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Bankitalia non abbaia e non morde PDF Stampa E-mail
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Domenica 22 Ottobre 2017 19:07

di Carlo Patatu


Si fa un gran parlare, in questi giorni, sulla mozione contro il Governatore della Banca d’Italia, presentata dal PD e approvata dalla Camera dei Deputati.

In sostanza, con linguaggio prudente ma non troppo, si condanna il comportamento tenuto da Vincenzo Visco quando Monte dei Paschi, Banca Etruria, Casse di Risparmio di Ferrara, di Chieti, Venete e altre attuavano politiche allegre in materia di finanziamenti, mettendo a repentaglio i risparmi sudati di tanti risparmiatori. Grandi e piccoli. Portandole così sull’orlo del baratro e ponendo a carico della Comunità nazionale un bel po’ di miliardi per il loro salvataggio in extremis.

Con la mozione, ispirata dall’accoppiata Renzi-Boschi, si chiede al Governo certa discontinuità nella nomina del Governatore della Banca d’Italia, il cui mandato va in scadenza a fine mese. In parole povere: cacciate Visco e chiamate al suo posto un altro più capace.

Non sono esperto di economia e finanza; ma mi tengo aggiornato leggendo le cronache che riguardano la materia. Pertanto un’idea me la sono fatta sulla gestione poco accorta delle banche citate da parte di dirigenti superpagati e compensati, a fine carriera, con liquidazioni milionarie.

Quei signori, che maneggiavano i soldi dei risparmiatori come fossero noccioline, sono ancora a piede libero. Nessuno è andato in galera, come dovrebbe. La magistratura ha aperto un’inchiesta, ha accertato talune responsabilità e le ha sanzionate con multe salate. Che però nessuno paga, nella certezza che, fra in ricorso e l’altro, arriverà il solito salvagente della prescrizione. E buona notte ai suonatori.

Insomma, come dice una nota canzone napoletana, “chi ha avutoha avutoha avutochi ha dato, ha dato, ha dato, scurdámmoce 'o ppassato…”. Siamo in Italia, no?

Ebbene, è vero che, quando tutto ciò accadeva, Bankitalia si limitava a dare qualche buffetto a quei simpaticoni che sperperavano il nostro danaro. Visco e compagni, cani da guardia messi lì a vigilare sul buon governo di banche e banchette, non solo non mordevano, ma neppure abbaiavano.

Pertanto credo che Renzi abbia ragione da vendere nel denunciare quella ignavia. Ma perché si è svegliato soltanto adesso? Dov’era, quando quelle banche, fra le quali l’amata Etruria, finivano in malora sotto lo sguardo distratto di Bankitalia? Era a capo del Governo. E pertanto, oltre a preoccuparsi di non farle fallire, quelle banche, evitando così di mandare a catafascio la totalità dei risparmiatori e i dipendenti, avrebbe dovuto dire qualcosa sulla vigilanza insufficiente svolta dai soloni di via Nazionale. Se lo avesse fatto, di certo avrebbe raccolto il plauso dei suoi elettori. E non solo.

Ma sparare ora su Visco, ad appena una settimana dalla fine del suo mandato e a qualche mese dalle elezioni, è stato un vero e proprio autogol. Una iniziativa che Prodi ha giudicato improvvida, Napolitano una cosa deplorevole, Veltroni incomprensibile e inaccettabile. Per tacere di tanti altri autorevoli commenti. Negativi per lo più.

Insomma: tutti contro Renzi, ispiratore (con la Boschi) dell’incauta e irrituale iniziativa parlamentare.

Per concludere, il segretario del Pd ha sbagliato la tempistica. Ha fatto ora un qualcosa che avrebbe dovuto fare un paio di anni fa. Se lo avesse fatto allora, non sarebbe mancato l’applauso caloroso mio e di molti altri. Oggi no, niente applausi. Perché ha ragione (tanta) nel merito, ma torto (marcio) nel metodo.

Ogni cosa a tempus sou, diciamo noi. Ogni cosa a tempo debito.

 

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