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27 Gennaio, per non dimenticare PDF Stampa E-mail
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Sabato 27 Gennaio 2018 00:00

Nel Giorno della Memoria, ricordiamo anche Gavino Tolis, giovane eroe chiaramontese morto di stenti nel lager di Mauthausen-Gusen e passato per un camino

di Carlo Patatu

Per decisione dell’ONU[1], il 27 Gennaio di ogni anno celebriamo il Giorno della Memoria. Nel ricordo di quel 27 Gennaio di 73 anni fa, quando i soldati dell’Armata Rossa sovietica aprirono i cancelli del lager di Auschwitz, in Polonia, e liberarono i prigionieri, ridotti ormai a ombre umane che si erano salvate dalle camere a gas.

Anche Chiaramonti pianse i suoi figli periti per mano dei nazifascisti in quei luoghi di sofferenza e di vergogna. A uno di essi, il finanziere Giovanni Gavino Tolis, fu assegnata, una mezza dozzina di anni fa, la Medaglia d’Oro al Merito Civile. Sia pure tardivamente, fu il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a conferirgli quel meritato riconoscimento.

Il Comune gli ha intitolato una via cittadina; i Lions del Club Castelsardo hanno murato, in suo ricordo, una targa marmorea sulla facciata della casa natale, in via San Matteo.

Il Tolis, che tanto si era adoperato per salvare dall’arresto e dalla deportazione ebrei e antifascisti, fu scoperto, arrestato e mandato nel campo di concentramento di Mauthausen-Gusen[2], dove morì di stenti il 3 Febbraio 1945. Il giorno seguente avrebbe compiuto 26 anni. Fu ridotto in cenere nei forni crematori. Anch’esso, come canta Francesco Guccini, morto con altri cento […] passato per il camino e adesso sono nel vento…

Ebbene, desideriamo ricordare questa bella figura di giovane eroe chiaramontese quale simbolo dei milioni di vittime che la barbarie nazista e fascista mandò a morire dopo averle sottoposte a sofferenze e umiliazioni indicibili. Lo facciamo riportando, di seguito, due pagine del libro che il Maggiore della Guardia di Finanza Gerardo Severino ha dedicato[3] al nostro compaesano. In segno di gratitudine, il Consiglio comunale ha conferito al maggiore Severino la cittadinanza onoraria.

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Capitolo 5 - Il Ricordo dell’eroe[4]

Il sacrificio di Gavino Tolis non fu dimenticato dai suoi colleghi di lavoro, dagli amici e dai parenti, e – crediamo noi – anche da chi per tutta la vita avrà avuto il rimorso per averlo fermato sotto la rete di confine.

Nella sua amatissima Chiaramonti se ne parlò persino nelle Regie Scuole Elementari, ad opera dell’indimenticabile maestro Brau, come ha recentemente ricordato l’amico Carlo Patatu, in un suo toccante articolo pubblicato sul sito di famiglia[5]. Dalla testimonianza di Carlo Patatu apprendiamo anche un’altra interessante notizia circa gli ideali patriottici e militari che animavano il nostro Gavino Tolis.

A tal riguardo, il Patatu scrive:

Un mio caro amico d’infanzia Faricu Soddu, che del Tolis è cugino e che vive a Busto Arsizio, mi ha raccontato di recente che Gavino, subito dopo l’8 Settembre 1943, prestava servizio da quelle parti. Non mancando di adoperarsi in favore di antifascisti ed ebrei. Aiutandoli a nascondersi e, quand’era possibile, a espatriare. Correndo gravi rischi, ovviamente, tenuto conto che quella parte d’Italia era sotto il controllo della cosiddetta Repubblica di Salò. Guidata da un Mussolini ormai spento e dai suoi ultimi disperati corifei.

Ebbene, in quella situazione di grandi incertezze e di disordine dilagante, un chiaramontese emigrato a Busto, Tommaso Perinu noto Tomeu, si offrì di dargli asilo e di nasconderlo. Provvedendo altresì a procurargli abiti borghesi perché passasse inosservato alle “camicie nere”. La risposta del Tolis, immediata e fiera, fu un no. Netto e deciso. Nascondersi sotto altri abiti, tradire il giuramento fatto gettando alle ortiche la propria divisa di finanziere? Mai e poi mai!”.

Non conoscendo ovviamente altri particolari circa la morte del conterraneo, Carlo Patatu aggiunge:

Nel mio ricordo, ancora oggi, resta il disagio che, da scolaro, provavo quando il mio maestro raccontava la vicenda triste di quell’uomo straordinario. Lo vedevo avvolto dalle fiamme e quasi sentivo l’odore acre della carne bruciata, pensando a quel corpo straziato. Che immaginavo divincolarsi, nel tentativo, vano, di liberarsi da quella condizione orrenda.

Non avevo (non potevo avere), allora, l’idea di cosa fosse un forno crematorio. Della scientificità con cui i nazisti avevano programmato la eliminazione totale di coloro che, per un motivo o per l’altro, essi consideravano “diversi”. Queste cose le ho apprese più tardi. Il che ha amplificato il mio disagio, nonché la mia avversione per quei razzisti fanatici”.

 


[1] Organizzazione delle Nazioni Unite.

[2] Campo di concentramento nazista ubicato nell’Alta Austria, a 25 Km da Linz. I prigionieri erano assegnati ai lavori forzati e, sovente, vi morivano di stenti e malattie. Dopo di che, passavano per i forni crematoi. Vi funzionavano anche alcune piccole camere a gas.

[3] Cfr. Gerardo Severino, Il contrabbandiere di uomini, Carlo Delfino editore, Sassari 2012

[4] Cfr. Gerardo Severino, Il contrabbandiere di uomini, Carlo Delfino editore, Sassari 2012, pagg. 157-158.

[5] Carlo Patatu, “La Tribuna: Gavino Tolis medaglia d’oro”, commento pubblicato il 7 luglio 2010 sul sito “Famiglia Patatu”, www.patatu.it.

 

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