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Mercoledì 31 Gennaio 2018 22:14

I dati demografici su Chiaramonti non inducono all’ottimismo sul futuro di questo bel paese in collina

di Carlo Patatu

Può un comune come il nostro guardare al domani con fiducia se, nell’anno passato, i nati sono stati appena sei (tre maschi e tre femmine) a fronte di 25 deceduti (tredici maschi e dodici femmine)? No, decisamente non può.

Questa è la fotografia di Chiaramonti scattata il 31 Dicembre scorso dall’ufficio anagrafe, che ci ha fornito i dati e che ringraziamo. Il nuovo anno si è aperto con 1.624 abitanti, di cui 803 maschi e 821 femmine. Uno sguardo ai  numeri elaborati dall’Istat e scopriamo che, dei residenti, il 15,4% è compreso nella fascia d’età 0-19 anni; il 58,4% fra i 20 e i 64 anni e il rimanente 26,2% si colloca fra gli ultrasessantacinquenni.

In sintesi: a fronte di un chiaramontese su 4 circa uscito dal mondo produttivo, se ne affacciano sul mercato del lavoro poco meno di 1 su sei. Il divario è pesante e dà parecchio da pensare. Infatti, l’indice d’invecchiamento, ce lo dice l’Istat, è pari a 215. Il che significa che per ogni 100 abitanti fra 0 e 15 anni, ce ne sono 215 che hanno superato i 65.

Dunque, Chiaramonti pare incamminarsi a scomparire. In un futuro non ancora prossimo, è vero; ma è destinato a morire. Non sarà il solo a fare tale fine. L’invecchiamento della popolazione è un male che affligge molti paesi dell’Europa. Non siamo soli, è vero; ma l’essere in buona compagnia non ci procura il cosiddetto mezzo gaudio. Con tanti saluti ai motti degli antichi[1].

La nuove coppie non amano le nidiate di figli. Le ragioni sono molte, non ultime quelle legate alla crisi economica e alla mancanza di lavoro. Vero è, tuttavia, che anche chi il lavoro ce l’ha e gode di un reddito soddisfacente di figli non ne vuole proprio sapere. E se qualche coppia sceglie la strada del moltiplicarsi, a malapena ne mette al mondo uno. Che, poverino, si sviluppa non bene; come, solitamente, accade ai figli unici, in assenza di confronti adeguati e di modelli da imitare in famiglia.

È certo, pure, che oggi siamo tutti più egoisti. Non siamo disposti a fare rinunce, come fecero in passato i nostri genitori. E Dio sa a quanti sacrifici deve sottostare chi si fa carico di allevare più figli. Ecco perché i nostri paesi sono votati al decadimento, all’abbandono e, se gli immigrati non ci daranno una mano a invertire la tendenza in atto, alla scomparsa.

 


[1] Mal comune mezzo gaudio.

 
Commenti (2)
Che cosa dobbiamo e possiamo fare?
2 Giovedì 01 Febbraio 2018 12:43
Ange de Clermont

Questi risultati anagrafici del 2017 ci lasciano davvero perplessi. Quando sarà troppo tardi ce ne renderemo conto. Andremo incontro alla scomparsa della Scuola Elementare e Media e dei posti per i servizi.


Andando a spasso per il paese non noteremo che anziani. Le garrule voci dei catechizzandi non s'udranno più nemmeno in chiesa la domenica. Aprés nous le dèluge, dopo noi il diluvio, diceva Luigi XV di Francia. Dopo noi anziani Chiaramonti scomparirà decisamente.


Peccato, nato nel 1348 scomparirà nel 2148, vicende corte per un borgo che poteva godere di più numerosi secoli. Solo 800 anni, nemmeno i fatidici 1000 anni! Per ora godiamoci i 670 anni, sperando in meglio per il futuro.


Nemmeno Sal, africano del Senegal con due mogli e 6 figli, ha voglia di prendere la residenza qui. Epure ha la cittadinanza italiana e potrebbe chiedere il congiungimento familiare. Continuiamo a non dare risorse alle famiglie numerose e vedremo le stelle soltanto su Chiaramonti.

Evolvere o morire
1 Giovedì 01 Febbraio 2018 10:27
alex

La soluzione c'è: utilizzare le ricchezze esistenti. L'eno-gastronomia, i dolci, le tradizioni, l'archeologia, il castello, le chiese, le feste, le case.


Questo però richiede un impegno personale dei giovani.

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