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Un miracolo per la Siciliana: un bravo imprenditore potrebbe farlo PDF Stampa E-mail
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Giovedì 15 Marzo 2018 11:40

Data la carenza di spazi chiusi per attività culturali e artigiane o per qualsiasi altra iniziativa come un oratorio, credo che sarebbe davvero utile acquisirli quei locali

di Angelino Tedde

Nel 1991, dopo aver reso efficiente la cooperativa olearia, ricordo che appena 80 soci vennero a macinarvi le loro olive. Molti andarono altrove a macinarle snobbando non so se per invidia il nostro oleificio.

Poi, ad agosto, ci si mise in mezzo pure la Magistratura e allora, tenuto conto delle numerose denunce degli abitanti dei paesi che ricevevano le acque velenose dello stresso sodalizio, l'assemblea, con in testa Giovanni Tedde, uno di coloro che avevano firmato cambiali di garanzia alle banche, promosse la chiusura.

Non mi restava che cercare dei compratori.

M'imbattei per mia fortuna nei due imprenditori Gianni e Gianfranco che lo comprarono per 150 mila lire, fiduciosi anche loro di utilizzarlo per oleificio.

Con quella cifra furono saldate le due Banche e parte dei crediti di alcuni creditori, me compreso che dei 10 milioni prestati potei incassare dal liquidatore Marogna soltanto la metà, il resto per il bene dell'anima e della mia salute.

Quel mondezzaio che trovai con topi e animali di ogni genere, con impianti elettrici inutilizzabili, me li sistemò il noto signor Farbo, che oltre alla paga volle cibo e vino gratis, mancava per un pelo che non mi chiedesse qualche donna per placare i suoi ardori. Fece un lavoro magistrale e alla fine l'oleificio poteva competere con un reparto ospedaliero. Camice bianco e apposito bianco copricapo per il frantoio, divieto assoluto di tastare l'olio col pollice e con l'indice, quattro metri di distanza da coloro che venivano a macinare. Due brave ragazze riscuotevano il dovuto dalla macinazione e provvedevano, su mie indicazioni, a pagare il frantoiano e sé stesse. L'oleificio macinò quintali di olive, ma non tante da soddisfare l'enorme macchina acquistata con dimensioni esagerate.

I due giovani imprenditori comprarono l'oleificio e lo aprirono per un anno, incontrando le stesse difficoltà delle scarse macinazioni e della collocazione delle sanse e delle acque velenose. L'affittarono, infine, dopo aver ceduto i macchinari, all'operatore culturista Manuel Accorrà e tuttora questa è l'attività che vi si svolge.

Ciò premesso, per quanto riguarda i locali della Siciliana, data la carenza di spazi chiusi in paese sia per attività culturali, musica compresa, sia per attività artigiane o per qualsiasi altra iniziativa come un oratorio, credo che sarebbe davvero utile acquisirli, ma dubito che ci possano essere tanti soci disponibili a portare avanti queste iniziative.

Forse uno o due imprenditori, per utilizzare i locali come serre o come supermarket di una certa dimensione o come locale polifunzionale per varie attività.

Mettere troppa gente si finisce per rovinare tutto. Ci vorrebbe un imprenditore che abbia le idee chiare sull'utilizzo e su un'adeguata ristrutturazione.

A Chiaramonti manca un centro culturale, manca un oratorio ricreativo per gli adolescenti, mancano locali per sperimentazioni musicali, manca un museo etnografico, mancano locali per sperimentazione teatrale e per manifestazioni culturali di ogni genere.

Sono certo che un imprenditore giovane dalla idee chiare, dalla fantasia creatrice non solo potrebbe avere un ritorno economico, ma potrebbe dare opportunità di lavoro ad altri giovani.

 

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