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Emigrazione, guerra e dimostrazione popolare PDF Stampa E-mail
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Giovedì 29 Novembre 2018 10:06

Fenomeni sociali e politici registrati a Chiaramonti nei primi due decenni del Novecento a annotati da un cronista d’eccezione: Giorgio Falchi (1843-1922)

di Carlo Patatu

Agli inizi del Novecento si ebbe anche a Chiaramonti il primo fenomeno migratorio di massa per motivi di lavoro.

Il Falchi non mancò di annotare che “...alcuni di questi abitanti, lusingati dai notevoli profitti che avrebbero a ritrarre recandosi nelle lontane Americhe e col prender parte ai lavori del taglio dell’istmo di Panama, vi si recarono. E siccome il clima micidiale dei luoghi ed i frequenti infortuni sul lavoro obbligarono gl’imprenditori ad elevare i salari giornalieri persino a lire nove, perciò in breve tempo vi affluì tanta gente da sorpassare i cento trenta i nativi di questo villaggio. È pur vero che parecchi di essi, mercé il frutto del proficuo lavoro, riuscirono a fare acquisto di un campicello e di una casa di abitazione, ma il maggior numero i fatti guadagni disperse nel giuoco e nei bagordi.

“Per cui l’emigrazione nelle Americhe ed in Francia produsse più danni che vantaggi, giacché per causa di essa i vincoli familiari e sociali del tutto ebbero a cessare, la miscredenza nella religione acquistò numerosi proseliti, fu disconosciuta l’obbedienza dovuta alle legittime autorità, irrisa l’osservanza delle leggi, vennero introdotte malattie schifose e sino ad allora dai più sconosciute e finalmente furono divulgate massime sovversive rivolte a turbare la pace sociale a mezzo della lotta di classe, dei frequenti tumulti e delle sanguinose rivolte[1].

Con lo scoppio della prima guerra mondiale, ci fu la chiamata alle armi dei giovani, che dovettero così abbandonare i campi e le greggi. La limitata estensione delle coltivazioni e una siccità perdurante oltre il consueto, portarono a un rincaro eccessivo del prezzo dei cereali. Il costo di uno starello[2] di grano passò da 6 a 10 lire. Ecco quindi intensificarsi l’opera instancabile degli usurai, che gonfiarono oltre ogni limite di decenza i prezzi delle loro prestazioni, mentre i ricchi proprietari terrieri concedevano ai propri amici e fedeli servitori i prestiti consueti di grano. Aumentarono di numero le persone che campavano con i soli proventi dell’elemosina settimanale, praticata per consuetudine nella mattinata del sabato e nella vigilia delle festività più importanti. Fece la sua prima comparsa la trebbiatrice a vapore, la cui opera alleviò notevolmente il carico di lavoro che gravava sulle spalle dei pochi agricoltori rimasti in paese. Per lo più anziani.

Il Falchi avanzava previsioni fosche per il futuro di Chiaramonti, a causa degli avvenimenti sopra riportati; ma anche per certa propensione delle persone benestanti a trasferirsi in città, attratte forse dalle comodità e dagli agi della vita cittadina. La fine della prima guerra mondiale vide il ritorno a casa dei combattenti. Molti di essi, non trovando un lavoro adeguatamente retribuito, mal si adattavano a vivere di miseria e di stenti.

Fu così che, nel 1919, la protezione continua e sfacciata concessa dagli amministratori comunali ai commercianti, definiti dal Falchi veri e propri affamatori del popolo, finì “...per indignare questi abitanti, per cui nella mattina del giorno venti luglio si dettero a tumultuare non potendo più sopportare l’enormità dei prezzi delle merci diverse messe in vendita da tali vampiri umani.

“E certamente grave guaio ai detti individui sarebbe toccato da parte dei giustamente esacerbati dimostranti senza il pronto intervento del comandante questa stazione dei reali carabinieri. Il quale non solo in modo amichevole sedava il tumulto, ma eziandio dava sicuro affidamento che dalla superiore autorità prefettizia avrebbe provocato solleciti provvedimenti. I membri poscia della giunta municipale, oramai persuasi di avere perduta la stima delle persone oneste e la fiducia degli amministrati, coll’intendimento di far cosa di pieno gradimento ai merciaiuoli su riferiti e di compiere un’altra vendetta contro questa popolazione, unitamente ad alcuni consiglieri si dimettevano dalla carica (...), provocando in tal modo lo scioglimento del Consiglio comunale e l’avvento del commissario regio, mai sempre resosi calamitoso agl’interessati di questo infelice Comune”[3].

Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 54-55.



[1] Cfr. 1907 – Emigrazione in CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pag. 150.

[2] Lo starello era uno strumento di misura delle granaglie in genere, utilizzato a Chiaramonti e dintorni sino alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Trattavasi di una cassetta in legno con forma di parallelepipedo a base quadrala e due manici laterali per la presa. Il suo volume interno corrispondeva a 27 decimetri cubi; e cioè, come specifica il Falchi nei suoi manoscritti, a 27 litri.

[3] Cfr. 1919 – Dimostrazione popolare in CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 232-233.

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 29 Novembre 2018 10:11
 

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