Home » Cronache del passato » 90 anni dopo: due discorsi a raffronto

Immagini del paese

p.repubblica1.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 5767463

Notizie del giorno

 
90 anni dopo: due discorsi a raffronto PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 16
ScarsoOttimo 
Venerdì 24 Novembre 2017 11:00

Quello del Podestà nel novembre 1927 e questo del Commissario Straordinario il 4 novembre 2017

di Claudio Coda

Discorso del decurione Podestà Luigi Raffo[1], pronunciato in occasione dell'inaugurazione del Monumento ai Caduti. Era il 6 novembre del 1927:

Nel novembre del 1918, dopo quattro anni di sacrifici, furono riconquistati al nemico i nostri confini naturali.

ha l'onore e l'orgoglio di poter dire che a tale Vittoria parteciparono i suoi migliori figli ed oggi, in una giornata memorabile e sacra a tutti gli italiani, rende loro il ben meritato tributo d'onore e di riconoscenza. Essi, col loro sacrifizio hanno segnato le vie del dovere e della gloria ed il ricordo che oggi vien loro dedicato, è di monito e d'incitamento a ben amare e servire la Patria!

Questo ricordo, dato dall'amore e dalla generosità, con slancio unanime e sincero della popolazione tutta, oltre che a perpetuare la memoria dei gloriosi Caduti, è il simbolo d'onore per Chiaramonti, è la fonte a cui anche i nostri figli futuri attingeranno santi insegnamenti!

Cittadini, Fascisti!

Nel sesto anno dell'Era Fascista, sentiamo ancor più vivo lo spirito nuovo della Patria. È il Fascismo rigeneratore e suscitatore delle coscienze nuove. È il Fascismo valorizzatore della Vittoria di Vittorio Veneto. È il Fascismo che, tratta a salvamento la Patria, l'ha avviata alle sicure fortune che le furono assegnate da Roma.

Rivolgiamo quindi all'ideatore e fondatore del Fascismo, a colui che ha liberato l'Italia dal peggior nemico, a colui che vigila con sguardo sicuro e la guida e più alti destini il nostro pensiero e il nostro possente Alalà e significhiamogli - in questo giorno sacro - tutta la nostra passione d'amore e di fedeltà, pronti a tutto osare per la grandezza e la salvezza d'Italia !

Viva l'Italia! Viva il RE! Viva il Duce![2]

---

Novant’anni dopo, ecco il discorso del Commissario Straordinario dott. Giovanni Maria Retanda[3], pronunciato in occasione della Commemorazione dei Caduti, il 4 novembre 2017:

Ringrazio anzitutto le Autorità Militari, Religiose e Civili per aver preso parte a questa commemorazione per i caduti di tutte le guerre. Un grazie particolare va agli alunni delle scuole elementari e medie al loro preside ed alle loro insegnanti che si sono resi disponibili ad accompagnarli affinché comprendano il significato di questa ricorrenza.

Oggi 4 novembre festeggiamo le Forse Armate, che nella Nostra Repubblica sono dedicate alla Sicurezza Interna alla ricerca della pace a livello Internazionale e che si battono per lo stesso ideale, in Italia e nel Mondo.

Oggi 4 novembre, Anniversario della Vittoria, Giorno dell'Unità Nazionale festeggiamo la Battaglia di Vittorio Veneto che al finire della Prima Guerra Mondiale, portò all'Unificazione dell'Italia e nel contempo rendiamo omaggio a tutti quegli italiani, uomini e donne che hanno perduto la propria vita per la Patria e per la Libertà.

Non facciamo pertanto oggi qui, omaggio a valori che attengono al carattere di guerra, ma a valori che esaltano la profonda umanità del sacrificio, dell'eroismo, della dedizione che sono perenni e comuni.

Facciamo sì che questa occasione non sia soltanto il giorno della memoria e della commozione nel ricordo di tutti i cari perduti, ma anche quella della riflessione in cui Passato e Storia, siano di insegnamento per il Presente e il Futuro.

I nomi dei vostri avi sono scritti su questa lapide. Ognuno di questi nomi racconta una storia, una storia fatta di Valori e di Sacrifici compiuti sul campo di battaglia per quegli stessi ideali a cui oggi dobbiamo mostrare appartenenza.

Cari ragazzi, sappiate però che la pace non è raggiungibile solo attraverso le guerre di trincea... non è più compito che pochi svolgono per tutti, noi ma è un processo che parte dal basso, somma di comportamenti individuali, sintesi di sensibilità e passione. E voi, generazioni del futuro, non siate estranei a questo processo... lo potete e dovete alimentare con il vostro agire quotidiano, ripugnando sia ogni forma di razzismo che tende ad escludere e discriminare il diverso che tutti quei comportamenti che si nutrono di illegalità, furberie e soprusi.

Forme, azioni, percorsi che forse non faranno mai scoppiare una guerra vicino a noi ma che alimentano un clima comunque di guerra e che condiziona negativamente la nostra società. Da tutto questo imparate a prendere le distanze facendovi guidare dai valori alti della convivenza civile e matura.

Agite nel rispetto della legge, non offendete la dignità altrui, alimentate democrazia e partecipazione, siate generosi con chi ha bisogno, apritevi al confronto e al dialogo con tutti. Coltivate la conoscenza per allontanare la paura dell'altro e così sarete costruttori di una società e di un mondo migliore.

Questo è il mio augurio che faccio a tutti voi e che faccio al Nostro Paese. A noi, uomini, donne e giovani di questo nostro tempo, spetta la responsabilità di costruire un mondo di pace... di servire il Nostro Paese nel rispetto del ricordo di chi ci ha creduto prima di Noi.

Solo così onoreremo e ringrazieremo degnamente i caduti di tutte le guerre.

Voglio concludere con la frase detta dal Presidente Americano Jhon Kennedy nel 1962 nel Suo discorso di insediamento: “Non chiedere cosa il tuo Paese può fare per te; chiediti piuttosto cosa tu puoi fare per il tuo Paese”.

Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l'Italia![4]

E così abbiamo avuto modo di ascoltare, per la prima volta, il timbro vocalico del Commissario, alla sua seconda uscita pubblica. Durante la prima, in occasione della solennità del Patrono (21 settembre), la ribalta era tutta lasciata al celebrante.

Una curiosità: a margine della recente manifestazione, uno scolaretto, dal viso arguto, girava intorno al monumento e cercava qualcosa: la lapide con i nomi dei Caduti cui aveva appena fatto cenno il Commissario e della quale, poiché in quel giardino ci trascorre sani pomeriggi a giocare, si era accorto dell'inesistenza.

Aveva ragione, senz'altro un equivoco. A Martis, a Nulvi, a Ploaghe, a Erula sì, in su monuméntu tzaramontèsu no.

Per rimanere ai refusi: il presidente John Kennedy, quel discorso, lo fece il 20 gennaio 1961.

Ah!, dimenticavo: alla cerimonia non erano presenti le Bandiere dei Caduti e dei Combattenti e Reduci.

 

Le foto sono dell'autore, che ringraziamo.


[1] Dal settembre 1926 all'ottobre 1928.

[2] Archivio dell'autore.

[3] In carica dal 16 giugno 2017.

[4] Ripreso integralmente da copia cortesemente fornita dal dott. Retanda.

Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Novembre 2017 14:14
 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):