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Manine e manone guastafeste PDF Stampa E-mail
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Venerdì 19 Ottobre 2018 21:29

Una mano misteriosa avrebbe modificato il testo della manovra licenziato dal Consiglio dei Ministri – Premiati evasori e riciclatori di danaro con un ricco condono e la cancellazione di reati penali - Di Maio se ne accorge in ritardo e si arrabbia

di Carlo Patatu

Una manina avrebbe introdotto surrettiziamente modifiche al testo della manovra di bilancio successivamente all’approvazione del Governo, apportandovi variazioni sostanziali. All’insaputa (pare) dei Pentastellati. Che, saputolo, hanno messo su la solita sceneggiata.

Non si conosce l’autore della bravata; ma la sparata di Di Maio in televisione lascia intendere che la colpa è di quelli là. E cioè dei soci leghisti, da sempre inclini al perdonismo, quando non si tratta di immigrati ma di evasori fiscali.

In sostanza, a cose fatte Giggino si accorge che l’articolo 9 del documento contiene un paio di righe che premiano oltre misura chi non ha pagato le tasse per intero e persino chi ha riciclato danaro. Evitandogli pure di risponderne in sede penale. Il tutto fino all’ammontare di centomila euro. Tanto sarebbe stato concordato verbalmente. Invece qualcuno, più sveglio, ha segnalato al ras di Pomigliano d’Arco che quella cifra si riferisce a ciascuna imposta evasa e a un singolo anno. Fatti i calcoli e tenuto conto che le imposte considerate sono cinque (Irpef, Irpeg, Irap, Iva e i capitali) e che le annualità da condonare sono ugualmente cinque, il regalo potrebbe assurgere fino a due milioni e mezzo per ciascun evasore. Libero pure da oneri di ordine penale. Un bel regalo, non c’è che dire.

Apriti cielo! Il capo grillino, imbufalito e senza pensarci su due volte, va in televisione e mette in piazza il presunto imbroglio. Minacciando pure di portare tutto in Procura (poi lascia perdere) perché sia sanzionata la manina infedele. I leghisti negano ogni addebito. Siamo persone serie, continuano a ripetere. Il testo licenziato dal Consiglio dei Ministro, assicurano, non è stato modificato. È quello che era quando è stato discusso e approvato. Probabilmente Giggino, che nella circostanza redigeva il resoconto della riunione, ha verbalizzato, a sua insaputa, anche quel pezzo di articolo 9 che non gli piace proprio. O era distratto o non ha capito di che si trattava. A lui la scelta.

Da che parte sta la ragione? Difficile dirlo. Il presidente Conte, che conta poco, con un fil di voce ci ricorda da Bruxelles che il capo del Governo è sempre lui; che ogni cosa sarà chiarita: “Ho convocato il Consiglio dei Ministri per domani”.

“Ma io non ci sarò - sbotta Salvini - ho altri impegni”. Poi ci ripensa.

Le manine furtive intervenute a modificare leggi o decreti già approvati non sono una novità. Se ne parlava fin dai tempi di Craxi, cui spetta il copyright del termine. Andreotti le chiamava manone. Ma stavolta siamo in presenza d’improvvisatori che, per ignoranza, distrazione o malafede, hanno creato un casus belli di cui non si sentiva proprio il bisogno. Insomma, il governo del cambiamento continua a mettere in pratica comportamenti vecchi. Fa cose come quelli di prima, se non più di prima.

Il Governo andrà in crisi?

Probabilmente no: non conviene a nessuno. Nemmeno all’opposizione. In Parlamento non ci sono alternative alla maggioranza attuale. Salvini può contare, ma non basta, sul sostegno di FI e FdI, mentre i Pentastellati sono all’angolo e nell’impossibilità di aggregarsi ad altre forze politiche. Dunque…

Frattanto lo spread sale e, con esso, s’inalberano gli interessi del debito pubblico e dei mutui che tanti di noi sono costretti a contrarre. Nel contempo cala la già scarsa credibilità di un Paese, il nostro, cui gli investitori guardano con diffidenza e preoccupazione crescenti.

Chiamatelo pure cambiamento, se vi pare. A me no.

 

 

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