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L’anniversario di una vergogna PDF Stampa E-mail
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Martedì 16 Ottobre 2018 18:55

75 anni fa i nazisti tedeschi, grazie anche alla collaborazione di tanti fascisti italiani, rastrellarono il ghetto di Roma e ne trasferirono gli abitanti nei campi di sterminio, dove morirono quasi tutti

di Carlo Patatu

Correva il 16 Ottobre del 1943, quando, di buon mattino, le SS tedesche, coadiuvate da non pochi miliziani italiani, irruppero nel quartiere ebraico di Roma conosciuto come Il Ghetto e, chiudendone tutte le vie di uscita, operarono un rastrellamento durato alcune ore. Dalle cinque alle quattordici di quel Sabato nero.

Con scrupolo degno di miglior causa e seguendo alla lettera un piano preordinato nei minimi particolari, bussarono a tutte le porte, sfondandole in mancanza di risposta, e mandarono in strada gli inquilini, che poi furono caricati con violenza sui camion in attesa. Nel complesso, 1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine. Dei quali 1023 furono deportati ad Auschwitz. Soltanto 16 di loro sopravvissero, 15 uomini e una donna.

Più d’uno fu passato per le armi sul momento solo perché aveva accennato un gesto di ribellione o di fuga.

Che male avevano fatto per subire un trattamento così brutale? Avevano il solo torto di essere nati ebrei. Di appartenere a una razza ritenuta impura, inferiore dai nazisti e dai degni compari fascisti. Quest’ultimi, cinque anni prima, avevano approvato le leggi razziali che, sottoscritte da un re piccolo non soltanto di statura, tanto sangue e tante sofferenze inflissero a ebrei, rom, omosessuali e agli oppositori del regime.

Tante belle intelligenze si spensero in carcere e altre furono arse coi rispettivi corpi nei forni crematori sorti in Germania, Polonia e nell’alta Stiria austriaca. Quegli uomini e quelle donne pregavano il loro Dio in modo diverso, oppure praticavano l’amore ognuno come gli andava o manifestavano liberamente il proprio pensiero sull’attività non condivisa portata avanti dal governo Mussolini e dai suoi corifei. Che si squagliarono come neve al sole successivamente al 25 Luglio 1943, quando cadde il regime con l’arresto del duce.

Non dimentichiamoli quei fatti tristi che segnano un punto oscuro nella nostra storia millenaria e dei quali dobbiamo un po’ tutti vergognarci. Anche se, per ovvie ragioni, a quelle scelte insensate non abbiamo partecipato di persona.

Teniamo a mente ogni episodio, ogni violenza, ogni volto straziato di quegli anni tetri. Perché, com’ebbe a scrivere Primo Levi, quei fatti sono accaduti e possono accadere di nuovo.

 

 

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