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La festa del 25 Aprile, per non dimenticare PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 25 Aprile 2018 00:00

73 anni fa, partiva da Milano l’invito a chiudere definitivamente la partita col nazifascismo proclamando lo sciopero generale - Con la voce di Sandro Pertini, il Presidente più amato

di Carlo Patatu

Oggi celebriamo il 73° anniversario della liberazione dell’Italia dal regime fascista e dall’occupazione tedesca. E, non dimentichiamolo, i 73 anni di pace che, da quella data storica in poi, godiamo in Europa.

Di quel giorno non ho un ricordo preciso: avevo nove anni e frequentavo la terza elementare. La mia giovane maestra, una signorina bionda venuta da Sassari, probabilmente non sapeva nemmeno lei di che si trattasse. All’epoca, lo studio della storia, nelle scuole di ogni ordine e grado, si fermava alla Grande Guerra (1914-1918).

Solo da adulto ho compreso il significato di quella giornata, con tutto quello che le stava dietro e con ciò che poi ne è conseguito. Dopo l’8 Settembre 1943, l’Italia partigiana aveva lasciato la montagna e si era schierata apertamente con le Forze Alleate (USA, Regno Unito e Francia), contribuendo alla cacciata dei tedeschi dalla Penisola.

Quindi era insorta al richiamo di Sandro Pertini, che, da Milano, diffuse alla radio il proclama seguente:

Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”. (cliccare qui per il sonoro)

Si chiudeva così il ventennio della dittatura fascista, che tanta violenza e tanti lutti aveva procurato alla comunità nazionale, coinvolta in una guerra distruttrice che mise in ginocchio il nostro apparato produttivo, provocando ovunque distruzione e morte.

La data del 25 Aprile deve essere ricordata ai giovani. Che hanno avuto la fortuna di nascere e crescere lontani dalla guerra. Che non sanno, se non per averne letto sui libri, cosa sia lo scoppio di una bomba o il botto di un cannone. Né il rombo dei motori che preannunciavano le incursioni aeree sulle nostre città indifese. Ai giovani che non sanno (beati loro!) cosa significhi essere perseguitati, privati dei diritti elementari e mandati a morire nei campi di sterminio per la sola colpa di essere nati ebrei, rom, omosessuali; o per avere manifestato idee e comportamenti diversi da quelli voluti da chi guidava la dittatura e da coloro (tanti, purtroppo!) che gli facevano il controcanto.

Chi vive e lavora in tempo di pace è soggetto a dimenticare facilmente, se non proprio a sottovalutare, qual duro prezzo è costata la pace. Centinaia di migliaia di morti. Altrettante migliaia di italiani (e non solo) deportati, incarcerati, derisi, umiliati, seviziati e fatti morire persino di stenti.

La lezione impartitaci dai nostri padri non va dimenticata. Grazie a loro, oggi noi possiamo dormire sereni sotto il caldo e confortevole piumino della democrazia. La quale, tuttavia, va coltivata giorno per giorno; senza fraintendimenti o facili illusioni, con determinazione. Gli imbonitori stanno sempre dietro l’angolo, pronti a denigrarla e a imputarle ogni nefandezza del mondo.

Insieme ai milioni di eroi, civili e militari, illustri e sconosciuti, mi piace ricordare il sacrificio dei chiaramontesi che, nel corso dell’ultima guerra (1940-1945), hanno perso la vita. A loro dedichiamo, in questa occasione, un pensiero grato e deferente:

Morti in combattimento:

Appuntato Finanziere Giovanni Antonio Brunu

Appuntato Carabiniere Giovanni Piga

Carabiniere Giommaria Pulina

Finanziere Gavino Tolis, medaglia d’Oro al Valore Civile

Dispersi:

Soldato Sebastiano Brundu

Soldato Francesco Budroni

Soldato Nicolò Murru

Soldato Francesco Nela

Soldato Antonio Pinna

Soldato Stefano Solinas

Morti per ferite riportate in combattimento:

Soldato Giovannino Cossiga

Finanziere Antonio Lumbardu

Carabiniere Amelio Serra

 

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