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Il PD batte un colpo PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 06 Marzo 2019 10:41

Le primarie che hanno incoronato Zingaretti nuovo segretario sono state un successo di partecipazione popolare del tutto inatteso e imprevedibile

di Carlo Patatu

Domenica scorsa, in occasione delle primarie per l’elezione del segretario nazionale, il PD ha battuto un colpo. Quindi c’è. Oltre un milione e mezzo di elettori e simpatizzanti si sono messi infila ai gazebo e hanno votato. La scommessa dei candidati era raggiungere il milione di votanti. Invece le cose, con sorpresa generale, sono andate molto meglio.

Dei tre candidati con qualche probabilità di successo, Zingaretti è andato ben oltre il sospirato 50%, conquistando addirittura il 66,5%, seguito da Martina col 22,5% e Giacchetti 12%. Gli analisti del voto hanno rilevato che, rispetto alle primarie degli anni passati, la partecipazione è stata inferiore. Ricordiamo che ai tempi di Prodi, Bersani e Renzi i numeri furono di gran lunga più importanti. Ma erano altre stagioni. Antecedenti allo sfacelo provocato dal referendum del 4 Dicembre 2016 e dalle elezioni politiche di un anno fa.

Chi se ne intende, ha rimarcato che questa volta, rispetto al 2017, fra gli elettori, c’era più “sinistra”; che sono scesi dal 42% al 40% gli ultrasessantacinquenni, mentre sono aumentati di due punti quelli compresi fra 35-64 anni (da 43% a 45%). Stabili (15%) i giovani. Inoltre, quest’anno sono aumentati sensibilmente gli elettori con livello d’istruzione più alto (da 76% a 84%).

In breve, il PD risulta ancora poco attraente per le nuove leve. Alle quali, invece, la dirigenza politica dovrebbe guardare con attenzione maggiore che in passato, praticando i fronti Scuola, Lavoro, Giustizia, Fisco e Meritocrazia. L’ascensore sociale mostra ancora molta resistenza, quando si tratta di portare in alto chi non ha agganci col mondo politico. Siamo stufi, noi anziani, di assistere quotidianamente, su questo terreno, a episodi di plateale ingiustizia; figuriamoci i giovani. Che già mandano segnali eloquenti e inquietanti d’insofferenza.

Dunque il PD c’è. Nei sondaggi già tallona gli immaginifici prim’attori a 5 Stelle, che non temono di arrossire quando cianciano di avere abolito la povertà, di disporre di uno strumento spazzacorrotti finalmente efficace e di opporsi alla realizzazione di olimpiadi (estive a Roma e invernali a Torino) e grandi opere pubbliche perché queste frutterebbero soltanto grandi affari ai soliti noti.

Il Partito Democratico avrebbe più d’un argomento ber battere sui rispettivi terreni la politica del rinvio di marca grillina e quella, ancor più pericolosa, dei sovranisti, egoisti e razzisti di marca salviniana. Segnatamente guardando ai conti pubblici, che non possono essere lasciati alla mercé di chi non conosce bene la tavola pitagorica. Eventuali errori su questo terreno, e noi lo sappiamo bene, sono a carico di tutti. Sarà sempre Pantalone a farne le spese.

Ecco perché quel milione e mezzo abbondante di elettori in fila ai gazebo si attendono, da Nicola Zingaretti, non sogni nel cassetto, ma proposte ragionevoli, attuabili, concrete. Parli alla gente con parole chiare, senza arzigogolare sulle questioni, tenendosi lontano da fumisterie incomprensibili. Ma ciò potrà fare se sarà capace di circondarsi di uno staff all’altezza del compito. Che non sarà facile.

Come ha detto qualcuno, il popolo della sinistra ha mostrato di essere più avanti di chi lo governa. L’augurio è che un tale divario venga colmato e che la nuova dirigenza si distingua soprattutto per la capacità di ascolto della base. Che, nel corso degli ultimi decenni, è stata messa in un angolino. Quasi in castigo.

Auguri di buon lavoro a Nicola Zingaretti.

 

 

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