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Sa chìda Santa di trent'anni fa PDF Stampa E-mail
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Martedì 27 Marzo 2018 00:00

1988, ripreso il rito de s'iscravaméntu[1] dopo un'interruzione decennale.

di Claudio Coda

Andiamo incontro alle sacre rappresentazioni della Settimana Santa/sa chìda Sànta: mércuris de chijìna, giòja e chenàbura santa, sas chìrcas mùdas, sa prozessiòne/processiòne de sos Mistérios, Marìa Addoloràda, s'incòntru[2] e le processioni con i simulacri.

La passione, morte e risurrezione di Cristo Gesù con rituali collettivi che coinvolgono non solo fedeli, ma anche spettatori. Prima sos sepùlcros[3], dopo un liberi tutti cùn sos romaglièttes[4], quest'ultimi il sabato sera, così da noi.

Da Alghero, Castelsardo, Iglesias, Cagliari, Nulvi, Sassari le ho partecipate tutte, negli anni, ma ancora altre da vedere. Una curiosità appagata per questi riti, che la Sardegna ha ricevuto dall'influenza pisana prima e spagnola poi.

Quella chiaramontese, com'è ovvio, è quella che è rimasta più impressa nei miei ricordi. Quasi terrorizzato, partecipavo seduto sui banchi, a quelle rappresentazioni: sequenze alquanto tetre, assolutamente ansiose agli occhi di un fanciullo. In chiesa, predisposti altari e statue celate con panni violacei -quasi neri-; luci spente, benedizione del fuoco, s'iscravaméntu, centurioni, campane legate, televisione muta, sas matràcas[5], aria mesta e toni alquanto bassi, sia nelle case che in carrèlas. Allegria bandita sino alla Resurrezione.

Negli anni del '70, questa tradizionale cerimonia de s'iscravamèntu, venne interrotta, forse per l'età de tiu Tomasìnu Brunu/Beccu -aveva passato la settantina- e farlo salire su scala insicura, sarebbe stato un rischio. Più giovane, invece, tiu Cènte Cossu. Erano i D'Arimatea e Nicodemo nostrani.

O, la più veritiera causa di sospensione, era che in parrocchia mancava lo stimolo: partiva, forse, più dal presbiterio o dalla navata? Comunque sia, venne sospesa non sine die, ma sine anno per qualche lustro.

Fatto sta che, nel 1988, la Pro Loco, riprendendo i sentimenti mai sopiti dei credenti, propose al parroco don Giovanni Antonio Tilocca la rievocazione del rito della Deposizione. Sulle prime, il parroco rimase alquanto scettico e rispose picche: non intendo proporre riti pagani, disse. E lì a discutere, razionalmente, di quei riti pagani che la Chiesa faceva uso. La Pro Loco insistette, con piglio e il buon don Tilocca si arrese: speriamo che la gente partecipi, esclamò. Fu un successo: sa chèja pièna!

Ottenuto il lasciapassare, occorreva organizzarsi per le vesti dei centurioni e degli apostoli. Rovistando in una vecchia cassapanca sistemata nella sacrestia di S. Croce, in parrocchia, saltarono fuori le vesti dei legionari, oramai tarlate. Al rinvenimento sicuramente san Matteo diede una spintarella. Occorreva rifarle su quel modello, così si dette l'incarico alla sig.ra Maucia Uleri-Loche. L'esborso per queste vesti lo assunse, per intero, la sig.na Peppina Satta (nota Frascone) che abitava in via Cavour: novantamila lire, per stoffa e manodopera. Per le vesti degli apostoli si riprese una logora tunica che, tia Ciana Gallu, aveva conservato. Era del padre, unu confràde de su Rosàriu[6]. Ognuno se la confezionò a proprie spese. Nicodemo e D'Arimatea vennero impersonati da Giacomino Satta e Nino Cossu.

Alcuni apostoli me li ricordo ancora o almeno credo: Walter Montesu, Sandro Schintu, Andrea Budroni, Mario Franco Migaleddu, Adriano Soddu, Matteo Gallu, Toèddu Budroni, Edoardo Gallu, Vanni Manchia, Tore Piras e Roberto Galloni... Da precisare: comprensibilmente la memoria, dopo trent'anni, si accorcia e chiedo indulgenza per l'esclusione o inclusione di alcuni. Però, chi racconta, corre il rischio.

Nella vigilia di quella Pasqua, sempre la Pro Loco, organizzò nella sala del vecchio cinema una serata a tema: sos romaglièttes. Era il sabato 2 di marzo 1988 e la sala si riempì tutta. L'incasso fu di 850.000 lire da cui vennero detratte 270.000 per noleggio sala e SIAE; 132.000 lire per colombe e un grande uovo di Pasqua che la pasticceria Ziccheddu, con competenza aveva creato; 90.000 lire per il confezionamento dei mazzolini di fiori, che poi finirono sui balconi delle signorine chiaramontesi.

Da allora, annualmente, si rinnova il rito. Diversi anni fa, i “vecchi” centurioni, vennero sostituiti da Salvatore Mannoni e dal giovanissimo Michele Brundu.

Così, la tradizionale chìda Sànta, prosegue nella San Matteo.



[1] Deposizione di Gesù.

[2] Nell'ordine, i vocaboli indicati in corsivo: Mercoledì delle Cenere; Giovedì e Venerdì Santo; Processione con il simulacro di Maria alla ricerca del Figlio; la processione dei Misteri; Maria Addolorata, l'incontro di Maria con il Figlio.

[3] Confezione floreale di germogli di grano, ceci, lenticchie.

[4] Mazzolini di fiori con violacciocche.

[5] Tavolette in legno con battiture metalliche.

[6] Tìu Juanne Matteu Gallu, confratello del Rosario.

Ultimo aggiornamento Martedì 27 Marzo 2018 19:42
 

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