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La Giornata del Ricordo PDF Stampa E-mail
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Sabato 09 Febbraio 2019 10:53

La persecuzione degli italiani in Dalmazia e nella Venezia Giulia, durante e dopo la 2a guerra mondiale, da parte delle brigate partigiane comuniste jugoslave. Esecuzioni sommarie e interramento nelle foibe carsiche delle vittime, talvolta ancora vive. L’esodo dei giuliani

di Carlo Patatu

Domani 10 Febbraio ricorrerà il Giorno del ricordo. In memoria delle tante vittime di violenze praticate da uomini contro altri uomini. Dalle formazioni partigiane comuniste della Jugoslavia di Tito contro gli italiani di quella che, in parte, fu la Venezia Giulia.

Si tratta di una vicenda molto triste e dolorosa che, per ragioni di bottega politica, è stata messa in un cantuccio per troppi anni. Ritenendo, a torto, che mettendo la testa sotto la sabbia si potesse rimuovere e dimenticare per sempre quello che fu uno sterminio vero e proprio. Molto simile a quello subito dagli ebrei; se non per il numero delle vittime, per la ferocia e la determinazione con cui fu attuato.

Una pagina buia della nostra storia dunque. Sulla quale è stata fatta luce soltanto in epoca recente; legata a eventi ancora tanto controversi quanto dolorosi. Una circostanza che ha coinvolto migliaia e migliaia di italiani, il cui numero ancora non è stato definito con certezza.

Perché questa data?

Il 10 febbraio 1947 fu firmato a Parigi il trattato di pace che assegnava l’Istria e buona parte della Venezia Giulia alla Jugoslavia. Dopo di che le brigate comuniste jugoslave, ricordando le violenze subite durante l’occupazione nazi-fascista nel corso della Seconda Guerra Mondiale, vollero vendicarsi con gli italiani che già occupavano quelle terre e ci lavoravano con l’impegno, la determinazione e la competenza tipiche dei veneti. Per i partigiani comunisti di Tito, costoro erano da considerarsi tutti fascisti e pertanto responsabili di quanto era accaduto da quelle parti in periodo di guerra.

Da qui la persecuzione di chi parlava italiano, gli arresti arbitrari e inconsulti, le esecuzioni sommarie, le uccisioni senz’appello, provvedendo poi seppellire i corpi delle vittime, talvolta ancora in vita, in fosse comuni o gettandoli nelle cosiddette foibe. Una ferocia incredibile.

Le foibe sono delle caverne verticali, una sorta di pozzi, tipiche della regione carsica. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in particolare tra il 1943 e il 1945, e nell’immediato dopoguerra, furono usate per compiere gli eccidi di cui trattiamo. La violenza, va ribadito e sottolineato ancora una volta, fu messa in atto dai partigiani jugoslavi, che si sentivano legittimati ad annettere al futuro stato jugoslavo la parte rivendicata della Venezia Giulia e del Friuli e a considerare la popolazione italiana come una invisa classe dominante da combattere e annientare.

In breve, quelle operazioni si configurarono come vera e propria pulizia etnica.

Al massacro delle foibe fece seguito l’esodo delle popolazioni giuliane e dalmate. Fu la diaspora di cittadini di lingua italiana dai territori di confine. Col trattato di Parigi sottoscritto nel 1947, l’Istria, Fiume e Zara vennero annesse alla Jugoslavia. Il che produsse la intensificazione dell’esodo di massa già cominciato negli anni precedenti. Una parte degli esuli giuliani trovò accoglienza anche ad Alghero-Fertilia, dove ancora vivono e lavorano, perfettamente integrati, i discendenti di quelle popolazioni. A quel tempo, ebbe molta diffusione la canzone “Nostalgia Giuliana", portata al successo da un cantante molto popolare: Giorgio Consolini.

Nel 1965 ebbi occasione, in viaggio con tenda e sacco a pelo, di visitare quella che, allora, era la Repubblica di Jugoslavia governata da Tito (ora Bosnia-Erzegovina, Croazia, Serbia, Montenegro, Macedonia e Slovenia). Ricordo che, in Istria, percorrendo la strada nazionale che da Trieste conduce a Pola e Fiume, ribattezzate Pula e Rijeka, a ricordare la cessata amministrazione italiana, le pietre miliari e le case cantoniere color rosso mattone recavano ancora la scritta Anas, malamente nascosta da una spennellata frettolosa di vernice. Provai un moto di sconcerto.

Da quanto è accaduto discende la opportuna celebrazione della Giornata del Ricordo il 10 Febbraio di ogni anno, voluta e normata con una legge del 2004, voluta dal Parlamento allo scopo di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Anche questo va ricordato per non dimenticare. Perché, come ammoniva Primo Levi, quei fatti sono avvenuti; pertanto potrebbero accadere ancora. Tocca a noi vigilare nel ricordo di quelle tragedie.

 

 

 

 

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