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Sabato 03 Marzo 2018 19:45

Domani andrò a votare, solo per dovere civico e con l’entusiasmo sotto i tacchi; ma ci andrò

di Carlo Patatu

Salvo imprevisti, domani mattina mi presenterò al seggio elettorale n. 2 per adempiere al mio dovere di cittadino.

A chi darò il mio voto?

Confesso che, per la prima volta, la cosa mi ha dato da pensare. E non poco. Con tutti i miliardi di euro profusi a piene mani a destra e a sinistra durante la campagna elettorale, c’era di rimanere basito. E cioè sbalordito, attonito. Incapace di scegliere questa o quella fra le tante (troppe) offerte più che generose messe in campo da imbonitori dalla faccia di tolla. Lucignoli sfrontati a caccia di sprovveduti Pinocchio cui prospettare una inesistente Città dei Balocchi.

Il guaio è che, nell’impegno di delineare con generosità la soluzione con formulette miracolose dei problemi complessi e cronici che ci affliggono, si sono esercitati un po’ tutti gli schieramenti in lizza. Chi di più, chi meno; ma nessuno escluso.

Tant’è che, di primo acchito, mi verrebbe la voglia di votarli tutti codesti ciarlatani da quattro soldi. Il che, come sappiamo, non è possibile. Quel voto risulterebbe nullo. Pertanto, se così facessi, farei un viaggio a vuoto da casa mia al caseggiato scolastico.

Un bel garbuglio, come si vede.

Allora, in assenza di un’offerta a me congeniale e da me del tutto gradita, ho riflettuto un po’ e ho deciso di scegliere il male minore.

Di votare per il Centrodestra non si parla proprio. Berlusconi, in compagnia dei corifei di Salvini e della Meloni, a Palazzo Chigi c’è stato poco meno di un decennio. Le macerie che ha lasciato dietro di sé, in termini di economia e di costume politico, sono tuttora evidenti e ancora da superare.

Di Maio e i suoi scoppiettanti grillini? Mi piace il loro desiderio di cambiare l'universo, atteggiamento tipico del mondo giovanile. Ma mi spaventa la loro arroganza, la faciloneria con la quale delineano soluzioni miracolistiche con percorsi dei quali, probabilmente, nemmeno loro sono pienamente convinti. Li seguo con interesse e con la speranza che, più in là, quando avranno preso coscienza vera delle difficoltà connesse all’azione di governo, saranno tornati coi piedi per terra. Roma e Torino insegnano.

E allora, scartati i soliti cespugli votati a starsene eternamente all’opposizione, non mi resta che il Pd. L’usato sicuro. Renzi non mi piace. Non sopporto l’alterigia e la supponenza con le quali sciorina in piazza le proprie ragioni a un popolo che stenta a credergli. Un gesto di umiltà, e cioè un passo indietro in favore di Gentiloni, avrebbe fatto bene a lui e al partito.

Infatti non è stato tutto ombre il percorso degli ultimi tre governi (Letta, Renzi e Gentiloni). Nei cinque anni appena decorsi, qualcosa si è mosso. Non dimentichiamo la sfascio prodotto da Berlusconi. Usciamo, lentamente e con fatica, da una crisi economica epocale e ci ritroviamo a fare i conti con problemi più grandi di noi. Con sulla groppa un debito pubblico enorme e una comunità restia al cambiamento.

Ho letto su Repubblica di oggi che, in poche righe e con efficace sintesi, Flores d’Arcais su Micromega scrive che le urne offrono “lo schifo” (Cinquestelle), “il più schifo” (Pd e alleati) e lo “schifissino” (il Centrodestra).

Ebbene io mi esprimerò per l’area del “più schifo”. Con la speranza di non dovermene dolere troppo, mi turerò il naso e rinnoverò la mia fiducia al Pd.

Speriamo in bene.

 

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