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Dov’eravamo rimasti? PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Martedì 18 Settembre 2018 12:21

Interrompo il mio silenzio forzato, dovuto al disservizio telefonico provocato tre settimane fa da un temporale memorabile

Rieccomi, dopo una ventina di giorni di silenzio.

Un silenzio forzato, impostomi dal disastro provocato alle linee telefoniche di Chiaramonti da un fulmine traditore. Che ha causato danni enormi non solo agli apparati sofisticati della TIM, ma anche agli impianti elettrici privati, mandando in malora televisori, lavastoviglie, frigoriferi, impianti d’antenna e di allarme.

Insomma, un temporale di quelli tosti ha messo il paese in ginocchio, costringendoci ancora una volta, me non ce n’era bisogno, a fare i conti con la nostra fragilità. Non soltanto sul piano umano ed esistenziale, ma pure su quello tecnologico. Adusi a servirci di una miriade di apparecchiature per soddisfare le nostre ormai innumerevoli esigenze, ci riscopriamo in brache di tela non appena un fulmine si abbatte guizzando sul punto sbagliato. Per noi, ovviamente.

E così, privato del collegamento con internet, ho potuto visitare la rete soltanto attraverso il cellulare. Che però limitava (limita) non poco l’operatività.

E così, pur sentendo il desiderio di farlo, non ho potuto dire la mia su quanto è accaduto, qui e altrove, nel corso delle ultime tre settimane. Mi sarebbe piaciuto commentare le sortite sovente infelici del nostro loquace Ministro dell’Interno. Ma anche gli sproloqui del suo collega grillino, che continua a non smentirsi mai, in fatto di pochezza di idee e assenza di contenuti, ogniqualvolta dà fiato ai denti aprendo la bocca a un sorriso forzato e inespressivo. Credo, tuttavia, che non mi mancheranno altre occasioni, su questo versante.

Avrei voluto e dovuto spendere qualche parola per ricordare il mio caro figlioccio Franco Soddu, qui in vacanza e scomparso d’improvviso, pare, per una insospettabile crisi cardiaca. Avrei potuto ricordarlo correndo indietro negli anni e raccontando qualche episodio inerente ai momenti in cui la sua vicenda umana e la mia (eravamo dirimpettai, negli anni primaverili) si sono incrociate più e più volte. In questo caso, invece, non ci sarà altra occasione. Queste cose vanno fatte subito, a caldo, o non le si fa più.

E così per altre questioni, ivi comprese le aspettative nei confronti degli amministratori comunali insediatisi a Palazzo qualche mese fa e di quel cambio di passo che, da più parti auspicato, finora non si vede. Ma forse è ancora presto. Aspettiamo fiduciosi.

Quindi, cari amici, eccomi di nuovo qua. Riprenderemo il nostro dialogo e, per quel che varrà, ci terremo compagnia. Parlando di questo e di quello. Trattando di tutto un po’. Con la speranza di non annoiarci più di tanto.

Buona lettura.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 18 Settembre 2018 18:58
 

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