Home » La Tribuna » La Tribuna » Sa cantorìa de Santu Matheu

Immagini del paese

ch.s.giovanni1.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 7010718

Notizie del giorno

 
Sa cantorìa de Santu Matheu PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 6
ScarsoOttimo 
Mercoledì 10 Gennaio 2018 00:00

Probabili elementi riferibili a quell'opera

 

di Claudio Coda

Giorgio Falchi, nel 1903 e nei suoi diari, trascriveva questo avvenimento e in maniera critica:

[Tribuna in legno della chiesa parrocchiale: Per mero capriccio del vicario parrocchiale sacerdote Giuseppe Calvia e della commissione della parrocchia composta di Cossu Antonio Vincenzo, di Franchini Nicolò e di Migaleddu Pietro Vincenzo furono spese oltre lire milleduecento per la costruzione dell'attuale tribuna in legno esistente in parrocchia...][1].

Del progetto della tribuna se ne ha lettura in un documento, datato 1900, realizzato dall'ing Eugenio Serra[2], che andava a sostituire una bussola, probabilmente realizzata dopo la consacrazione della parrocchiale avvenuta nel 1888.

Così si può leggere nel documento dell'ing. Serra:

[Progetto di una tribuna per l'organo e cantori: computo e stima delle Opere: disfacimento della bussola esistente, £ 20; tavoloni di abete di Trieste, £ 120; travicelli di pino di Corsica, £ 58,85; impalcatura sovrastante di tavole di pino di Trieste, £ 45,36; parapetto, £ 39; assito di tavole in pino di Trieste, 123,75; lavorazione cornici e del mancorrente del parapetto, £ 27,60; lavorazione del parapetto traforato £ 13,00; scala a chiocciola in ferro e ghisa[3] per 26 gradini, £ 681,00. Totale generale dei lavori, £ 1.338,06; imprevisti, £ 61,94; importo dell'opera 1.400 £[4].

A seguire, tutte le indicazioni precauzionali da adottare durante i lavori. Infine questa dicitura: I travi verticali dell'armatura saranno solidamente infissi nel suolo, e basati su blocchi di pietra forte”.

Durante i lavori di “restauro”, tra il 1967/70, la cantorìa venne demolita e questa la giustificazione: “cessò di esistere la cantorìa in legno, che, a giudizio di esperti, era una vera stonatura stilistica, e, d'altra parte, poco utilizzabile”.[5]

Qualche giorno fa, mi è capitato di prendere aria a Codìna ràsa, nei pressi dell'edificio delle Scuole Medie.
Decisamente trascurata l'area e così il fabbricato, per essere stato un luogo d'istruzione, ma non ho potuto non notare, in un cavedio accessibile, due elementi lignei, di notevoli dimensioni. Inconsueti, per il luogo. Non delle semplici travi, ma proprio due colonne, a sezione quadrata, abbellite da capitelli con foglie d'acanto che, a mio parere, in pino rosso di Corsica: la prima colonna lunga, all'incirca 4,30 m, con stilòbate anch'esso ligneo e con troncone per l'interramento; la seconda, senza stilòbate, lunga 2,50 m, perché spezzata.

Ambedue hanno uno spessore di 20 cm, i capitelli misurano 35 cm di base e 37 cm d'altezza. Le misure sono prese a palmo della mia mano. Mi fido, o quasi.

Apparentemente sono, in debole stato di conservazione, con evidenti segni di tarlatura, ma con opera di restauro potrebbero ritornare ad essere “importanti”. Per come lo erano ai tempi. Ma dov'erano ?

Così, fatte le debite considerazioni, tutte personali, e aggiungendo memorie storiche, potrebbero trattarsi proprio delle travi verticali che reggevano la cantorìa de santu Matheu. Quella realizzata, appunto, ai primi del '900.

Cosa ci stiano a fare lì fuori, nel cavedio delle Scuole, è una legittima domanda. Chi ha deciso di “buttarle fuori”, esponendole alle intemperie, ancora un'altra.

Poiché la storia, a Chiaramonti, la si è interpretata, sempre, in maniera inadeguata, non mi meraviglio più di tanto.

Comunque: sempre in tempo siamo e, con opportuni interventi, potrebbero far bella mostra, non in Parrocchia ma, viste le dimensioni, nella Sala Consiliare del Comune. Che siano, o non lo siano, provenienti dalla cantorìa de santu Matheu.

Indubbiamente, al di là delle interpretazioni, hanno una loro narrazione. Che va consacrata, e poiché abbiamo un Commissario Straordinario, sensibile alle istanze, ci proveremo. Oppure attendiamo, fiduciosi, la prossima primavera.

Chissà!


[1] Da “CHIARAMONTI – Le cronache di Giorgio Falchi “ di Carlo Patatu – Studium adp 2004 - pag 140.

[2] Ingegnere sassarese, tra l'altro progettista dell'insediamento abitativo del Colle dei Cappuccini sul finire del '800

[3] La scala lineare a due rampe (una breve di un paio di gradini e poi dritta) fu realizzata in legno, così pure la ringhiera.

[4] Capitale rivalutato, al dicembre 2017: 6.296,00 euro.

[5] Annotazioni di don Giov. Maria Dettori (parroco dal 1951 al 1983).

 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):