Home » Limba Sarda » Varie » Fare le pulci è antipatico, ma serve

Immagini del paese

cunventu de su gamminu.jpg

Statistiche

Tot. visite contenuti : 6589777

Notizie del giorno

 
Fare le pulci è antipatico, ma serve PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 2
ScarsoOttimo 
Mercoledì 14 Marzo 2018 10:38

Ogni tanto. In tema di ricerche su Eva Mameli Calvino, una testimonianza, non correttamente riportata, di Floriano Calvino sulla nonna ploaghese sua e del fratello maggiore Italo

di Paolo Pulina

L’espressione cercare l’errore ha in italiano declinazioni sinonimiche come cercare il pelo nell’uovo, rivedere le bucce, fare le pulci che sembrano connotare e comunicare già di per sé comportamenti poco graditi e che espongono chi cerca e soprattutto chi trova l’errore a giudizi poco simpatici sia da parte della persona presa di mira che da parte dei sodali della medesima.

Consapevole del rischio, mi sembra giusto che io intervenga dopo lo stravolgimento di una testimonianza – da me ben conosciuta e fatta conoscere, come dimostrano le prove che tra poco esporrò – apparsa in un libro di recente pubblicazione.

Di che si tratta?

Da studioso originario di Ploaghe (paese dal quale sono emigrato nel settembre 1967), ho raccolto ogni documentazione che mi è stato possibile sulla storia e sulla cultura della mia “piccola patria” e ho dato conto di queste acquisizioni, fin dal titolo, nei miei libri: “Ploaghe e Santa Giuletta, cultura di paese e dintorni” (Pavia, 1984); “Ploaghe, Sardegna, Gramsci e altri temi” (Pavia, 1989); “Su Ploaghe” (Pavia, 2010); “Memorie su Ploaghe e Logudoro”. Con scritti di vari autori tratti da libri e giornali” (Pavia, 2014); ma anche in “Gramsci, PCI-PDS, Sardegna. Impegno culturale, politico e civile di un sardo della diaspora” (Pavia, 1992) non manca un capitolo dedicato a Ploaghe.

Potete figurarvi con quale emozione lessi, in un articolo firmato da Daniela Pinna e comparso sul quotidiano “L’Unione Sarda” del 27 dicembre 1986, questa testimonianza di Floriano Calvino (figlio di Mario Calvino e di Eva Mameli, fratello minore di Italo Calvino) nella circostanza dell’intitolazione di un istituto scolastico di Cagliari alla memoria della madre: «Il rigore scientifico e morale era fondamentale per lei nell’educazione dei figli così come l’origine sarda. Io e Italo siamo stati allevati dalla nonna di Ploaghe, Maria Maddalena Cubeddu, e abbiamo così imparato un italiano forbito, perfetto, da vocabolario, l’italiano dei sardi».

Da quel giorno ho conservato gelosamente il ritaglio e, prima di pubblicarlo a pagina 96 del mio libro del 2014 “Memorie su Ploaghe e Logudoro”, ho riportato questo brano in una lettera uscita sul quotidiano di Genova “Il Secolo XIX” il 2 febbraio 1988 che ho voluto aggiungere al profilo che il giornale aveva pubblicato in memoria di Floriano Calvino, venuto a mancare il 19 gennaio. Ho ripreso l’intera lettera nel mio volume del 1989 “Ploaghe, Sardegna, Gramsci e altri temi”.

In tutti i miei numerosi articoli (reperibili in Internet) e libri successivi ho sempre citato la testimonianza di Floriano e ho sottolineato l’origine ploaghese di Maria Maddalena Cubeddu, nonna di un grande scrittore come Italo e di un geologo di fama come Floriano (di quest’ultimo ho reso pubblica una lettera a me indirizzata in data 12 gennaio 1987).

Chi volesse consultare “La Grande Enciclopedia della Sardegna”, volume “Aggiornamenti 2008”, uscita in abbinamento a “La Nuova Sardegna”, vedrà che anche alla voce Mameli Calvino Eva vi compaiono la suddetta testimonianza di Floriano e il nome del sottoscritto che l’aveva segnalata alla redazione.

Bene, andiamo avanti.

Quando uscì nel 2009 il volume “Libereso, il giardino di Calvino: da un incontro di Libereso Guglielmi con Ippolito Pizzetti”, non mancai di segnalare la sua testimonianza su Eva e sulla madre (nonna materna di Italo e Floriano) a Villa Meridiana di Sanremo. Si veda su questo sito il mio articolo (che ha avuto finora oltre 9.350 visite).

Il 12 marzo 2013 – a seguito di esplicita richiesta – mandai via e-mail tutti i miei articoli su Eva Mameli che avevo pubblicato fino a quella data alla segreteria organizzativa di un convegno previsto a Sassari, al quale ero stato invitato insieme alla scrittrice sarda-genovese Lina Aresu, che di Eva Mameli, della madre di Ploaghe e di una tata ogliastrina che accudì i due bambini Calvino aveva scritto nel volume “Fondali. Percorsi sommersi di geografia letteraria in Sardegna” (Cagliari, Zonza, 2005).

Poco tempo dopo, il 12 maggio 2013 (si tenga conto che il convegno si sarebbe poi tenuto il 24 ottobre!), con grande meraviglia vidi su “La Nuova Sardegna” un’intera pagina su Eva Mameli con citazione (almeno questa soddisfazione mi fu data!) anche del mio nome di «studioso ploaghese-pavese». Titolo: «La mamma di Calvino? Era una scienziata sarda». Sottotitolo: «Eva Mameli nacque a Sassari e si laureò a Cagliari in Matematica nel 1905. Italo passò i primi anni a Ploaghe dalla nonna, Maria Maddalena Cubeddu».

Ora, cosa aveva dichiarato Floriano Calvino e cosa io avevo riportato correttamente: «Io e Italo siamo stati allevati dalla nonna di Ploaghe, Maria Maddalena Cubeddu, e abbiamo così imparato un italiano forbito, perfetto, da vocabolario, l’italiano dei sardi».

Da una semplice variazione di una preposizione semplice (di Ploaghe è diventato a Ploaghe, con uno “slittamento semantico” non proprio irrilevante, sia nel testo sia nel sottotitolo dell’articolo) è nata a Ploaghe la leggenda di un’infanzia vissuta in paese da parte di Italo e Floriano Calvino che è oggetto anche di interesse recente in un gruppo Facebook intitolato “Ploaghe sparita. Le nostre foto del passato”. Anche a loro ho mandato questa precisazione. Ma su questa informazione, nata da un equivoco, di un presunto soggiorno a Ploaghe di Italo e di Floriano, tornerò in chiusura di questo scritto.

La memoria del mio computer mi dice che, in data 23 aprile 2013, con oggetto “saluti da Città del Messico e Eva Mameli”, ho ricevuto questa mail: «Gentile Paolo, come le dicevo, le scrivo in merito a un lavoro di ricerca che intraprenderò a breve su Eva Mameli, soprattutto sugli anni americani a Cuba e il viaggio in Messico. Mi hanno fatto avere il suo interessante saggio, ma senza le indicazioni bibliografiche, così preziose per i ricercatori. Poi, è stato scannerizzato male, per cui se ne ha una copia, me la rimandi. Volevo chiederle poi di mandarmi, se possibile, le pagine su Efisio Mameli che lei cita e che non mi sono state inviate e (lo chiedo con un po' di pudore, ma così a distanza mi risulta così difficile fare certi tipi di ricerche di fonti) l'articolo che cita sul Messaggero Sardo o qualunque altro materiale che a suo giudizio potrebbe risultare utile. Vorrei chiederle qual è stata la sua principale fonte, per capire se – per esempio – se il riferimento al liceo a Cagliari è verificabile (su altri saggi, ho letto Sassari). La ringrazio e la saluto, mi scuso per la franchezza delle mie richieste. Un saluto cordiale da Città del Messico. M Cristina Secci».

Ovviamente, anche questa volta, ho inviato via e-mail (in data primo maggio 2013) tutti i miei articoli pubblicati fino a quella data e ho ricevuto, nello stesso giorno, questa cortese risposta: «Gentile Paolo, la ringrazio. La citerò senz'altro in bibliografia e di sicuro nel testo. Lei dove vive? Le mando un saluto da Città del Messico. MC».

Quando ho saputo dell’uscita del volume di Maria Cristina Secci “Eva Mameli Calvino. Gli anni cubani, 1920-1925” (Franco Angeli, 2017), mi sono affrettato a consultarlo, anche per la curiosità (legittima e comprensibile, mi consentirete) di verificare se erano richiamate le mie ricerche su Eva Mameli.

Né nel testo né nella bibliografia compare il mio nome. Non solo: esterrefatto, leggo alle pagine 21 e 22: «Eva, al di là dell’interesse e operato scientifico, viene ricordata anche come una donna legata alla sua terra e tradizioni […]. Ce lo dice la sua lingua, da cui trasse beneficio in particolar modo Italo e di cui parlò Floriano, il secondogenito dei Calvino: “Basilare. L’italiano di Italo è quello appreso dal nonno logudorese. Forbito, perfetto. Da vocabolario. L’italiano dei sardi”». In nota viene citato l’articolo di Daniela Pinna apparso su “L’Unione Sarda” del 27 dicembre 1986 e che, grazie alla cortesia del titolare di questo sito, posso riprodurre, così ognuno può controllare. Cosa risulta? Ho avuto voglia io di ricordare – in tutti i miei numerosi articoli – la nonna logudorese (in quanto nata a Ploaghe) dei fratelli Calvino.

Oh, bella!

Adesso ad insegnare l’italiano forbito sarebbe stato il “nonno logudorese” Giovanni Battista Mameli, il quale per di più non era logudorese ma ogliastrino (nato a Lanusei) e che è morto a Iglesias negli anni Venti! Non ho mai visto una fotografia di lui con i nipoti a Sanremo (Italo nato a Cuba, a Santiago de Las Vegas de La Habana, il 15 ottobre 1923; Floriano nato a Sanremo nel 1927).

Se si consulta l’“Album Calvino” (Oscar Mondadori, 1995), Giovanni Battista Mameli compare con tutta la sua famiglia – la moglie Maria Maddalena Cubeddu, il primogenito Efisio, nato a Ploaghe nel 1875, e gli altri figli: Romualdo, Peppina, Eva-Evelina, Tonino – in una fotografia scattata a Cagliari nel 1902. A pagina 25 è pubblicata invece una foto – scattata a Sanremo nel 1937 – di Maria Maddalena Cubeddu con i due nipoti Calvino ed un loro amico.

Quindi: che c’entra il nonno ogliastrino nell’educazione dei nipoti?

Niente, perché a Sanremo non c’è mai stato!

È vero che nell’articolo di Daniela Pinna c’è qualche refuso: vi è anche scritto, prima della citazione col suo nome, «dalla nonno [sic!] loguderese [sic!]» (nella riproduzione in questo sito si nota la mia correzione a penna di nonno in nonna) e segue qualche pasticcio di righe. Ma è chiaro come il sole che Italo e Floriano (entrambi, non solo Italo) hanno imparato dalla nonna ploaghese (logudorese) a Sanremo, non a Ploaghe (dove non hanno mai soggiornato)!

Fidiamoci di ciò che ha scritto Lina Aresu su Eva Mameli: «1) Era figlia di Giovanni Battista Mameli, nato a Lanusei, morto negli anni Venti a Iglesias come capitano dei carabinieri in pensione; 2) condusse con sé a Sanremo una tata originaria dell’Ogliastra per i suoi bambini Italo e Floriano, che lei aveva affidato alla nonna Maddalena Cubeddu di Ploaghe al momento in cui aveva accettato una cattedra di botanica all’Università di Cagliari e, insieme, la direzione dell’Orto Botanico. La tata ingaggiata a Cagliari dalla scienziata Mameli si chiamava Aurelia Pisu; sappiamo che era di lingua madre ogliastrina perché testimoni della vita in casa Calvino descrivono l’incomunicabilità tra questa tata e la ploaghese nonna materna dei bambini, a causa della differenza dei dialetti, foneticamente estranei seppure sardi».

Le richieste di aspettativa di Eva per le condizioni di salute di lei e di sua madre – che le permettessero di restare a Sanremo, mantenendo la cattedra a Cagliari – sono ben documentate in un capitolo del libro della Secci, che in una nota di pagina 96 osserva: «La madre vivrà costantemente assieme a Eva, anche a Sanremo». E su questo non ci piove!

Bene, dopo essermi tolto qualche piccolo sassolino (non siamo sardi in debbadas), sia chiaro che mi sento in obbligo di consigliare l’acquisto e la lettura del libro di Maria Cristina Secci su Eva Mameli a chiunque sia interessato (ploaghese o non ploaghese) a conoscere questa straordinaria figura di donna e di scienziata sarda. Senza trascurare, beninteso, le opere precedentemente edite sull’argomento che ho citato nel mio secondo volume di “Per una guida letteraria della provincia di Pavia” (Pavia, Nuova Tipografia Popolare, dicembre 2016, pp. 336).

Del 2010 è la monografia, “Eva Mameli Calvino”, redatta da Elena Macellari per le edizioni Ali&no di Perugia.

Nel 2011 l’Editoriale Scienza di Firenze-Trieste (collezione libri per ragazzi “Donne nella scienza”) ha pubblicato “Fiori in famiglia: storia e storie di Eva Mameli Calvino”: il testo è di Elena Accati, professore ordinario di floricultura presso l’Università degli Studi di Torino.

Nel 2011 a Eva Mameli Calvino sono state riservate pagine nel libro di Elisabeth Strickland “Scienziate d’Italia. Diciannove vite per la ricerca” (Donzelli) e nel volume con gli atti di un convegno pavese del marzo 2009 intitolato “Domina Doctrix. Pioniere della cultura e del sociale nell’Università di Pavia” (Ibis).

Notevoli le recenti ricerche di due studiose: Paola Govoni e Maria Cristina Secci.

Paola Govoni, Donne in un mondo senza donne. Le studentesse delle facoltà scientifiche in Italia, 1877-2005, in “Quaderni storici”, cxxx (2009) n. 1, pp. 213–248 (on line); Eadem, La casa laboratorio dei Calvino Mameli, tra scienza, arte e letteratura. Con lettere inedite di Italo Calvino a Olga Resnevic Signorelli, in “Belfagor”, 2012, pp. 545˗567 (on line); Eadem, The Making of Italo Calvino: Women and Men in the “Two Cultures” Home Laboratory, in Writing about Lives in Science: (Auto)Biography, Gender, and Genre, edited by P. Govoni and Z.A. Franceschi, Goettingen, Vandenhoeck &Ruprecht/V&R Unipress, 2014, pp. 187-221 (on line).

M. Cristina Secci, Eva Mameli: le piante, il mio dovere e la mia passione, “Altre Modernità”, n. 10/ 2013 (on line); Eadem, Sra Eva Mameli de Calvino, utile e forestiera botanica a Cuba, in “Centroamericana” 24.2 (2014), 2015, pp. 77-108 (on line). Maria Cristina Secci (Università di Cagliari) ha presentato una relazione su “Eva Mameli Calvino, dalla Sardegna all’America latina con microscopio e famiglia” al convegno “Eva Mameli Calvino e le donne scienziate sarde” (Cagliari, 6 e 7 novembre 2014): mentre l’11 ottobre 2015, a Florinas (Sassari), nel corso della rassegna “Florinas in giallo”, ha animato una tavola rotonda con Zaida Capote (visiting professor dell’Università di Cagliari) su “Italo Calvino tra Sassari e Cuba: dalla biografia di Eva Mameli al Premio letterario Calvino dell’Avana”.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 14 Marzo 2018 11:13
 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):