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La Sardegna svolta a destra PDF Stampa E-mail
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I sardisti, stretti in un abbraccio innaturale con la Lega sovranista e razzista, conquistano i cuori e i voti della stragrande maggioranza dei Sardi, grazie anche al governo scialbo dell'ultimo quinquennio

di Carlo Patatu

Il centrodestra ha fatto cappotto e si è preso il piatto intero: 36 consiglieri su sessanta. Il sardista Christian Solinas siederà a capotavola, grazie al 48% abbondante di consensi personali ottenuti, sorretto da una coalizione che ha conquistato oltre il 52% dei voti.

Massimo Zedda ne è uscito bene, tutto sommato; ma è rimasto a piedi. Da persona seria e stimata, ha ridato fiato e speranza al PD, che resta il primo partito in consiglio regionale. Magra consolazione, avuto riguardo allo striminzito 13% di assensi ricevuti. Appare chiaro che l'operato della giunta incolore di Pigliaru non è piaciuto ai sardi.

Le stelle di Grillo stanno a guardare incredule, mentre si leccano le ferite provocate da un capitombolo inatteso e costato la bellezza di trecentomila voti perduti strada facendo. Il sorriso rassicurante di Di Maio e le stramberie di Di Battista non hanno fatto centro fra gli elettori isolani.

Degli altri non vale parlare, trattandosi di scampoli di voti, del tutto ininfluenti sul risultato generale.

Mi resterebbe da dire che il responso delle urne non mi piace. Ma mi astengo dal farlo perché, non avendo partecipato al voto, non ne ho titolo. Se lo facessi, più d’uno, e con buona ragione, potrebbe rimproverarmi.

Non so bene cosa sapranno fare di più e di meglio i nuovi eletti, rispetto al passato. Mi colloco in posizione di attesa. Si vedrà a breve. Ma non posso fare a meno di manifestare qualche preoccupazione per la mia amata Sardegna.

Il neo presidente Solinas, tanto per dire, non ha brillato quand’era assessore ai Trasporti della Giunta di destra presieduta dal forzista Cappellacci. La giunta che, occorre ricordarlo, si era messa in testa di fare assurgere la Regione Sarda al rango di armatore navale, noleggiando due traghetti (Scintu e Dimonios) per battere la concorrenza di Tirrenia, Moby e Grimaldi. L’insuccesso di tale cervellotico progetto portò al fallimento della Saremar, che assicurava i collegamenti con la Corsica, La Maddalena e Carloforte. Col conseguente rincaro dei costi per chi viaggia su quelle rotte gestite da armatori privati.

Non posso nascondere la tristezza che mi procura l’abbraccio innaturale di Salvini col Solinas, capo del glorioso Partito Sardo d’Azione, e quindi erede di Mario Melis. Che, credo, ora ha un motivo in più per rivoltarsi nella tomba. Così va il mondo.

Infine registro che il mio sindaco Alessandro Unali, candidato nella lista LeU, a quanto pare non ce l’ha fatta. Mi dispiace per lui e un po’ anche per noi. La sua presenza in Regione non avrebbe mancato di portare qualche beneficio a Chiaramonti. L’Anglona sarà rappresentata da due sindaci: Pietro Moro (centrodestra), primo cittadino di Laerru, e Gianfranco Satta (centrosinistra), che guida il comune di Tergu. Due fra i centri anglonesi meno popolati hanno portato al successo i rispettivi candidati. A riprova della stima e della popolarità che i due personaggi godono in questa regione storica del Nord Sardegna.

Ma quel che penso io vale ben poco. Piaccia o no, in democrazia il risultato elettorale è sacro: vince chi ha più voti e conquista il diritto/dovere di governare. Chi perde si attrinza, come dicono a Sassari, e pone in essere una opposizione intelligente e propositiva, se ci riesce. Mirando alla riconquista del terreno perduto.

Auguri di buon lavoro a entrambi gli schieramenti.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 27 Febbraio 2019 13:37
 

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