si fa in democrazia.

Così procedendo, se pure la Sardegna dovesse ottenere l’agognata indipendenza, un bel giorno a qualcuno potrebbe balenare l’idea di reintrodurre i Giudicati. Non è un mistero che i sassaresi odiano da sempre i cugini cartaginesi, e cioè i cagliaritani. La Gallura, gelosa e orgogliosa delle proprie specificità, reclama il ripristino della provincia. Per ora. Ma anche l’ascesa del dialetto gallurese al rango di lingua. Con tanto di bolla ufficiale. Insomma, ciascuno la vuole a modo proprio, all’insegna di quello che Eugenio Scalfari ebbe a definire lo spirito fiorentino. L’atteggiamento che ci porta a considerare soltanto la nostra cinta daziaria, il nostro cortile. Il che ci riporterebbe al Medio Evo, al tempo dei Comuni. Sicuramente esagero, ma non tanto, mi pare.

Per finire col mio paese (1.638 abitanti al 15 Settembre scorso[2]), a noi che abitiamo nel rione Codinas, fisicamente staccato dal nucleo storico dell’abitato, potrebbe venire in mente di chiedere con un referendum la… separazione da Chiaramonti per costituirci in Comune autonomo. Con la sola prospettiva di fare concorrenza, sul piano demografico, a Monteleone Roccadoria, a Semestene e a qualche altro micro comune isolano..

Una bella prospettiva, non vi pare?


[1] Cfr. ISTAT.

[2] Cfr. ISTAT.

 

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